Emergenza criminalità in Regione Toscana. Ma è solo controllo sui lavoratori

Quanti sanno che i direttori e i dirigenti nel pubblico impiego, in base al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, non hanno un “debito orario giornaliero” cioè non hanno un obbligo a lavorare per un definito numero di ore e quindi chiedersi se il caffè lo bevono in orario di lavoro o no, non ha alcun senso?
Possiamo aggiungere che anche assessori e presidenti non timbrano e non hanno l’obbligo ad assolvere un orario di attività obbligatorio?

Mentre per i lavoratori, la Regione Toscana propone di considerare fuori orario di lavoro anche le pause che sono necessarie a poter lavorare bene, come la pausa caffè, ci sono categorie come i direttori, i dirigenti, assessori e politici che non sono sottoposti alle regole che propongono per i loro sottoposti semplicemente perché loro sono fuori del campo di applicazione delle norme.

Molti lavoratori si chiedono perché la Regione Toscana si dedichi con tanto accanimento alla disciplina dei lavoratori e a imporre le proprie decisioni con la forza, quando noi lavoratori siamo tutti impegnati a fare il nostro lavoro.

Il 31 agosto come RSU abbiamo un incontro in consiglio regionale perché l’amministrazione propone di installare 120 telecamere nelle sedi del consiglio: la motivazione sarebbe prevenire il crimine, ma il controllo fisico di tutti, compresi i lavoratori, sarebbe innegabile.

L’11 settembre l’RSU si incontrerà con l’amministrazione per discutere di quelli che secondo loro sarebbero “controlli sull’attività amministrativa”, ma che si concretizzano in una inaccettabile forma di controllo sui lavoratori, (per il nostro bene, si capisce): perfino i pochi minuti per un caffè in un bar interno, spesso bevuto parlando di lavoro, secondo loro dovrebbero essere fuori orario di lavoro e controllati attraverso timbrature. L’amministrazione infatti ipotizza nuove specifiche marcature che di converso potrebbero implicare ore di lavoro in più da parte dei colleghi che si occupano di timbrature.

Nel contempo mentre nell’accordo di previsione per le risorse decentrate per il 2016 il taglio in conseguenza degli esuberi era di 664.002 euro (per i regionali cui non si applica la lr22/2015), nell’accordo definitivo il taglio è diventato di 1.314.129 con l’effetto (conseguente al fatto che il 2016 è l’anno di riferimento come tetto da non superare nel 2017) che nel preventivo del 2017 si taglino altri 1.227.209 euro.

L’ossessione per il controllo e il disciplinamento dei lavoratori e dei cittadini produce l’utilizzo per i sottoposti (innocenti) di dispositivi biometrici inventati per l’identificazione dei criminali recidivi: foto segnaletiche, impronte digitali, che oggi tutti noi abbiamo sui nostri passaporti. La sorveglianza attraverso le telecamere trasforma gli spazi pubblici delle città in interni di una immensa prigione. Gli stessi telefonini che usiamo per intrattenerci possono essere usati, all’occorrenza, per sapere sempre dove siamo stati.

Il filosofo Giorgio Agamben nota “la singolare inquietudine del potere proprio nel momento in cui si trova di fronte il corpo sociale più docile e imbelle che si sia mai dato nella storia dell’umanità”. Contemporaneamente quelli che impongono con tanta veemenza le norme per gli altri sono proprio quelli che sono esclusi dall’applicazione di quelle norme (stato di eccezione).

I direttori e i dirigenti, in base al CCNL non hanno un orario prefissato obbligatorio e quindi per loro il discorso dell’escludere momenti di presunta inattività dal tempo di lavoro non vale. Neppure gli assessori hanno un orario da rispettare e timbrature da effettuare.

Quindi, invece di escludere dal nostro tempo di lavoro quei pochi minuti di sosta che sono rappresentati dal caffè nei bar interni, chi non timbra, come i politici e gli assessori, potrebbero iniziare a farlo nel rispetto di un prefissato periodo obbligatorio di attività; contemporaneamente sarebbe opportuno che direttori e dirigenti avessero anche loro un orario minimo obbligatorio (basta cambiare il contratto nazionale). Si potrebbe affermare che direttori e dirigenti sono valutati in base ai risultati del loro lavoro, ma questo vale anche per noi, sottoposti semestralmente a farraginosi sistemi di valutazione (dispendiosi in termini di tempo) fondati sui piani di lavoro.

La questione è però più profonda e decisiva: le forme di controllo vessatorio e da ancien régime che la Regione Toscana propone, si rivolgono solo a noi subalterni e non ai re, vassalli e valvassori che non sono certo sottoposti alle stesse regole, perché sono proprio fuori dal campo regolamentare. Questo è il punto: c’è chi deve rispettare le regole e chi no. Il fascismo va riconosciuto dove si presenta e, come i più accorti sanno, non va sottovalutato ma combattuto con tutte le forze. Bisogna saper dire semplicemente di NO.

*Marvi Maggio

Cobas Regione Toscana

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Marvi Maggio

Marvi Maggio

Marvi Maggio, Architetta (laurea in Architettura Politecnico di Torino); abilitazione alla professione di architetto; Dottoressa di Ricerca in pianificazione territoriale ed urbana (Università di Roma La Sapienza); Master post lauream in Scuola di Governo del Territorio (SUM e Università di Firenze); Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professore di seconda fascia per il settore disciplinare 8/F1 pianificazione e progettazione urbanistica e territoriale; funzionaria pianificatrice territoriale presso la Direzione Urbanistica e politiche abitative della Regione Toscana; rappresentante eletta dai lavoratori nell'RSU della Regione Toscana per i Cobas; socia fondatrice dell'International Network for Urban Research and Action.

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