“La casa agli italiani”. Nardella supera a destra Meloni e Salvini

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«In una città colonizzata dalle multinazionali dell’industria turistica, dove le case del centro sono sottratte alla residenza e i grandi edifici pubblici trasformati in alberghi di lusso, il sindaco di Firenze imputa alle famiglie straniere l’emergenza casa».
 
Così Potere al popolo-Firenze che prosegue: «Sulle pagine del “Corriere fiorentino”, Nardella si abbandona a dichiarazioni degne del peggior repertorio programmatico destrorso. Il registro è quello classico: “prima la casa agli italiani”, “troppi gli stranieri”. La priorità degli italiani nell’accesso ai servizi è un caposaldo delle politiche discriminatorie della destra. Da guerra tra poveri.
 
Il bonus di residenzialità proposto da Nardella, che darebbe la priorità agli italiani nell’accesso alle case popolari (già ribattezzato la “scala mobile della toscanità”) è infatti un punto dei programmi della destra. Salvini twitta, e la Meloni rivendica orgogliosamente la paternità del provvedimento. La misura favorirebbe la risalita delle famiglie “toscane” nell’assegnazione della casa, mentre a quelle migranti resterebbe l’inferno della residenzialità precaria e delle occupazioni clandestine.
 
Grave, nelle dichiarazioni di Nardella, l’assenza di una progettualità in merito al diritto alla casa. Non è con una misura poliziesca e discriminatoria che si risolve il problema annoso del disagio abitativo e della penuria di appartamenti sociali. Per di più a Firenze, città da centrotrenta sfratti esecutivi al mese (nel 2016), dove sono più di duemila le famiglie in graduatoria. E dove si contano a centinaia gli alloggi pubblici vuoti in attesa di ristrutturazione.
 
La soluzione al disagio abitativo non sta nella svendita del patrimonio residenziale pubblico che trasforma i residenti in proprietari. Sta semmai nell’acquisizione di nuovi appartamenti da destinare alla residenza popolare, e nella riconversione degli edifici di proprietà pubblica in residenze provvisorie e in alloggi ERP: ex caserme, ex conventi, ex manifatture, ex carceri. Non sta nella trasformazione dei volumi edilizi in funzioni di lusso, ma nella loro restituzione all’uso collettivo.
 
È urgente, da parte dello stato, l’applicazione di una giusta tassazione all’edificato tuttora invenduto ed esentasse: si tratta di milioni di metri cubi che costituiscono il capitale fisso su cui le imprese accedono ai prestiti bancari per poter continuare a costruire e a produrre invenduto».
 
Conclude Potere al popolo: «È necessario un investimento consistente nell’edilizia residenziale pubblica e farla finita con la farsa del social housing che ha affidato ai grandi gruppi bancari la questione irrisolta dell’edilizia popolare, gettandola sul mercato. 
 
 
*Potere al popolo – Firenze
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Potere al Popolo
Siamo le giovani e i giovani che lavorano a nero, precari, per 800 euro al mese perché ne hanno bisogno, che spesso emigrano per trovare di meglio. Siamo lavoratori e lavoratrici sottoposte ogni giorno a ricatti sempre più pesanti e offensivi per la nostra dignità. Siamo disoccupate, cassaintegrate, esodati. Siamo i pensionati che campano con poco anche se hanno faticato una vita e ora non vedono prospettive per i loro figli. Siamo le donne che lottano contro la violenza maschilie, il patriarcato, le disparità di salario a parità di lavoro. Siamo le persone LGBT discriminate sul lavoro e dalle istituzioni. Siamo pendolari, abitanti delle periferie che lottano con il trasporto pubblico inefficiente e la mancanza di servizi. I malati che aspettano mesi per una visita nella sanità pubblica, perché quella privata non possono permettersela. Gli studenti con le scuole a pezzi a cui questo paese nega un futuro. Siamo le lavoratrici e i lavoratori che producono la ricchezza del paese. Ma siamo anche quelli che non cedono alla disperazione e alla rassegnazione, che non sopportano di vivere in un’Italia sempre più incattivita, triste, impoverita e ingiusta. Ci impegniamo ogni giorno, organizzandoci in comitati, associazioni, centri sociali, partiti e sindacati, nei quartieri, nelle piazze o sui posti di lavoro, per contrastare la disumanità dei nostri tempi, il cinismo del profitto e della rendita, le discriminazioni di ogni tipo, lo svuotamento della democrazia. Crediamo nella giustizia sociale e nell’autodeterminazione delle donne, degli uomini, dei popoli. Pratichiamo ogni giorno la solidarietà e il mutualismo, il controllo popolare sulle istituzioni che non si curano dei nostri interessi. In questi anni abbiamo lottato contro i licenziamenti, il Jobs Act, la riforma Fornero e quella della Scuola e dell’Università; contro la privatizzazione e i tagli della Sanità e dei servizi pubblici; per la difesa dei beni comuni, del patrimonio pubblico e dell’ambiente da veleni, speculazioni, mafie e corruzione, per i diritti civili; contro le politiche economiche e sociali antipopolari dell’Unione Europea; contro lo stravolgimento della Costituzione nata dalla Resistenza e per la sua attuazione. Per un mondo di pace, in cui le risorse disponibili siano destinate ai bisogni sociali e non alle spese militari. E ogni giorno ci impegniamo a costruire socialità, cultura e servizi accessibili a tutte e tutti. Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci… Abbiamo deciso di candidarci per creare un fronte contro la barbarie, che oggi ha mille volti: la disoccupazione, il lavoro che sfrutta e umilia, le guerre, i migranti lasciati annegare in mare, la violenza maschile contro le donne, un modello di sviluppo che distrugge l’ambiente, i nuovi fascismi e razzismi, la retorica della sicurezza che diventa repressione. Abbiamo deciso di candidarci facendo tutto al contrario. Partendo dal basso, da una rete di assemblee territoriali in cui ci si possa incontrare, conoscere, unire, definire i nostri obiettivi in un programma condiviso. Vogliamo scegliere insieme persone degne, determinate, che siano in grado di far sentire una voce di protesta, che abbiano una storia credibile di lotta e impegno, che rompano l’intreccio di affari, criminalità, clientele, privilegi, corruzione. Potere al Popolo significa costruire democrazia reale attraverso le pratiche quotidiane, le esperienze di autogoverno, la socializzazione dei saperi, la partecipazione popolare. Per noi le prossime elezioni non sono un fine bensì un mezzo attraverso il quale uscire dall’isolamento e dalla frammentazione, uno strumento per far sentire la voce di chi resiste, e generare un movimento che metta al centro realmente i nostri bisogni. Un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, comunista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi. La televisione chiama “sinistra” un ceto politico che ha fatto politiche antipopolari indistinguibili dalla destra. Noi vogliamo unire la sinistra reale, quella invisibile ai media, che vive nei conflitti sociali, nella resistenza sui luoghi di lavoro, nelle lotte, nei movimenti contro il razzismo, per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà e la pace. Affronteremo questa campagna elettorale con gioia, umanità ed entusiasmo. Con la voglia di irrompere sulla scena politica, rivoltando i temi della campagna elettorale. Non abbiamo timore di fallire, perché continueremo a fare – prima, durante e dopo l’appuntamento elettorale – quello che abbiamo sempre fatto: essere attivi sui nostri territori. Perché ogni relazione costruita, ogni vertenza che avrà acquisito visibilità e consenso, ogni persona strappata all’apatia e alla rassegnazione per noi sono già una vittoria. Non stiamo semplicemente costruendo una lista, ma un movimento popolare che lavori per un’alternativa di società ben oltre le elezioni. Insieme possiamo rimettere il potere nelle mani del popolo, possiamo cominciare a decidere delle nostre vite e delle nostre comunità. Chi accetta la sfida? #accettolasfida #poterealpopolo Per sottoscrivere il manifesto compila il form qui di fianco oppure scrivi a accettolasfida2018@gmail.com

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