Non solo Salvini. Viaggio nell’Europa populista: Olanda

Stampa l'articolo

A meno di un mese dalle elezioni nei Paesi Bassi, che si terranno il 15 marzo, si alzano i toni di una campagna elettorale che vede il partito populista di destra di Geert Wilders in posizione di vantaggio, secondo i sondaggi, di almeno due punti percentuali rispetto al partito Liberale dell’attuale primo ministro Mark Rutte. Al partito della Libertà (PVV) di Wilders viene attribuita una percentuale di voti attorno al 17%. Per quanto contino i sondaggi, si tratta comunque di una percentuale minore del 25% indicato per la candidata Marine Le Pen alle prossime elezioni presidenziali francesi del mese di maggio di quest’anno.

In apertura di campagna elettorale il leader del Partito per la Libertà (Pvv) Geert Wilders è tornato su un tema a lui molto caro: l’”incitamento alla discriminazione” – come recita la sentenza del tribunale di Schipol che lo ha dichiarato colpevole del reato di cui sopra per dichiarazioni del 2014 – nei confronti dei cittadini marocchini che risiedono in Olanda. Nel mese di dicembre, quando la sentenza è stata resa nota, Geert Wilders ha commentato la decisione dei giudici su Twitter con le seguenti parole: “Tre giudici che odiano il PVV dichiarano che i marocchini sono una razza e così condannano me e metà dell’Olanda. Follia“ (Three PVV hating judges declare that Moroccans are a race and convict me and half of the Netherlands Madness).

Questa breve dichiarazione è paradigmatica di una strategia retorica populista che raccoglie successi in tutta Europa, e anche negli Stati Uniti. Le reciproche influenze tra le due sponde oceaniche indicano un crescendo di aggressività anti-islamica, anti-immigrazione e xenofoba niente affatto celato dai protagonisti di questa spirale populista. E così Wilders riprende lo slogano di Trump di fare nuovamente grande l’America, con una piccola ma significativa variazione. Con “Olanda di nuovo nostra” (Nederland weer van ons) vengono superati i toni classici degli slogan dei partiti populisti degli anni Ottanta, tipicamente rappresentati dall’incedere la Francia ai francesi, l’Austria agli austriaci e così via.

L ‘”Olanda di nuovo nostra” simboleggia la riappropriazione popolare di una nazione minacciata da una moltitudine di nemici. Riprendendo la dichiarazione su Twitter citata sopra, tre sono le categorie di nemici che i 140 caratteri del “cinguettio” wildersiano presentano ai cittadini: 1) le élites politiche, rappresentate dai giudici, che odierebbero il Partito della Libertà avendo riconosciuto Wilders (pur senza inflizione di pena) colpevole di incitamento alla discriminazione; 2) gli immigrati, rappresentati dai marocchini, che non più tardi di ieri Wilders ha definito “feccia”; 3) coloro che insistono a interpretare il Partito della Libertà, uno degli emblemi del populismo europeo, come un partito di estrema destra.

Quest’ultimo passaggio – pur non esplicito come i due precedenti, è fondamentale per la strategia retorica populista. Criticando l’attribuzione della categoria di razza ai cittadini marocchini – contenuta implicitamente secondo Wilders nel primo capo di imputazione dei giudici di incitamento all’odio razziale, poi trasformato in “incitamento alla discriminazione” – Wilders inverte clamorosamente l’attribuzione di responsabilità. Sono i giudici che considerano i marocchini una razza, altrimenti l’accusa di odio razziale non sussisterebbe. Il compito di Wilders, come quello dei partiti populisti chiamati a difendere il popolo dalle illegittime accuse delle élites, consiste invece nella difesa dell’ordine naturale della comunità, nella salvaguardia di un collettivo che deve rimanere omogeneo e unirsi compattamente contro i soprusi di una democrazia (nazionale e sovranazionale) ormai ostile al popolo.

La stessa strategia di rifiuto dell’etichetta di estrema destra è utilizzata da Marine Le Pen in Francia, che con il suo slogan “in nome del popolo” dichiara conclusa l’esperienza frontista di estrema destra del padre, Jean Marie Le Pen.

Sono molte le differenze tra i due paesi. In Olanda si vota per le elezioni parlamentari mentre in Francia Marine Le Pen corre per la carica presidenziale. In Olanda si adotta il sistema elettorale proporzionale, che avvantaggia una riproposizione tendenzialmente fedele degli orientamenti degli elettori, mentre in Francia per le elezioni presidenziali si utilizza il maggioritario a doppio turno, che probabilmente favorirà una ricomposizione repubblicana anti-lepenista al secondo turno.

Al netto delle differenze, rimane comunque un appello al popolo fatto di semplici ma raffinate strategie retoriche capaci di “viaggiare” da un continente all’altro nel nome di una democrazia vera, dal popolo, del popolo per il popolo, Ma quale popolo?

*Giorgia Bulli

Stampa l'articolo
The following two tabs change content below.
Giorgia Bulli

Giorgia Bulli

Giorgia Bulli, ricercatrice in Scienza Politica presso l’Università degli Studi di Firenze, Scuola di Scienze Politiche. Si occupa da anni di estrema destra in Italia e in Europa. Insegna “Comunicazione Politica ed elettorale” e “Analisi del linguaggio politico”. Collabora con la Humboldt Universität di Berlino, dove insegna e svolge ricerca su questi temi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *