L’odio non è un’opinione, fatevene una ragione. Sulla presenza di Salvini a Firenze

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Quando la tolleranza serve principalmente a proteggere e conservare una società repressiva, quando serve a neutralizzare l’opposizione e rendere gli uomini immuni contro forme di vita diverse e migliori, allora la tolleranza è stata corrotta.

Herbert Marcuse, Critica della Tolleranza

Un paio di anni fa, nella giornata internazionale dedicata al ricordo del genocidio dei rom nei lager nazifascisti, Matteo Salvini dichiara: «I campi Rom? Li raderei tutti al suolo». Il Corriere della Sera ne scrive e il leader della Lega Nord rilancia l’articolo su Facebook con la chiosa: «Voi cosa fareste?», invitando così – più o meno velatamente – a tirar fuori il peggior razzismo di cui è capace parte del popolo italico. Ed ecco che arrivano migliaia leoni da tastiera che mettono nero su bianco «Razza da eliminare. Manganello e olio di ricino» o anche «Il solo Rom buono è quello morto» e via dicendo.

Salvini a Firenze Libro Aperto. Foto La Nazione

Altre volte Salvini si impegna in prima persona. Nel 2009 a Pontida canta in coro «Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani…» Successivamente ammonisce «I poverini non sono quelli di Lampedusa che vengono disinfettati: i poverini sono i cittadini di Lampedusa e di Bergamo che poi vengono derubati da chi viene disinfettato» o suggerisce, sempre cantando in coro, questa volta rivolto all’allora ministra di origine congolese: «Kyenge fuori dalle palle». Talvolta generalizza: «Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari» è un’altra delle proposte politiche fatte nel tempo.

Il leader incontrastato del populismo televisivo ha tempo di consigliare ai gestori della metro milanese «di riservare le prime due vetture alle donne italiane» per «non subire l’invadenza degli extracomunitari» auspicando così un’Italietta a quello stesso livello di civiltà in cui versavano gli Stati Uniti prima della rivolta di Rosa Parks, la donna afroamericana che rifiutò mezzo secolo fa di cedere il posto sul bus ad un bianco.

Il 9 aprile 2015 Facebook blocca 24 ore l’account di Salvini per aver usato parole palesemente razziste nei confronti di «zingari» e «zingare». La sua reazione? «Se andiamo al governo rado al suolo tutto». Di nuovo.

Salvini a Firenze? Le Piagge dicono no

Tutta questa premessa per arrivare al dunque. Matteo Salvini viene invitato lo scorso fine settimana alla kermesse editoriale Firenze Libro Aperto. Al festival espongono anche le EdizioniPiagge, casa editrice della Comunità di don Alessandro Santoro, che chiede alla direzione di annullare l’evento perché «non c’è traccia di nessuna “trama culturale” nel dare spazio e visibilità alle pericolose posizioni razziste di Salvini» e annuncia che durante la visita del leghista chiuderà lo stand per protesta. Inutile dire che gli organizzatori vanno avanti per la loro strada. Arriva il momento e… l’accoglienza è festosa. Riporta l’Ansa: «Tante richieste di selfie, autografi e fotografie per Matteo Salvini […] il segretario della Lega Nord […] ha ricevuto in dono libri e numerose sono state anche le strette di mano e gli applausi«. Amen.

In questa sede non ci soffermeremo sull’opportunità o meno di invitare Salvini, sulla visione orientata puramente al marketing e non alla Costituzione degli organizzatori, sulle offese ricevute online dalle EdizioniPiagge dai fascioleghisti. Ci interessa piuttosto fare un po’ di chiarezza verso coloro, anche a sinistra, che hanno definito «fascista», «talebana», «non rispettosa della libertà di espressione» la protesta piaggese.

La libertà di parola è altro dall’incitamento all’odio

In questo caso la libertà di parolafree speech in inglese – c’entra poco. C’entra piuttosto il cosiddetto incitamento all’odio ovvero quel discorso pubblico che esprime odio e intolleranza verso una persona o un gruppo (razziale, etnico, religioso, di genere o orientamento sessuale). L’hate speech è da tempo al centro della giurisprudenza americana, e recentemente anche europea, per arginare, fermare, quelle discriminazioni verbali che rischiano di provocare reazioni violente – reali, concrete – contro una persona o un gruppo.

