La Destra Radicale tra identità e legittimità

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“La destra radicale tra legittimità e identità” è un libro di Rossella Borri presentato lo scorso 30 novembre da Gianni Del Panta allo Spazio InKiostro di Firenze. Ecco come Del Panta recensisce il testo che rappresenta un vero e proprio contributo per conoscere quello che oggi come ieri rappresenta il braccio armato del capitale.


Rossella Borri – l’autrice di questo interessante libro – ama spesso raccontare una storia che ci dice molto della sensibile crescita politica conosciuta dalle forze della destra radicale in questi ultimi anni. “Quando inizia a ricercare queste organizzazioni – ricorda Borri – ottenevo la solita perplessa risposta da quasi tutti: perché perdi tempo a studiare queste forze assolutamente residuali?” Oggi, per quanto il viaggio proposto dalla ricercatrice senese possa attrarre critiche più o meno benevoli, la sua analisi non può essere – purtroppo – liquidata come irrilevante.

Nella presentazione, Borri si è in primo luogo soffermata sul perché organizzazioni della stessa area politica – quella della destra radicale – ed operanti in uno stesso contesto, adottino strategie diverse che le portano ad esprimere diversi gradi di radicalismo nei confronti del sistema. Di qui, la questione definitoria. A questo proposito la studiosa si è concentrata sul motivo dell’utilizzo del concetto di “destra radicale”, scelto proprio in quanto più ampio rispetto a locuzioni quali quelle di “neofascismo” o “estrema destra”. Trattandosi di uno studio comparato sui casi dell’Italia e della Spagna, così come su forme partitiche e di movimento, l’esigenza era infatti quella di un concetto che potessero “viaggiare” attraverso contesti nazionali e organizzativi diversi.

Questo si lega inoltre ad una concettualizzazione del radicalismo in termini di gradazione, come un continuum tra moderazione ed estremismo e non, dunque, come fenomeno a sé stante. Il concetto di estremismo, come quello di neofascismo, sarebbe stato di fatto più limitativo. Dobbiamo infatti considerare che se ogni movimento estremista (o neofascista) può indubbiamente essere considerato radicale lo stesso non può dirsi dell’inverso.

Il secondo aspetto interessante della presentazione è ruotato attorno al metodo di indagine scelto. Ovvero, l’utilizzo dell’intervista come supporto da affiancare a strumenti esplorativi più classici. Non volendo osservare la realtà oggettiva (per la quale di certo questo strumento non sarebbe stato adeguato), ma piuttosto la possibile relazione tra la realtà interna ed esterna ai singoli movimenti, ed i meccanismi interpretativi di attribuzione di significato, la decisione di incontrare i rappresentanti delle singole organizzazioni oggetto di studio sembra certamente una scelta appropriata.

Nella seconda parte dell’incontro, focalizzandosi principalmente sul caso italiano e dopo aver brevemente tracciato un profilo delle organizzazioni in esame, la studiosa ha affrontato l’argomento centrale del libro: il cosiddetto paradosso che costringe questo tipo di organizzazioni a considerazioni strategiche capaci di mantenere un equilibrio tra la dimensione dell’identità interna (per tutte radicale) e quella della legittimità esterna, precondizione minima per operare. Sono stati così evidenziati i meccanismi interpretativi che entrano in gioco in questo senso e, in particolare, come considerazioni strategiche su risorse disponibili (in primis la membership) e contesto (i vincoli giuridici e l’atteggiamento più o meno “tollerante” delle autorità) orientino la scelta di adottare un discorso e un repertorio di azione più o meno radicale.

Per quanto le formazioni della destra radicale non debbano rappresentare il principale obiettivo della militanza politica delle forze di sinistra, la crescita delle prime rappresenta una sfida e una preoccupazione per le seconde – come testimoniato dalla lunga scia di vili attacchi e aggressioni contro attivisti e lavoratori registrati negli ultimi mesi. Conoscere le modalità attraverso cui la destra radicale bilancia le opposte necessità di legittimazione ed identità è quindi importante per chi voglia fare politica a sinistra oggi.

*Gianni Del Panta

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Gianni Del Panta

Gianni Del Panta

Gianni Dal Panta, studioso e attivista politico, è dottorando all'università di Siena, dove si occupa della persistenza dei regimi autoritari nel mondo arabo.

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