I buttadentro delle Ferrovie

Stampa l'articolo

Le grandi stazioni di alcune città italiane hanno subito uno stravolgimento ad opera di alcuni esperti della sicurezza che hanno pensato di proteggere i treni (da chi? da che cosa?) con portali di ferro dai quali si passa solo dopo aver mostrato il biglietto.

Chi non passa al loro vaglio non è degno di camminare sui binari e viene deviato in un parcheggio scoperto? Sì, chi entra sorta di vero e proprio “cortile dei gentili” come quello del tempio di Erode, che almeno era una meraviglia architettonica, questo invece è un piazzaletto fatiscente affollato di macchine.

A guardia dei portali stanno alcuni addetti che indossano le divise delle compagnie ferroviarie, non sappiamo a che titolo e varrebbe la pena saperlo: sono ferrovieri in grado di manovrare treni e prevenire gli incidenti sempre più numerosi, lasciati a terra a infastidire i passeggeri mentre arrancano verso l’ultimo treno, o sono buttadentro assoldati e formati come si fa in discoteca?

Curioso di capire a chi è affidata la “sicurezza” dei principale rete di collegamenti della mia città con il resto del mondo, ho sottoposto il personale che accudisce i portali ad uno stress test.

La batteria che ho improvvisato senza alcuna pretesa di scientificità ma solo per fare del situazionismo a buon mercato prevedeva una prova di attesa, una di reazione alla sorpresa e una di tolleranza della frustrazione.

Una precisazione metodologica: c’era con me una persona che poteva controllare eventuali reazioni scomposte non solo del personale ma anche mie. Non fatelo a casa se non siete accompagnati!

Ecco i risultati, per come li ho potuti registrare e valtare in medias res. Cellulari e altri aggeggi sarebbero stati di disturbo oltre che francamente scorretti nei confronti di gente che lavora a febbraio sui binari per un morso di pane.

PROVA DI ATTESA: Superata (per ora)

Mi sono presentato al tornello umano munito di regolare abbonamento ma ho impiegato parechio tempo per cercarlo, estrarlo ed esibirlo.

La prova è stata brillantemente superata dalla ferroviera in servizio, che non ha perso le staffe e non ha messo in atto nessuno di quei comportamenti puerili che la sua azienda suole attribuirle. Brava bambina, ti do un bel dieci.

Ho però verificato che i portali sono vulnerabili al tempo, nel senso che mettendosi in coda e facendo perdere tempo ai controllori si può bloccare una stazione senza per questo incorrere nel reato di interruzione di servizio pubblico. Chiamiamolo sciopero bianco dei passeggeri.

Ove speme di gloria agli animosi intelletti rifulga ed all’Italia, quinci trarrem gli auspici.

PROVA DI REAZIONE ALLA SORPRESA: qui i portali di sicurezza sono oltre la soglia di attenzione.

L’addetto mi ha visto sbucare in contromano, dall’accesso aibinari anzichè dall’uscita. Sulla scelta razzista e classista di bloccare l’accesso ai binari si è già detto e c’è poco da discuere, è una prevaricazione inutile in tempo di pace e ridicola se fossimo in guerra.

D’altra parte il primo dovere dei ferrovieri di un’Italia che non ripudia la guerra sarebbe lo sciopero generale non la vigilanza sui binari.

L’addetto perciò, per quanto assurdamente impiegato in una mansione degradante, ha reagito con sorpresa, lentamente, voltandosi quando me ne ero già andato, come per fare ammuina e stornare così da sé ogni responsabilità. Il Figlio dell’Azienda va a casa con un sei.

PROVA DI TOLLERANZA: e qui si ride…

Il guardiano del tornello era corrucciato, con una pettinatura untuosa e una barba da hypster pentito. Taglia e movenze da buttafuori, viene il sospetto che sia stato assunto per la bisogna e che abbia più familiarità con le discoteche che con i treni.

Quando passo senza mostrargli il titolo di viaggio lascia passare qualche secondo di stordimento, poi mi viene dietro con una canea di colleghi. Bofonchia qualcosa che faccio finta di non capire, ripete, dice che se non mostro il biglietto chiama “lapolfer”.