Ricorda Giovanni Ziccardi, professore associato di informatica giuridica all’Università Statale di Milano e autore di L’odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete (Raffaello Cortina 2016): «L’istituzionalizzazione dell’odio porta a un aumento del livello di tolleranza, che è molto facile da raggiungere ma molto difficile da rimuovere. Se ci abituiamo a un certo tipo di espressioni e la nostra asticella di tolleranza si alza, diventa poi difficile tornare indietro».

Il filosofo, sociologo e politologo tedesco Herbert Marcuse, in Critica della Tolleranza, ammoniva «Quando la tolleranza serve principalmente a proteggere e conservare una società repressiva, quando serve a neutralizzare l’opposizione e rendere gli uomini immuni contro forme di vita diverse e migliori, allora la tolleranza è stata corrotta». Cos’altro aggiungere?

Ecco, addirittura quei talebani delle Piagge l’hanno capito: le persone come Salvini vanno contrastate e non incoraggiate. Spiace che ancora una volta la Comunità delle Piagge sia poco più che isolata in una città che ha ormai messo in un angolo l’antifascismo – rare le eccezioni, come ad esempio Firenze Antifascista o l’Anpi – e che accoglie a braccia aperte leader politici che fanno del razzismo uno dei loro cavalli di battaglia. Lo stesso segretario della Lega Nord ha così salutato Firenze: «Neanche un insulto, sono preoccupato…»

Due strumenti per capire meglio

Sul tema, a quanto pare misconosciuto, è utile conoscere gli strumenti offerti dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) che ha messo online gli atti del convegno Hate Speech e libertà di espressione in cui si offre un quadro di conoscenze giuridiche sull’hate speech a sfondo razziale, etnico, nazionale o religioso, mettendo in luce i nodi irrisolti e le lacune della legislazione vigente. Da leggere è certamente anche la prima ricerca italiana sul tema L’odio non è un’opinione. Hate speech, giornalismo e migrazioni curata dalla Ong COSPE nell’ambito del progetto europeo contro il razzismo e la discriminazione su web.

* Cristiano Lucchi


Le interviste ai relatori del Convegno Asgi

 

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Cristiano Lucchi
Cristiano Lucchi, giornalista e mediattivista, ha fondato e diretto l’Altracittà – giornale della periferia. Ha pubblicato “Autopsia della politica italiana” (2011), “L’imbroglio energetico” (2012), “Il Laboratorio per la Democrazia. La politica dal basso” (2012). È un attivista di perUnaltracittà.

Una risposta

  1. Carlo Ballantini ha detto:

    Opportuno e condivisibile l’articolo di Cristiano Lucchi a proposito della libertà di parola e di espressione, un diritto fondamentale delle nostre democrazie ma spesso frainteso e strumentalizzato dai più forti contro i più deboli; aggiungerei alle suddette citazioni quella di K. Popper “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.” E poii T. Todorov, il grande saggista recentemente scoparso, che ci ricorda che non vi è nessuna libertà o diritto tra quelli riconosciuti dalle nostre democrazie che possa essere inteso come illimitato, senza considerare la possibile violazione di libertà e diritti altrui, altrettanto meritevoli di tutela. Ciò vale anche per la libertà di espressione che, se esercitata senza tener conto dell’esistenza di limiti, rischia di trasformarsi in un arbitrio irresponsabile in grado di danneggiare i più deboli. E infine il teologo Leonardo Boff:“Noi affermiamo: qualsiasi tipo di tolleranza possiede sempre un limite etico che impedisce il ‘tutto vale’ e la mancanza di rispetto degli altri, che corrode le relazioni personali e sociali” (ibidem). Qualsiasi esercizio di libertà che implichi l’offesa dell’altro, la minaccia alla vita delle persone e perfino a un ecosistema (Boff fa l’esempio ambientale del “disboscamento indiscriminato”), “non deve trovar posto in una società che voglia dirsi minimamente umana”

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