Per un 25 aprile di Liberazione dal pattume reazionario fiorentino

Per ancora un anno di troppo siamo stati costretti a sopportare le facce indigeste dei vari Renzi, Salvini, Minniti, Nardella, Poletti. Questi soggetti entrano non invitati nella nostra esistenza per peggiorarla, tagliandoci diritti, salari e servizi. Non contenti, vorrebbero intossicarci con la loro propaganda, pretendendo di dettarci comportamenti e pensieri compatibili con gli interessi di chi gestisce questo sistema.

Al loro seguito viene uno stuolo di cosiddetti giornalisti e opinionisti, in realtà pennivendoli pronti a fomentare senza più ritegno l’odio verso gli immigrati, gli emarginati, i sovversivi, solerti nel riportare fedelmente le veline delle questure, pronti a infilarsi a seconda delle esigenze il casco della celere o l’elmetto dei militari che ormai fanno parte integrante dell’arredo urbano della loro città vetrina. Sacerdoti della famiglia tradizionale, apostoli del decoro urbano contro il degrado, difensori della patria e della vera religione minacciate dall’invasione islamica, trovano eco in un sottobosco di iniziative all’apparenza spontanee: comitati antidegrado che applaudono a ogni nuova misura di polizia o pagano sbirri privati per tenere sgomberi i marciapiedi; organizzazioni caritatevoli che raccolgono cibo ma solo per italiani doc; cittadini in rivolta contro la minacciosa presenza di rifugiati, magari ragazzini o mamme con neonati.

Non è poi tanto difficile vedere che gli interessi che, a Firenze come nelle altre città, muovono e indirizzano questa apparente spontaneità, sono molti e trasversali. Sono quelli dei gruppuscoli fascisti che si camuffano da cittadini indignati per ricavarsi una legittimità che altrimenti non avrebbero. Sono quelli dei bottegai e dei palazzinari che non vogliono vedere svalutate le proprie rendite a causa di presenze non compatibili. Sono quelli dei politicanti di professione, i Nardella, Alberti, Donzelli, Giani, Barabotti, che costruiscono carriere politiche sulla propaganda securitaria e sono ben contenti di dare visibilità e appoggio a chiunque alimenti un clima favorevole alle proprie ambizioni.

Come spiegarsi, altrimenti, che un ministro dell’interno del PD arrivi a esautorare le autorità locali di una città come Napoli per imporre con la violenza poliziesca la presenza sgradita di Salvini, cioè di un campione di quel “pericolo populista” che viene continuamente agitato dal suo partito di fronte a una parte dell’opinione pubblica? O come spiegarsi che un intero quartiere come S. Croce, a novembre scorso, venga blindato per permettere la calata di qualche migliaio di leghisti completamente estranei alla città, e che poi i leghisti stessi si permettano di scorrazzare per la città a provocare ma poi siano gli antifascisti a finire denunciati?

Evidentemente per il PD il pericolo populista non è poi così grave, visto che secondo il suo governo l’unico comportamento ammissibile verso razzisti e fascisti è quello di stendere il tappeto rosso, beninteso con la scusa di difendere la libertà di espressione. O meglio, è più fruttuoso passare all’incasso, utilizzando Salvini oggi come Berlusconi ieri per estorcere il voto di chi può, magari, essere sinceramente preoccupato dello spazio che hanno certi personaggi. E così, in prossimità del 25 aprile, vedremo i peggiori reazionari come Nardella e Giani che si riscoprono antifascisti per un giorno, aggiungendo al danno la beffa.

Ancora più importante, però, è che vogliono passare all’incasso gli interessi che muovono da dietro i fili di tutte queste marionette: piazze ripulite a uso e consumo dei clienti danarosi grazie al decreto Minniti, lavoratori ricattabili e videosorvegliati grazie al job act, studenti addomesticati dai controlli polizieschi e dall’alternanza scuola / lavoro, immigrati rinchiusi nei cie o ridotti a subire ogni angheria in silenzio dal clima di razzismo diffuso. E, per chiunque si opponga, denunce, misure preventive, arresti…

Per questo vogliamo che questo 25 Aprile sia vissuto, ancora di più se possibile, come una giornata di lotta. Perché resta più che mai viva e valida la spinta che ha portato i partigiani a prendere le armi per costruire una prospettiva di vita liberata dal bisogno e dall’oppressione, contro le brutture e il marciume in cui vogliono soffocarci, oggi come 70 anni fa.

Firenze Antifascista

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