Nuovo aeroporto di Firenze: tagliamo le ali ai padroni del cemento!

Stampa l'articolo

In occasione della Conferenza dei Servizi del 7 settembre, indetta dal Ministero delle infrastrutture per approvare il progetto e per verificare la conformità urbanistica del nuovo aeroporto intercontinentale di Firenze, gli incontri, le dichiarazioni, i dibattiti, i confronti, si vanno infittendo, sollevando però un gran polverone che non aiuta certo a fare chiarezza sulla questione.

Le recenti e numerose modifiche del progetto da parte di ENAC, presentate ai Comuni interessati il 6 agosto, contribuiscono a rendere il quadro sempre più incerto e confuso.

Proviamo a fugare qualche dubbio.

Intanto ci sembra cosa gravissima che un’opera di così vaste proporzioni debba andare ad elemosinare una conformità urbanistica inesistente, sia a livello regionale che comunale. È una grande, inutile e dannosa opera che violenta le prerogative di pianificazione e di indirizzo degli enti locali coinvolti e di cui ne stravolge l’assetto territoriale previsto. In soldoni, laddove era pianificato il Parco agricolo di Sesto Fiorentino, si insedierà una pista aeroportuale; a Firenze, laddove era previsto il Parco di Castello, spunteranno piazzali di sosta degli aeromobili e il nuovo terminal aeroportuale. La Regione si schiera con i proponenti, ma il Tar (giugno 2016), annullando la variante del PIT relativa all’aeroporto, decreta l’illegittimità della nuova pista. Comunque i signori del cemento (masters of beton), prevedendo la sentenza del TAR a loro sfavorevole, hanno ben provveduto a modificare, qualche mese prima (dicembre 2015) la legge urbanistica regionale, puntando tutto sull’approvazione del progetto da parte della Conferenza dei servizi ministeriale, che, guarda caso, “costituisce anche variante automatica del PIT”, aggirando di fatto l’illegittimità pronunciata dal TAR regionale.

È il potere, bellezza, e tu non ci puoi fare niente!

Non solo, ma il progetto è stato recentemente modificato. Su 1103 files, ben 598 sono stati cambiati e 304 sono completamente nuovi. La nuova documentazione è stata trasmessa solo il 6 agosto ed i consiglieri comunali di Sesto Fiorentino e di Firenze, hanno avuto solo tre settimane per prendere nota delle novità e confrontarle con la precedente documentazione. Missione impossibile!

Addirittura abbiamo verificato che il parere favorevole di Firenze, con largo anticipo, era già pronto il 3 agosto, prima ancora della trasmissione dei nuovi files, e solo dopo è stato modificato.

La catena degli obbrobri non termina qui. Il nuovo Piano esecutivo di Castello (PUE), a Firenze, per far spazio contemporaneamente alla nuova pista e a quella attualmente in uso, ha dovuto prevedere interventi di dubbia realizzazione (Mercafir, studentato, albergo, parco) perché in contrasto con le previsioni e le rigide norme di tutela del Regolamento costruzione ed esercizio degli aeroporti. Un vero e proprio piano farlocco che serve solo ad aprire la strada amministrativa a tutti gli altri interventi previsti nella Piana metropolitana: Cittadella Viola, Nuova pista, Terza corsia dell’’autostrada, Inceneritore, Svincolo di Peretola.

Siamo al far west normativo ed urbanistico, estrema e disastrosa conseguenza di tutti i nefasti progetti di Domenici e Renzi

Entrando nel merito della qualità del progetto del nuovo aeroporto, emergono dai tecnici del Comune di Sesto Fiorentino, critiche severe e circostanziate, sulla reticenza e approssimazione di alcuni elaborati, quali quello relativo al peggioramento del traffico cui non viene data alcuna soluzione, al rumore, agli aspetti economici.

In particolare è stato segnalato, vedi la video intervista a un esponente RSU del Consorzio Lamma, che il Piano di valutazione del rischio di incidente mortale, affidato a tecnici esperti della Federico II di Napoli, non prende in considerazione il contesto demografico dell’area, si ferma alla valutazione in condizioni astratte, come se l’area fosse un deserto. Ne risultano quindi probabilità di coinvolgimento mortale in un incidente aereo dell’ordine di una persona ogni 150.000 anni. Davvero risibile se si pensa che nella Piana vivono circa un milione di abitanti! Il coefficiente di rischio dovrebbe risultare ben più alto e non è verificata quindi la rispondenza al limite normativo, pari a uno su diecimila anni.

È come se gli effetti di un sisma fossero calcolati nel deserto e non in una zona densamente abitata: l’entità del rischio e dei danni, nulla nel primo caso, sarebbe disastrosa nel secondo!

Nonostante ciò il Ministero ha approvato il progetto. Misteri della fede!

La possibile mancata costruzione dell’inceneritore di Case Passerini incide anche sul bilancio energetico del nuovo aeroporto, che avrebbe dovuto usare l’energia prodotta dallo stesso inceneritore. Quali saranno le nuove fonti energetiche dell’impianto? Non sarà per caso necessaria una nuova VIA, contestualizzata alle mutate condizioni di carattere energetico?

Infine, ma non per ordine di importanza, l’analisi ecosistemica dell’intervento è inesistente. Eppure si tratta di un aeroporto intercontinentale posto al centro di un ambito territoriale già densamente antropizzato, notevolmente frammentato, attraversato da numerose infrastrutture viarie; una delle aree, secondo i dati dell’OMS, tra le più inquinate d’Italia per il biossido d’azoto, assieme alla Pianura padana, e d’Europa.

Non si possono spostare laghi, zone umide, flora, fauna, canali di bonifica, non si può interferire con un consolidato e delicato equilibrio idrogeologico che tiene in stretta relazione la piana con i sistemi montani circostanti e questi tra di loro. Ricordiamo che il fondo valle è ciò che resta dell’antico lago plio-pleistocenico e, come possiamo facilmente verificare, questo tende spesso a riaffiorare alluvionando e sommergendo intere aree, con tutto ciò che vi insiste.

Si consideri, inoltre, che nella Piana metropolitana sono previsti altri e ben più pesanti interventi (vedi cartografia), già elencati, che andrebbero a distruggere un territorio di circa 600 ettari per uno spreco di risorse economiche, pubbliche e private, di circa 1,5 miliardi (stima per difetto)!

Ancora una volta dobbiamo denunciare che a prevalere è la logica di rapina dei territori, degli ambienti di vita e dei loro vecchi e nuovi abitanti.

Distruggere, estrarre profitti e abbandonare i luoghi, quando questi non sono più economicamente sfruttabili, è la logica neoliberista e neo coloniale che ovunque sembra dilagare, ma che trova fieri oppositori in tutti quei movimenti sociali di base presenti nella Piana metropolitana.

Questi, se da un lato si oppongono ai processi di accumulazione della ricchezza, attraverso lo sfruttamento della natura e degli ambienti di vita, dall’altro prefigurano nuove visioni e nuove pratiche politiche aperte all’inclusione del vivente, in tutte le sue forme, proprio a partire dalla condizione ecosistemica ancora in atto nella Piana.

*Antonio Fiorentino

Stampa l'articolo
The following two tabs change content below.
Antonio Fiorentino

Antonio Fiorentino

Architetto, vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. E’ un esponente del Gruppo Urbanistica di perUnaltracittà di Firenze, partecipa alle attività di Comitati di Cittadini e Associazioni ambientaliste.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *