Conquistiamo il futuro, riprendiamoci la scuola pubblica. Corteo nazionale studenti e lavoratori il 30 novembre

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Non passa giorno senza che qualcuno tiri fuori nuovi dati sulla precarietà, la disoccupazione, i NEET e i problemi dei giovani di oggi. Siamo una generazione senza futuro e senza possibilità di emancipazione.

La scuola pubblica, la stessa che secondo il dettame costituzionale dovrebbe garantire l’universalità della formazione e della trasmissione della cultura, ha da tempo abdicato al suo compito di permettere a tutti di accedere a una formazione di qualità, a causa degli attacchi feroci sferrati sia dal centrodestra che dal centrosinistra negli ultimi anni.

Viviamo un contesto di cristallizzazione della crisi economica e sociale. Da tempo le classi dominanti hanno capito che il mondo della formazione e dell’istruzione sono terreni di rilevanza strategica: agire sulle menti delle nuove generazioni, per formarle ad uso e consumo del capitalismo nelle forme che oggi questo assume, diventa una necessità improrogabile per gestire la crisi.

L’accelerazione impressa dalla Buona Scuola di Renzi e del PD rispondeva proprio a questa necessità, cioè quella di educarci fin dalle scuole alla competitività, all’auto-imprenditorialità, allo sviluppo delle competenze (e non delle conoscenze), cioè a renderci lavoratrici e lavoratori funzionali alla nuova organizzazione del lavoro e della società.

Grazie all’alternanza scuola-lavoro, l’incubo è diventato realtà: minorenni che lavorano gratuitamente, senza diritti, saltando ore di scuola o impiegando ore di tempo libero pomeridiano o addirittura durante le vacanze e i festivi. Ci vogliono servi, precari, flessibili, schiavi delle esigenze di un mercato che produce solo sfruttamento.

Sono passati 3 anni dall’approvazione della Buona Scuola e le conseguenze sono talmente sotto gli occhi di tutti che anche il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione è stato costretto questa estate ad ammettere che l’alternanza scuola-lavoro è frustrante, di scarsa qualità e utile soltanto alle aziende.

Le elezioni politiche del 4 marzo hanno poi segnato un terremoto politico, portando al governo due forze (il M5S e la Lega di Salvini) che oggi godono del consenso popolare più alto mai visto nella storia della nostra Repubblica. In particolare, il Movimento 5 Stelle, il primo partito in Italia,
ha portato avanti una campagna elettorale fatta di enormi promesse, tra cui l’abolizione della Buona Scuola.

Noi non abbiamo mai pensato di poter ottenere qualcosa di concreto da questo Governo e, infatti, l’Alternanza Scuola-Lavoro ha solamente cambiato nome: quello che ora viene indicato con “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” non è che un giro di parole, un inganno a cui noi non possiamo cedere. Accanto a ciò, vengono ridotte le ore di alternanza scuola-lavoro, mantenendo comunque il doppio delle ore nelle scuole professionali: lo scopo dichiarato è quello di rendere l’alternanza più “formativa” e inerente al percorso di studi, ma con un chiaro impatto classista che va ad implementare il divario voluto fra licei e istituti tecnici e professionali. Il
modello da seguire è quello del sistema duale tedesco, dove le differenze sociali ed economiche degli studenti vengono marcate a fuoco all’età di 15 anni, età in cui devono decidere se intraprendere un percorso verso l’università e gli studi di alto livello oppure se diventare operai più o meno
specializzati.
Tutto questo verrà accompagnato da un potenziamento dell’autonomia scolastica regionale, come richiesto dalle regioni ultra-produttiviste di Veneto, Piemonte e Lombardia, confidando poi sul fatto che in molte scuole si rimarrà sugli standard orari attuali.

Il governo giallo-verde conferma quindi di non avere alcuna visione alternativa a quella della scuola autoritaria di mercato, al modello neoliberista imposto dai diktat dell’Unione Europea e alla politica
repressiva del dissenso iniziata dal PD ed esplosa ora con il decreto “Scuole Sicure”. Senza contare i tagli di ben 14 milioni annunciati dal decreto fiscale, in piena continuità con tutte le riforme del mondo della scuola portate avanti negli ultimi 20 anni.

Vista questa situazione, crediamo ci siano delle richieste minime che oggi con chiarezza vadano poste, e che devono diventare comuni agli studenti del nostro Paese:

 Il diritto a ripensare a un modello scolastico inclusivo, pubblico e democratico.
Vogliamo una scuola che escluda l’autoritarismo in tutte le sue forme e che rifiuti le logiche di mercato e la competitività come principi fondanti dei percorsi formativi. Siamo contro l’aziendalizzazione della scuola pubblica, la retorica della meritocrazia e la didattica per competenze. Chiediamo il diritto ad immaginare una scuola diversa, libera dall’ossessione valutativa, dalla quantificazione dell’apprendimento e della pretesa di misurare tutto, anche la nostra crescita culturale e personale.

