[perUnaltracittà 2/11/2010]
"Messa in sicurezza del territorio" è la locuzione che le amministrazioni toscane dovranno imparare a maneggiare da subito, come hanno già iniziato a fare con "Consumo zero di territorio". La frana di Massa e le sue vittime sono lì a testimoniarlo. Basta con gli interessati anacronismi delle grandi opere inutili, costose e pericolose per la popolazione, sì ad una corretta analisi dei bisogni e delle necessità di un territorio martoriato dal business del cemento.
Chi governa e decide dovrebbe pensarci quando sceglie di puntare su "irrinunciabili" interventi come il ponte sullo stretto, ma anche come il tunnel TAV di Firenze: 3 o 4 miliardi di euro pubblici, quando nel 2010 per la sicurezza idrogeologica sono stati stanziati 50 milioni a livello nazionale. E dovrebbero ricordarsi di queste tragedie quelli che poi, a proposito di vincoli ambientali e di tutela del territorio, parlano infastiditi di "lacci e lacciuoli" che intralciano il progresso.
I toscani non hanno bisogno di morti per capire che la strada maestra è la cura dei loro interessi vitali e non il profitto di poche società che drenano risorse utili e fondamentali per la messa in sicurezza del territorio. La politica cominci a gestire i flussi del proprio bilancio per la salvezza del territorio, non per la sua devastazione. E non si preoccupi, l'economia ne trarrà giovamento comunque.
L'unica, vera, grande opera da realizzare da subito è quindi la messa in sicurezza del territorio, a livello nazionale come regionale e locale. E' inutile, anzi ipocrita poi puntualmente piangere lacrime di coccodrillo quando sempre più frequentemente succedono disastri tutt'altro che naturali.
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