L’infanzia non si appalta… O forse si?

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A che punto è l’appalto delle scuole comunali fiorentine? Dopo due anni, l’appalto delle scuole comunali fiorentine sembra aver preso pieno regime: ma le cose vanno bene come il Comune vorrebbe far credere, oppure il servizio è peggiorato? L’esperienza raccontata dal comunicato-lettera pubblicato dal Comitato dell’Infanzia non si appalta ne rende bene l’idea: l’appalto c’è e i disagi li vivono lavoratori e piccoli utenti del servizio

In principio è stata la maestra S.
La maestra S. era l’unica maestra di ruolo della classe della mia bambina Perché c’è un altro principio prima di questo, quello di due anni fa, in cui l’altra cattedra era rimasta vacante. Abbiamo detto: non importa, per quest’anno sarà occupata da una precaria ma è già previsto un concorso e ci sarà poi la nuova insegnante di ruolo.
E invece la nuova insegnante di ruolo non c’è mai stata, perché il Comune ha dato in appalto la seconda cattedra, togliendo l’insegnante e incaricando una cooperativa di metterci un’educatrice.
Sicché quest’anno, in principio, la maestra S. era l’unica figura di continuità che la mia bambina avesse conosciuto nel suo percorso alla scuola di infanzia. Pochi giorni, forse una settimana, e la maestra S. se ne è andata. Sì, era di ruolo, ma ha avuto la possibilità di passare alla scuola statale. E’ strano a pensarci, perché la scuola statale dove è stata destinata è molto scomoda per la maestra S. Perché era molto affezionata alla sua classe, la maestra S. Però è giovane questa maestra, e sa che il Comune  non ha più interesse a investire nelle scuole di infanzia comunali. Da un anno il Comune l’ha lasciata sola, senza più affiancarle una collega. Sola con la responsabilità della scrittura e attuazione della programmazione, sola e accompagnata da un’educatrice anch’essa sola, che la programmazione non la può nemmeno scrivere e che non si capisce nemmeno se la può attuare. E se il Comune decidesse di appaltarle interamente quelle scuole? O di chiederne la statalizzazione, come ha fatto per altre, che ne sarebbe di lei? Finirebbe in un ufficio, a fare chissà che lavoro, certo non il suo.
In principio è stata la maestra S. che non poteva rifiutare di lasciare la classe della mia bambina.

infanzia In principio è stata la maestra S., poi è toccato all’educatrice V. L’educatrice V., in appalto dalla cooperativa, era la stessa dell’anno scorso, almeno. La cooperativa l’aveva assunta a tempo indeterminato. Eppure l’educatrice V. se ne è andata. Per una supplenza fino a giugno nella scuola statale. Sì, sembra strano lasciare un posto a tempo indeterminato per un contratto di otto mesi. Però con l’appalto l’educatrice V. non era nemmeno inquadrata come docente. Guadagnava circa 900 euro al mese, non accumulava punteggio, e a luglio e ad agosto percepiva meno di metà stipendio.
In principio è stata la maestra S., e poco dopo l’educatrice V. che non poteva rifiutare di lasciare la classe della mia bambina.

Che poi il Comune non è proprio efficiente a fare le sostituzioni, e così per ben due settimane -15 giorni- la mattina al posto della maestra S.,che non poteva rifiutare, si alternano tante insegnanti diverse, nella classe della mia bambina, e qualche volta anche nessuna insegnante, e in qualche modo ci si arrangia. E comunque sono insegnanti che non possono rimanere.

In principio è stata la maestra S., poi ci sono state due settimane senza una vera sostituta, poi è toccato alla maestra M. La maestra M. ha vinto un concorso del Comune ed è inserita in una graduatoria di merito. Però il Comune da quella graduatoria non assumerà. Non assumerà perché ha speso i nostri soldi per fare il concorso, ha selezionato attraverso una serie di prove scritte e orali un gruppo di docenti, e poi ha deciso di appaltare le cattedre vacanti alle cooperative, che ci mettono personale che non ha superato nessun concorso a insegnare nelle scuole di infanzia comunali.

infanzia_non_si_appaltaSicché poi è toccato alla la maestra M. andarsene, sempre per una supplenza annuale nella scuola statale. Del resto, la maestra M. sa che da quella graduatoria non ha prospettive, e la scuola statale le offre più sicurezze e modalità di lavoro più comode, come la possibilità del part time, o la possibilità di avere un’altra collega con cui condividere programmazione e responsabilità, o la turnazione, tutte cose che con l’appalto nelle scuole comunali non si possono più fare.
In principio è stata la maestra S., poi l’educatrice V., poi la maestra M. che hanno lasciato la classe della mia bambina.

