Il 15 febbraio 1898 la corazzata Maine della Marina USA salta il aria nel porto dell’Avana

La nave era arrivata a Cuba il 25 Gennaio, su richiesta del Console che aveva telegrafato a Washington chiedendo la presenza di una nave da guerra per difendere gli interessi dei cittadini americani presenti nell’isola. Da anni era in corso la guerra di indipendenza del popolo cubano contro il colonialismo spagnolo, la lotta aveva sempre più successo e negli ultimi mesi del 1897 i guerriglieri avevano ormai il controllo delle campagne e di alcune città. Nel Gennaio del 1898 gli scontri avvenivano anche all’Avana, l’esercito spagnolo era sempre più in difficoltà e a nulla servivano le promesse e le concessioni offerte dal Governo di Madrid. La rivoluzione stava vincendo.

La notte del 15 Febbraio nel palazzo del Governatore era in corso una festa da ballo nella quale gli ospiti di onore erano gli ufficiali della corazzata Maine. Una terribile esplosione distrusse la nave e la fece colare a picco provocando la morte di 255 uomini dell’equipaggio. Non si è mai saputa con certezza la causa del disastro ma l’assenza di una moltitudine di pesci morti nelle acque del porto e la conformazione dell’enorme squarcio formatosi nello scafo hanno fatto pensare a un’esplosione interna, sicuramente del deposito delle munizioni, escludendo l’ipotesi di una mina collocata all’esterno come sostenuto immediatamente dagli Stati Uniti che accusarono la Spagna di sabotaggio. Il Governo spagnolo propose una commissione d’inchiesta congiunta che Washington rifiutò, lanciando anzi un ultimatum: o la Spagna lasciava Cuba o gli Stati Uniti sarebbero intervenuti militarmente occupando l’isola. Subito partì una gigantesca campagna di stampa da parte della catena di giornali di cui era proprietario il multimiliardario William Randolph Hearst, grande sostenitore di una pretesa missione imperiale degli Stati Uniti, di cui la guerra alla Spagna doveva essere una tappa indispensabile.

La guerra ci fu e durò poco. La flotta e l’esercito spagnoli furono rapidamente sbaragliati e in pochi mesi gli USA occuparono Cuba e Porto Rico. Nell’Agosto del 1898 la guerra era finita. Al trattato di pace gli Stati Uniti non consentirono la partecipazione dei rappresentanti della rivoluzione cubana. I Nordamericani divennero proprietari di Porto Rico e occuparono militarmente Cuba per alcuni anni. Ai rappresentanti del popolo cubano fu imposto un trattato i cui articoli principali vennero forzatamente inseriti nella Costituzione della neonata Repubblica: la politica estera e quella economica di Cuba erano sottoposte al controllo del Governo americano al quale era consentito in qualunque momento l’intervento militare per “difendere la libertà e la proprietà”. Agli USA era riconosciuto in perpetuo il possesso del territorio di Guantanamo in cui installare una base militare.

Poco dopo, nel territorio dell’istmo di Panama, che allora faceva parte della Repubblica di Colombia, ci fu una sollevazione armata organizzata da un gruppo di latifondisti locali e appoggiata dal governo nordamericano. La zona dell’istmo si separò dalla Colombia proclamando la Repubblica di Panama, subito riconosciuta dagli Stati Uniti. Il nuovo Governo concesse immediatamente a Washington l’area in cui realizzare il famoso canale. Gli Stati Uniti avevano il controllo del mar dei Caraibi e della via di comunicazione tra l’oceano Atlantico e l’oceano Pacifico.

L’oceano Pacifico era di grande interesse per gli USA: era la sterminata distesa di acque da attraversare per arrivare all’oriente asiatico. Nel 1854 Washington inviò delle navi da guerra a minacciare il Giappone per obbligarlo ad aprire i suoi porti alla marina americana. Stessa cosa nel 1859 con la Cina e poi nel 1871 con la Corea. Era soprattutto l’enorme mercato cinese che attirava e le bramosie delle varie potenze erano facilitate dalla prostrazione in cui era caduta la Cina in seguito alla disastrosa sconfitta subita nelle guerra contro il Giappone del 1894/95. Ai Cinesi erano state imposte delle riparazioni di guerra pesantissime e di conseguenza essi erano stati costretti a sottomettersi finanziariamente e politicamente ai Paesi dominanti. Anche agli Stati Uniti si aprivano le porte di un gigantesco mercato, ma era necessario disseminare di basi e di punti di appoggio l’intero oceano per avere il controllo delle acque.

Nel 1885 viene instaurata la base militare di Pearl Harbour nelle isole Hawaii e l’arcipelago viene a poco a poco colonizzato. Nel Gennaio 1893 i piantatori americani, appoggiati da navi da guerra del loro Paese, depongono la regina e instaurano un Governo fantoccio. Il 7 Luglio 1898 le Hawaii diventano territorio appartenente agli Stati Uniti

Il 1898 è anche l’anno della guerra contro la Spagna e le forze armate degli USA intervengono anche nel Pacifico per occuparne i possedimenti coloniali, l’arcipelago delle Filippine e l’isola di Guam.

Nelle Filippine era in corso dal 1896 la guerra d’indipendenza antispagnola e buona parte del territorio era già stata liberata, tanto che il 12 Giugno 1898, mentre era in corso la guerra ispano-americana, l’esercito di liberazione, guidato da Emiliano Aguinaldo, proclamò l’indipendenza promulgando una Costituzione repubblicana. Nel frattempo gli Stati Uniti procedevano con le operazioni militari occupando ampie porzioni di territorio, favoriti dal fatto che i reparti spagnoli, alla cessazione delle ostilità, si arrendevano all’esercito americano ma non ai soldati filippini.

Il trattato di pace di Parigi, nel Dicembre del 1898, cui non poterono partecipare Aguinaldo e i suoi seguaci, sancì il passaggio di Guam e delle Filippine dalla Spagna agli Stati Uniti. La repubblica indipendente delle Filippine non venne riconosciuta.

La tensione tra le forze di liberazione di Aguinaldo e le truppe americane crebbe rapidamente e sfociò in una guerra che durò tre anni, dal Giugno 1899 al Luglio 1902, con degli strascichi nelle isole più remote che arrivarono fino al 1913. Una guerra che i Filippini condussero dapprima in campo aperto e poi, di fronte allo strapotere dell’esercito nordamericano, con la tattica della guerriglia. La lotta contro la guerriglia fu condotta dagli Stati Uniti in modo feroce e spietato con rastrellamenti, requisizioni, saccheggi, distruzione di villaggi e di raccolti, esecuzioni sommarie.

Terribile quello che avvenne nel villaggio di Balangiga i cui abitanti reagirono alle vessazioni di un contingente americano che aveva occupato la zona e attaccarono i soldati con sciabole e machete, uccidendone alcune decine. Il giorno dopo la rappresaglia : il villaggio fu circondato da forze soverchianti che lo occuparono in un bagno di sangue. I prigionieri non ebbero scampo : vennero fucilati tutti i maschi al di sopra dei dieci anni. Era il 28 Settembre 1901. L’anno dopo Aguinaldo e i suoi guerriglieri dovettero arrendersi. Le Filippine erano nelle mani degli Stati Uniti che ne ebbero il possesso fino al 1946, quando esse divennero finalmente indipendenti.

Nel giro di pochi anni, a cavallo tra la fine dell’ Ottocento e l’inizio del Novecento, gli Stati Uniti avevano gettato le basi di un imperialismo non più soltanto continentale ma addirittura planetario.

*Gianni Monti