Fabio Clauser e il bosco in Italia: assetto idrogeologico, prosperità, benessere

9 Risposte

  1. Avatar giovanna ha detto:

    Anche io ero ad ascoltare Fabio Clauser ed ho letto il suo libro. Legata da amicizia ho ripercorso con piacere alcune vacanze estive passate con tutti quei tanti giovani , i figli Clauser e Fanfani quando si giocava a guardie e ladri la sera o si cantava i Beatles senza conoscere non troppo bene le parole delle canzoni…e la Pira che ogni tanto compariva! Grazie per i ricordi di passeggiate meravigliose nei boschi di Camaldoli dietro la guida attenta del forestale Clauser. Mi ha molto colpito il tema del bosco che ha una sua spontanea trasformazione, lenta ma efficace, che contrasta con l’aspetto economico della proprieta’ …che spesso porta a sostituzioni e modifiche non sempre necessarie e/o dannose. Vorrei da non tecnica capire meglio i pericoli ..

  2. Avatar giovanna ha detto:

    stasera ho sentito in TV parlare Richetti del PD che auspicava che si possa trovare nei boschi italiani il fabbisogno di legno per le costruzioni. Da dove si forniscono le ditte di produzione di legnami per la costruzione della nuova edilizia …? Noi abbiamo boschi per la grande produzione ? grazie per la risposta

  3. Avatar Paolo Degli Antoni ha detto:

    Da qualche tempo l’edilizia ha riscoperto il legno, anche nelle grandi città e per l’edilizia popolare. Un esempio si può vedere a Novoli, di frontre all’energivoro Palazzo di Giustizia, col quale contrasta non poco. I vantaggi energetici e antisismici sono notevoli.
    La carpenteria lignea contemporanea è assai dissimile da quella medievale, basata su tronchi enormi (es. capriate di Santa Croce a Firenze), ricavati da alberi ultracentenari.
    Oggi si usano pezzature più piccole e per quelle più grandi travi lamellari composte da pezzi più piccoli, ricavabili da fustaie a turno più breve. In Alto Adige ci sono peccete e pinete assestate proprio in funzione dell’edilizia. L’arch. Matthäus Antonius Maria Graf von Thun und Hohenstein, laureato a Firenze, è il più famoro creatore di questa nuova scuola.
    Nell’Italia peninsulare prevale il querceto, per la maggior parte ceduo, poco adatto alla nuova architettura lignea, produttore di legna da ardere, di massello per mobilio di pregio e di doghe da botte (meglio pagate rispetto al legname da carpenteria).
    Si potrebbe sviluppare un’arboricoltura da legno con turni brevi, adatta a soddisfare la domanda industriale, su terreni abbandonati dall’agricoltura e dalla pastorizia, ma con effetti paesaggistici importanti (cui Fabio Clauser non è ostile, ma lo sono i molti oppositori della “borealizzazione”).
    Escluderei di riproporre il coniferamento dei cedui, così in voga in era fanfaniana; lascerei invece i cedui non utilizzati alla loro evoluzione ecologica spontanea, esclusi quelli per i quali potrebbe essere pericolosa (es. i cedui a prevalenza di carpino nero su suoli superficiali, dove il ribaltamento delle piante più annose è molto facile).
    Si continuerà in ogni caso a importare la materia prima per decenni.
    L’edilizia in legno, a livello mondiale, è causa della banalizzazione ecologica delle foreste nordamericane, assoggettate a intensissime ed estesissime utilizzazioni a raso (con conseguente dissesto idrogeologico), attuate per soddisfare l’enorme domanda giapponese. In Giappone hanno foreste, ma se ne guardano bene da sfruttarle con quella intensità, così esternalizzano il danno…
    Mi pare che l’auspicio di Richetti sia tipica espressione del cosiddetto “ambientalismo del fare”, una visione della natura funzionale allo sviluppo economico, produttivista a oltranza

  4. Avatar Antonio Bianchi ha detto:

    Caro Paolo,
    quante volte ti ho seguito tra gli scaffali dei supermercati in Norvegia, Svezia, Regno Unito e Francia, alla ricerca di olio extravergine d’oliva confezionato da industriali italiani con etichette fuorvianti, che regolarmente trovavi e che, una volta rimpatriato ed esperiti i debiti controlli, sanzionavi. Non ti ho mai nascosto il mio disappunto per questi bizantinismi protezionistici, che tutelano la concorrenza più che il consumatore; a me del resto piace di più l’olio spagnolo da cultivar arbequina e picual, non amare, non piccanti; spendo poco e sono più soddisfatto.
    Sono invece grato ai forestali come te e come Fabio Clauser per quanto avete fatto per contrastare la speculazione edilizia, proteggere gli habitat forestali di pregio naturalistico, prevenire il dissesto idrogeologico, rimettere in discussione un concetto di paesaggio troppo letterario. Speriamo che i carabinieri forestali sappiano proseguire questa preziosa missione

  5. Avatar Silvio Mencaccini ha detto:

    Caro Paolo,
    leggo sempre i tuoi interventi con grande piacere. Condivido la filosofia di fondo del Clauser, ritenendo che l’impronta prettamente utilitaristica delle utilizzazioni forestali in Italia sia ormai un retaggio di epoche precedenti. Un bosco è sempre un qualcosa di più di un insieme di alberi da classificare in base ai metri di legna che se ne possono ricavare.
    Citavi la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. E’ per me un bel ricordo! Assieme a te e ai colleghi del 1° Corso di Formazione Ufficiali del C.F.S. (il primo dal dopoguerra ) abbiamo avuto l’occasione per una bellissima escursione in questo angolo incredibile d’Italia, dove la natura stava facendo il suo corso senza alcun intervento da parte dell’uomo. Era il 1987. E’ passato parecchio tempo da allora e sono avvenuti cambiamenti di ogni genere per il C.F.S. Ultimo in ordine di tempo è la inopinata militarizzazione, che non mi sarei mai aspettato. Ma forse c’era da aspettarselo, viste le scriteriate e miopi politiche dirigenziali del C.F.S. degli ultimi tempi.

  6. Avatar Paolo Degli Antoni ha detto:

    Con piacere leggo nei commenti dichiarazioni d’affetto, che ricambio.
    Noto perplessità condivise anche a proposito delle “derive” più recenti del C.F.S., con l’accentuazione delle funzioni di polizia, non solo forestale e ambientale, a seguito della riforma del titolo V della Costituzione nel 2001 e della sua recentissima rimilitarizzazione.
    La notorietà di Fabio Clauser, l’interesse per il suo libro e per la sua visione biocentrica si accompagnano ai piacevoli ricordi dei commentatori affezionati alle splendide Foreste Casentinesi e a quella di Vallombrosa.
    Invito in particolare Giovanna a leggere l’articolo del giovane collega Marco Giuseppi sul n.1/2017 di TerrAmica “Il legno, un materiale innovativo” pp.53-54 http://associazione.agraria.org/TerrAmica-ANNO-IV-NUM-6-GENNAIO-2017

  7. Avatar Cristina ha detto:

    Buonasera mi perdoni se contatto lei, ma con mia mamma sono imbattuta nel suo articolo perché per curiositá volevo vedere se su internet c’era la foto dell’avvocato Carlo Clauser che esercitava a Fondo in Val di Non è dove mia mamma ha fatto la segretaria fino alla chiusura del suo studio….e credo che fabio Clauser sia uno dei figli. A mia mamma piacerebbe avere un contatto con lui…si chiama Laura… Solo per salutarlo. Mi perdoni dell’intrusione

    • Avatar Paolo Degli Antoni ha detto:

      Mi spiace signora Cristina, ma non conosco l’avv. Carlo Clauser; a Firenze con quel nome c’è un dentista. L’avvocato Fabio Clauser JR, nipote dell’omonimo forestale senior, esercita a Firenze, si trova facilmente il suo indirizzo. In Anaunia i Clauser sono molti…

  8. Avatar Paolo Degli Antoni ha detto:

    Sul numero 2/2017 Vol.72 de L’Italia Forestale e Montana ci sono due articoli di Fabio Clauser dal forte contenuto scientifico e politico, ma scritti come favole animiste degne del miglior Dino Buzzati. Si scaricano dalla pagina
    http://ojs.aisf.it/index.php/ifm

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