Sindaco Nardella gli alloggi di via de’ Pepi sono Erp e non vanno venduti. Lo dice anche la Regione Toscana.

La giunta Nardella, sempre pronta a farsi paladina della legalità quando si tratta di contrastare i diritti e le lotte dei ceti popolari, non esita a calpestare ogni norma per continuare a trasformare la città, secondo una precisa logica di classe, in un resort di lusso, in cui si ha cittadinanza esclusivamente in base alla ricchezza. La brutta storia della tentata vendita di 60 alloggi in zona centrale non è che una conferma. Lo abbiamo detto più volte: quegli alloggi sono in gran parte case popolari, usate da sempre a fini sociali, e tali vanno mantenute. Ora lo dice anche la Regione Toscana, che in materia di ERP ha competenza esclusiva: quegli alloggi, a partire da quelli di via dei Pepi, “sono senz’altro ascrivibili al patrimonio ERP”, e come tali soggette a precise norme che, fra l’altro, prevedono la possibilità di vendita esclusivamente agli assegnatari e a prezzi calmierati. Non avevamo bisogno di pareri di questo o quell’Ente per saperlo, ma è comunque una conferma importante e “ufficiale”.

Il tentativo di speculazione, l’ennesima, in nome del profitto, della rendita, dell’espulsione degli abitanti storici dei quartieri (ex) popolari, da confinare in qualche periferia fuori dagli sguardi dei ricchi consumatori di questa città ormai degradata a merce, deve chiudersi qui. Le ridicole parole dell’assessore Gianassi per cui quegli alloggi “non hanno le caratteristiche dell’edilizia popolare” solo perché a due passi dal Duomo e da Santa Croce,  e quindi molto appetibili per ricchi speculatori, tornano al mittente come uno schiaffo. 

Noi intanto, insieme a tutti i movimenti per il diritto alla città e ad un abitare dignitoso, non faremo un passo indietro, e continueremo le mobilitazioni insieme agli abitanti della zona e non solo. Riprendiamocela questa città, non è proprietà di Nardella e dei suoi sodali delle fiere immobiliari.

 

 

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perUnaltracitta

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All'opposizione in Consiglio comunale a Firenze dal 2004 al 2014, la lista di cittadinanza perUnaltracittà è poi diventata laboratorio politico per partecipare alle vertenze sul territorio e dare voce alle realtà di movimento anche attraverso la rivista La Città invisibile.

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