Non ha altri argomenti, se ne sta lì come uno che fa il servizio d’ordine nelle facoltà occupate accanto alla cassa. Dei tre che lo attorniano è il più presuntuoso, forse il più alto in grado, si capisce che gli altri ne dipendono.

Quando finalmente gli do il biglietto lo gira con scatti che tradiscono il provocatore, come se aspettasse che glielo strappi di mano per iniziare una colluttazione e qui si evidenzia l’impreparazione di questi addetti a fronteggiare situazioni di reale scompiglio.

Restituisce il cartoncino dopo accurato controllo dell’abbonamento del mese scorso e si sorbisce in silenzio le mie rampogne sul treno che mi farà perdere. A una personalità autoritaria basta indossare una divisa ed eseguire gli ordini, di sé non gliene cale e sopporta l’umiliazione e il biasimo se può chiamarlo abnegazione.

Ha appreso abbastanza bene la lezioncina secondo cui autisti e ferrovieri non sono pubblici ufficiali mai, al limite responsabili di pubblici servizi, ma si comporta ancora come gli stewart dei concerti. D’altra parte so chi l’ha addestrato. 

SCUSE NON RICHIESTE MA DOVEROSE

Mi rendo conto che evidenziando quanto sia debole e caotico il sistema dei portali ho messo in cattiva luce dei lavoratori, ma spero che chi conosco in ferrovia guardi alla luna e non al dito: la luna è la liberazione dal lavoro salariato, il dito sono quegli orribili portali e lo scomposto gesticolare di quanti sono chiamati ad occuparsene. Forse tirando giù il dito il cielo non sarà più vicino ma si vedrà meglio.

*Massimo De Micco

Stampa l'articolo
The following two tabs change content below.
Massimo De Micco

Massimo De Micco

Massimo de Micco, 1972, fiorentino, essendo cresciuto negli anni Ottanta e Novanta si ritrova una formazione psicologica, una partita iva e una ricca e variegata esperienza professionale nel campo della formazione, ma è anche illustratore,fumettista e cartoonist. Ha partecipato a iniziative culturali, sociali e politiche di varia natura, a condizione che fossero libere, solidali e auto-organizzate, dagli Studenti di Sinistra a Kykeion, da Violetta van Gogh a Black Notes, da Fuoribinario a Radio Cora. E' tra i fondatori del gruppo Palazzuolo Strada Aperta che ha dato vita in questi anni alla Book Bike e si appresta ad aprire a Firenze la Biblioteca Riccardo Torregiani.
Massimo De Micco

Ultimi post di Massimo De Micco (vedi tutti)

2 Risposte

  1. Roberto Renzoni ha detto:

    Apprezzo l’articolo sulla stazione di Firenze che è ridotta a una centrale di polizia e l’avevo suggerito poco tempo fa. Personalmente lo avrei impostato in un modo un po’ più serio e con meno “battutine”, ma si vede che il modo è nell’humus dell’autore. Proporrei di continuare e tentare di farne un video, ovvero con un insieme che prudenzialmente si muove, fotografa e fa finta di viaggiare mentre fa altro. E poi il risultato lo si fa vedere pubblicamente. Io, che non abito a Firenze e che ogni tanto ci finisco portato dal treno e me ne vado quando me ne parto, penso di saltarla la stazione che non sopporto più e di servirmi di Campo di Marte – la polizia non manca neanche lì a ispezionare, d’altronde, poverina, che altro fare ? – o di Rifredi, affidandomi poi all’Ataf. L’ultima volta che ci son venuto – l’8 marzo – ho perso il treno di ritorno causa gli sbarramenti. Tra l’altro, ed in caso di un attentato, simili “aggeggi” non servono a nulla ma sono in sintonia con il pdino ben presente nel sindaco, se quello è un sindaco.

  2. massimo de micco ha detto:

    Ottima idea filmare l’itinerario che deve percorrere chi passa dalla stazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *