Il lago di Firenze

A Firenze si è formato un lago, spontaneamente in una vasta area scavata dall’uomo per tutt’altro fine. Volevano farci le fondamenta di un superalbergo firmato da un archistar, poi ci è cresciuto un bosco, ma ha piovuto, poi sono passati i mesi e gli anni ed ha piovuto ancora. Ora c’è una distesa d’acqua gialla come il fango, ma non è fango, è acqua, riflette il cielo e gli edifici intorno. 

Sulle montagne ci sono laghi più piccoli, in riva al mare ci sono paludi meno profonde, perciò chiamatelo come volete, ma è un lago.

Questa città, sorta e annegata più volte nei suoi fiumi, non aveva mai avuto un lago, dentro. Vasche e laghetti sì, a Boboli, alla Fortezza e più lontano, dove ormai finisce, a Novoli e a Focognano, ma non aveva mai avuto dalla natura una sorpresa che non fosse negativa (argini rotti, case scoperchiate) ed è normale in una città plurimillenaria che ha addomesticato il paesaggio fino a privarsi di ogni traccia di flora endemica e spontanea.

Gli alberi che la rappresentano vengono dalla lontana Persia attraverso il Vicino Oriente e così i fuori di cui si favoleggia. Solo la pietra forte affiora a tratti a ricordare che anche Firenze fu selvaggia prima delle primavere sottomesse al metro latino, alla filosofia greca e alla prospettiva rinascimentale.

Ora c’è un lago, agli amministratori e al popolo la decisione se prosciugarlo o riconnetterlo con immissari ed emissari: non sarebbero lontani certi canali e l’Arno stesso. Da noi può venire solo stupore, meraviglia per la vastità dell’area allagata, per l’inerzia di tutti, involontaria o complice di una città che scompare fisicamente come si spopola e si impoverisce.

La natura non usa metafore: un lago è un lago e un monte è un monte, sta a noi ricavarne lezioni e propositi. Il monte Ughi suggeriva a Dante e a La Pira l’idea di una città che sale non con le torri ma con l’intelletto, il lago di Belfiore cosa suggerisce?

Uno psicologo di fama mondiale, che transitava da Firenze per riflettere sull’arte, il conflitto e la bellezza, quando era nel consiglio comunale della sua città propose di creare un lago in mezzo a Dallas. Morì qualche anno fa, oggi si è scoperto che proprio lì nella preistoria c’era un grande lago sul cui fondo giacciono enormi esseri estinti. Lui da junghiano non se ne stupirebbe. Da psicanalista non si stupirebbe neanche se uno gli facesse notare che Jung visse e morì in riva a un lago e lui no, senza uno specchio d’acqua la sua identificazione col maestro era incompleta. Ma questi discorsi non scendono neppure di un centimetro sotto la superficie di quella grande immagine che egli consegnò ai suoi concittadini parlando del lago.

Mentre i suoi colleghi si sbracciavano a dimostrare che era troppo costoso e troppo difficile portare avanti lo scavo e riempirlo d’acqua, Hillman, (era lui, l’avrete riconosciuto) fece una giravolta di quelle che solo una mente libera sa fare e disse:

Non pensavo a un lago vero, piuttosto avevo in mente ciò che viene dal lago a chi ne visita le riva, calma, serenità, minore affanno e una certa tendenza alla contemplazione“.

Questo a Firenze non c’è e in una città in mano alle banche nessun lago lo potrà mai dare, ma pensiamo a Dallas che è in mano ai petrolieri!

Il lago, come il mare, si può avere dentro e da lì partire a fabbricare una città che supera in altezza e in profondità il piattume che la stringe adesso.

*Massimo De Micco

Sul cratere dell’area Belfiore si veda di Paolo Degli Antoni:  http://www.perunaltracitta.org/2015/05/21/area-ex-fiat-di-viale-belfiore-vista-dallalto-dal-1943-ad-oggi/

e anche: https://urbannaturetoscana.wordpress.com/2016/10/30/il-cratere-di-viale-belfiore-firenze/

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Massimo De Micco

Massimo De Micco

Massimo de Micco, 1972, fiorentino, essendo cresciuto negli anni Ottanta e Novanta si ritrova una formazione psicologica, una partita iva e una ricca e variegata esperienza professionale nel campo della formazione, ma è anche illustratore,fumettista e cartoonist. Ha partecipato a iniziative culturali, sociali e politiche di varia natura, a condizione che fossero libere, solidali e auto-organizzate, dagli Studenti di Sinistra a Kykeion, da Violetta van Gogh a Black Notes, da Fuoribinario a Radio Cora. E' tra i fondatori del gruppo Palazzuolo Strada Aperta che ha dato vita in questi anni alla Book Bike e si appresta ad aprire a Firenze la Biblioteca Riccardo Torregiani.
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