Una scuola di qualità che renda effettivo il diritto allo studio per tutti,
contro la regionalizzazione delle disuguaglianze.
Perché i dati parlano chiaro: la disparità sociale inizia fra i banchi di scuola! Chi non può permetterselo abbandona o si accontenta. La polarizzazione fra scuole di serie A e B crea i futuri precari e la futura élite. Inoltre i divari fra Nord e Sud Italia, tra Centro e Periferia, tra Provincia e Metropoli non vengono che aumentati a dismisura, creando scuole d’eccellenza e scuole
parcheggio. Le disuguaglianze verranno solo che implementate grazie al potenziamento dell’autonomia scolastica regionale annunciato dal ministro Bussetti. Non possiamo che dirci contrari a questo provvedimento che mina le fondamenta dei più basilari principi (costituzionali) di solidarietà e di redistribuzione su base nazionale.

L’abolizione dell’Alternanza Scuola-Lavoro e della legge 107/15 (Buona Scuola).
Perché il modello creato dalla legge 107 ha dato vita all’ultima frontiera dello sfruttamento di lavoro, anche minorile. Ha piegato definitivamente la scuola al privato e alle imprese. Ha portato
profitto nelle tasche delle grandi aziende e obbligato gli studenti ad obbedire, creando un enorme esercito di manodopera gratuita, da subito abituata alla flessibilità, al precariato e a dover chinare la testa verso i padroni di oggi e di domani. E ad un sistema che ha alla base lo sfruttamento degli studenti e la manipolazione ideologica delle nuove generazioni non si risponde applicando migliorie, ma chiedendone la totale abolizione.

La re-internalizzazione delle attività di alternanza nelle scuole e il potenziamento delle attività di laboratorio all’interno dei nostri istituti
Perché la “parte pratica” dell’istruttoria che dicono manchi nelle ore di
scuola è quella che ci è stata tolta tagliando i laboratori. La nostra proposta è di potenziare le attività interne alle scuole chiedendone un aumento dei fondi e degli investimenti pubblici.

L’abolizione delle prove Invalsi
Perché standardizzano lo studente e lo pongono davanti a una condizione di brutale competizione. Tolgono valore all’apprendimento di contenuti culturali e annichiliscono non solo gli studenti, ma anche il ruolo del docente. L’apprendimento non può essere valutato con un quiz a crocette
fintamente oggettivo perché la formazione è un processo complesso che ha molto a che fare con le specificità personali. I test INVALSI non fanno altro che stigmatizzare le scuole dividendole tra scuole di serie A e scuole di serie B.

Scuole senza Forze dell’Ordine, contro il decreto “Scuole Sicure”
Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, per noi le uniche “Scuole Sicure” sono quelle che non ci crollano in testa! Si parla di 2,5 milioni stanziati per questo decreto, mentre all’istruzione pubblica ne sono stati tagliati, come annuncia il decreto fiscale, 14 MILIONI.
E’ il momento di invertire la rotta. Non vogliamo più aspettare.

L’aumento dei fondi stanziati per l’Edilizia Scolastica
Non servono altri milioni spesi in repressione e sorveglianza bensì un investimento massiccio e ragionato che porti ad un piano nazionale di ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici, perché siamo stufi di soffitti che crollano ogni giorno, mettendo a rischio l’incolumità
degli studenti e dei docenti.
In Italia di 5.725 edifici scolastici il 46,8% necessita di interventi urgenti di manutenzione, il 40% degli istituti si trova in un’area a rischio sismico, solo il 42,2% degli edifici risulta essere dotato di certificato di prevenzione incendi, il 60,4% di agibilità e il 53,7% di collaudo statico.
Però a quanto pare per il governo le scuole non si rendono “Sicure” a partire da questi dati, ma solo tramite la repressione e il controllo sociale.

Questa mobilitazione non può e non deve coinvolgere solo gli studenti, ma anche le realtà sindacali di base conflittuali e i lavoratori che come noi subiscono le conseguenze dello smantellamento dell’istruzione pubblica. Alle realtà sociali, sindacali e politiche chiediamo di collaborare collettivamente alla costruzione di una mobilitazione autonoma, indipendente, conflittuale e realmente di rottura che coinvolga tutto il mondo della scuola.

Dalle scuole, in mezzo ai ricatti, controllo, sfruttamento e competizione si alza una voce di riscatto. Il grido di rabbia di chi non ci sta, la voglia di riprendersi un futuro che altri ci hanno tolto, la pretesa di far sentire la propria voce di giovani, studenti e lavoratori in lotta.

La voce degli studenti e delle studentesse, dei lavoratori e delle lavoratrici che sono considerati nulla e vogliono essere tutto!

CONQUISTIAMO IL FUTURO, RIPRENDIAMOCI LA SCUOLA!

#bastalternanza #fightrepression

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