I Palazzi, le piazze e i poteri forti

I sempre solerti Mauro Bonciani del Corriere della Sera ed Ernesto Ferrara de La Repubblica ci riferiscono – il 3 maggio – delle iniziative assai interessanti che il Comitato per il Sì all’aeroporto di Firenze, capitanato da Leonardo Bassilichi Presidente della Camera di Commercio, ha ultimamente avviato per dimostrare quanto sia necessaria e opportuna quest’opera.

Degli articoli apprezziamo, prima di ogni altra cosa, l’affermazione riportata ed attribuita allo stesso Bassilichi, per cui “La pista è di tutti, non dei poteri forti”. Quando egli dice TUTTI, sia ben chiaro, si riferisce, oltre che ai soci fondatori del Comitato (che se non sono i rappresentanti dei poteri forti gradirei sapere chi sono), anche al trippaio di Via Gioberti (e a tutti gli altri trippai di Firenze), al gelataio Vivoli (e a tutti gli altri gelatai in attesa di altri 2 milioni di nuovi turisti), ai pensionati del circolo Vie Nuove (e a tutti gli altri pensionati che non aspettano altro che di vedere realizzata tale meravigliosa infrastruttura prima di chiudere definitivamente gli occhi), alle casalinghe (non di Voghera ma del nostro territorio) che approfitteranno dell’aeroporto per volare lontano dalle odiose faccende di casa, alle impiegate ed agli impiegati di ogni genere e mansione che fuggiranno in aereo dalla quotidianità di un lavoro senza prospettive, e a quelli che non hanno un lavoro e che lo troveranno con le promesse sull’occupazione sparate a caso dai promotori dell’opera.

Come, il signor Bassilichi, ha pensato di spiegare a TUTTI quel che è di tutti? Ma è semplice: organizzando una festa con la partecipazione di calciatori, allenatori, imprenditori, politici, forse anche cantanti, acrobati ed altre amenità all’insegna del divertimento, con musica, ballo e brindisi finale (non si sa bene a cosa).

Dove, il signor Bassilichi, ha pensato di riunire il variegato serraglio di estimatori? Ma è ovvio: al Palazzo degli “Affari” di piazza Adua. Perché poi, a prescindere dallo sforzo quotidiano di dimostrare che l’aeroporto (e tutto quello che c’è intorno) non deve essere volgarmente considerato un business, ma quanto necessario per il bene della collettività, la parola “affari” riaffiora, rispunta ahimè ovunque, come la gramigna nei prati, anche quando non la evochi.

Non poteva mancare poi il Web, e così gli organizzatori della festa hanno istituito anche un sito online dove potranno essere raccolte tutte le adesioni.

Hanno fatto le cose in grande i signori del Sì; dalla stampa al palazzo, da internet alle bollicine di spumante, da Antognoni alla General Electric; non si sono fatti mancare nulla e non hanno badato a spese: se lo possono permettere.

Gli altri, quelli del No, chi sono e dove sono finiti? Gli altri sono sconosciuti cittadini, semplici attivisti, molti dei quali vivono a Quaracchi, Brozzi, Peretola, Sesto fiorentino o nella periferia di Prato. Gente che manifesta il proprio dissenso incontrandosi sul campo, nelle piazze, o nei circoli ricreativi; gente che con l’autofinanziamento paga i ricorsi contro la mala amministrazione. Gente che in quelle piazze che sono state per decenni il luogo della protesta sociale oggi cerca, con fatica, di dare voce a chi non ha rappresentanza, non ha visibilità, non ha padroni e non intende chinare la testa davanti ai poteri forti. 

*Fabio Zita