Venerdì, 18 Maggio 2012
   
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Accordo Tav, De Zordo: "Nessuna nuova risorsa per la città"

Alta velocità

I milioni di euro che il sindaco Renzi ha presentato come un nuovo 'tesoretto', in realtà non sono affatto nuove risorse che giungono alla città, ma cifre già presenti negli Accordi e Conferenze di Sevizi degli anni passati a partire dal Protocollo del 1997.  Firenze non avrà quindi niente in più rispetto a quello che già era stato concordato negli anni scorsi. Semplicemente saranno destinati invece a infrastrutture diverse rispetto a quelle ipotizzate alla fine degli anni '90 e che finora non sono state realizzate, come le fermate ferroviarie metropolitane di Peretola aeroporto, San Salvi, Perfetti Ricasoli, le Cure, Circondaria.
Il Comune rinuncia in sostanza a  86,5 milioni di euro già attribuiti per le stazioni e il servizio ferroviario metropolitano per fare altri interventi di viabilità e mobilità, che individuerà e sceglierà a propria discrezione.
Abbiamo sempre sostenuto che i danni ambientali non possono essere monetizzati; niente potrà risarcire questo territorio di un'opera inutile e dannosa che aumenterà il debito pubblico di 3 miliardi di euro. Ma almeno che non ci si venga a raccontare che in cambio si è ottenuto qualche beneficiio, anzi, come sovrappiù si cancellerà il potenziamento dei treni regionali e di una linea metropolitana.
Oggi con la firma di questo accordo si scrive un altro capitolo di una storia poco edificante: dal 1997 si sono succeduti accordi firmati da tavoli politici che hanno costantemente ignorato pareri tecnici degli organi preposti, a partire dalla stessa Regione, all'ARPAT, al Genio Civile. Si è scaricato sull'Osservatorio Ambientale - che doveva solo vigilare sull'andamento dei lavori - l'intera responsabilità dell'accertamento della correttezza e dell'doneità del progetto: e pensare che nell'Osservatorio c'è un rappresentante del committente, e gli altri membri sono di nomina politica!
Si è in sostanza sostituito la decisione politica a qualsiasi considerazione tecnica, economica, ambientale. Amministratori pubblici hanno avocato a sè volontariamente il ruolo di soli decisori vanificando di fatto qualsiasi procedura di verifica e qualunque richiesta di trasparenza. Si sono assunti in questo modo non soltanto la responsabilità di qualsiasi probabile evento dannoso si possa verificare nell'esecuzione di quest'opera, e dello spreco certo di denaro pubblico in favore di pochi selezionati soggetti. Ma anche quella di aver svuotato di significato le procedure di valutazione, di garanzia e di trasparenza, l'indipendenza della sfera tecnica da quella politica, le basi stesse di una buona amministrazione.

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