Che poi il Comune non è proprio efficiente a fare le sostituzioni, e così per ben due settimane -15 giorni- la mattina al posto della maestra M., che è andata via, che sostituiva la maestra S., che non poteva rifiutare, si alternano tante insegnanti diverse, nella classe della mia bambina, e qualche volta anche nessuna insegnante, e in qualche modo ci si arrangia. E comunque sono insegnanti che non possono rimanere.

E pensare che in principio, in un principio vero, fino a qualche anno fa le insegnanti preferivano la scuola comunale alla statale. E pensare che la scuola di infanzia comunale di Firenze era un’esperienza di eccellenza e un patrimonio preziosissimo della nostra città.
Ora il Comune ha deciso di tagliare proprio dove dovrebbe investire: nell’istruzione e nella formazione delle bambine e dei bambini, nei diritti, nel futuro della nostra città.

A me quello che è avvenuto alla scuola di infanzia comunale di Firenze sembra una follia: meno diritti per il personale, meno stabilità per le bambine e i bambini, meno qualità e di fatto meno istruzione e formazione. A me sembra proprio evidente che le cittadine e i cittadini dovrebbero protestare e chiedere che il Comune assuma, come consentito dalla legge sugli enti locali, come altri comuni hanno fatto.

A me dicono però – me lo dicono il Comune, la vicesindaca, alcuni genitori, alcun@ conoscenti – che sono ideologica, poco realistica, che insomma quella strana sarei io. Pensare che c’è un signore che si chiama Daniel Heckman che ha vinto il premio Nobel per l’economia dimostrando che l’investimento più remunerativo che un ente pubblico può fare è quello nella scuola di qualità da 0 a 6 anni, in cui un dollaro investito ne rende mediamente 8. Pensare che gli hanno dato il nobel per l’economia, non quello per l’ideologia, per le strane fantasie, nemmeno quello per la letteratura.

Pensare che il Comune ha smesso di assumere e di assicurare il normale turn over nelle scuole di infanzia, ha creato in queste scuole lavoro sottoinquadrato e malpagato, ha tagliato diritti, continuità didattica, qualità dell’istruzione mentre si spendevano -per fare solo un esempio- 800 milioni di euro in quel buco di via Circondaria che avrebbe dovuto essere la stazione Foster e che non si sa nemmeno più cosa sarà. Mentre costruisce un’opera utile come la tranvia, ma pagandola al prezzo più caro  di tutta Europa. Pensare che il Comune fa scappare dalle sue scuole il personale più giovane, motivato, preparato, selezionato, depositario di buone e ottime pratiche didattiche, che è uno spreco di risorse forse ancora più grave. A me verrebbe di protestare, per esempio. Di arrabbiarmi con un’amministrazione che fa queste scelte, coi nostri soldi, sulla pelle delle nostre bambine e dei nostri bambini. Ma io sono quella strana, e quelli normali pare che siano quelli a cui tutto questo sembra normale.

Povera la mia bambina, che non solo ha cambiato circa otto maestre/i da settembre ad ora, più di dieci in tre anni, ma che si trova pure con una mamma strana, ideologica e obsoleta che le insegna a difendere i diritti, l’istruzione, che a volte l’ha portata pure in piazza.

Un bambino ha detto alla maestra S., che ha annunciato che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno, ‘vorrei che questa giornata non finisse mai’. Un altro dice ‘Se ne va anche questa maestra? Ma allora vogliono farmi piangere!’. Mia figlia sbotta e dice che non ne può più di questi cambi continui, ‘perché vanno tutte via le maestre? Non lo sanno che mi affeziono?’. Intanto è dicembre e la programmazione sostanzialmente non è neppure iniziata, ma la classe ha vissuto un’unica lunga coazione a ripetere di fasi preliminari di conoscenza.

In principio è stata la maestra S., poi la maestra V., poi la maestra M. L’altro giorno ho incontrato per la prima volta la nuova maestra, un’altra maestra S.
Mi guarda e poi: ‘Io ti conosco! L’infanzia non si appalta, vero?’
‘E invece l’hanno proprio appaltata la nostra infanzia, cara maestra. Eccome se l’hanno appaltata’.

*L’Infanzia non si appalta

http://www.linfanzianonsiappalta.it/

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