Giovedì, 23 Maggio 2013
   
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Giù le mani dalla città

Le nostre proposte

Dopo il fallimento del Piano Strutturale di Domenici, vogliamo subito un nuovo Piano che nasca nella trasparenza, che dia risposte ai bisogni dei cittadini e non agli appetiti degli speculatori, per una urbanistica partecipata e non contrattata con i centri di potere.

Una adeguata distribuzione delle funzioni e delle infrastrutture per un nuovo equilibrio urbano, valorizzando le diverse centralità presenti sul territorio – centri storici “minori”, luoghi centrali di quartiere - superando l’attuale assetto monocentrico e riqualificando le periferie, oggi oggetto di pura speculazione urbanistica.
Fermare la politica del mattone e del cemento, che sta saturando ogni spazio, e mettere al centro il riequilibrio ambientale e la tutela degli interessi pubblici, e non il profitto di qualche privato.
La progettazione della città deve partire dalla considerazione della qualità della vita degli abitanti, rendendola accessibile a persone di ogni genere, classe e generazione, a partire dai più deboli. Piazze e strade pedonalizzate per permettere a bambini e bambine di muoversi e giocare in sicurezza, più ludoteche e spazi di socializzazione anche per i genitori, passaggi pedonali rialzati davanti alle scuole. Per anziani e persone diversamente abili l'amministrazione deve provvedere alla rigorosa applicazione delle norme in vigore per un reale abbattimento di tutte le barriere architettoniche negli spazi esterni e negli edifici pubblici, con  una progettazione che sia in grado di rispondere ai bisogni delle persone con problemi di mobilità e/o sensoriali, dal controllo dei posti auto riservati fino ai dispositivi sonori per ogni attraversamento pedonale con semaforo. Si dovrà inoltre garantire il superamento delle barriere comunicative presso gli uffici pubblici tramite  l’utilizzo di apparecchi DTS, e-mail, chat, video chat, piattaforma easy-contact e messaggi SMS per consentire parità di accesso alle persone sorde.
E’ necessaria una politica sociale della casa recuperando il ruolo fondamentale dell’iniziativa pubblica, per garantire una soluzione abitativa ai ceti sociali più deboli così come alle nuove povertà, ai senza tetto, ai giovani, agli immigrati, agli studenti fuori sede, anche attraverso la sperimentazione di forme innovative quali l’autorecupero e il cohousing.
Ci vogliono impegni concreti: aree libere vincolate all’edilizia sociale; recupero di immobili (ad esempio caserme dismesse) per ricavarne alloggi pubblici; fermare la vendita di immobili comunali per consolidare un patrimonio da utilizzare per la locazione e per fronteggiare le emergenze; sostegno attivo e ricerca di soluzioni abitative per i casi di sfratto esecutivo con problemi di riallocazione.
Le politiche abitative comunali devono articolarsi senza discriminazioni, nel rispetto delle differenze di genere, colore della pelle, orientamento sessuale, composizione dei nuclei. Vanno salvaguardati gli spazi produttivi (industriali, artigianali e agricoli) dall’attacco della speculazione. Si deve prevedere lo spostamento dello stadio per alleggerire il quartiere di Campo di Marte, ma con una nuova localizzazione da valutare attentamente ed in modo partecipato secondo gli assetti della città metropolitana.
Firenze ha diritto ad avere un piano urbanistico che preveda scelte chiare, principi realmente condivisi e obiettivi certi, e che sia in grado di assorbire flessibilmente i cambiamenti che la città, organismo in continua evoluzione, di volta in volta presenta: non vogliamo una città-vetrina, né una città-museo, ma una città pensata per e con le persone che la vivono e la abitano.

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