[Unaltravoce] A Firenze, le recenti vicende giudiziarie, hanno fatto emergere, con maggiore evidenza, quell'intreccio tra affari e politica nella gestione del territorio, da Castello a Novoli, passando dal Project dei parcheggi e dallo scempio della Fortezza da Basso. In una situazione così confusa, il gruppo Urbanistica della lista di cittadinanza perUnaltracittà ha promosso, il 20 marzo scorso, in Palazzo Vecchio, il convegno "Dall'urbanistica del malaffare alla città paesaggio", nato a partire da un appello, sottoscritto da 300 persone, per fermare l'attuale Piano Strutturale, prodotto del lavoro di una struttura tecnico-politica decapitata dalle inchieste della magistratura e condizionato da scelte sbagliate di cementificazione di Firenze.
Il convegno, coordinato da Ornella De Zordo e Antonio Fiorentino, ha sostenuto invece una visione di città di livello europeo, come viene fuori anche da tante vertenze e da tanta progettualità “dal basso”, che potrebbe essere attivata partecipativamente e sperimentalmente subito in molte sue parti. Al centro di questa visione c’è l’idea della Città-Paesaggio, una versione contemporanea, ecologica ed olistica della città e del suo territorio, dove si integrano parti storiche e parti contemporanee, ambiente costruito e ambiente naturale, dove è escluso l’ulteriore consumo di suolo e dove le aree dismesse possono ancora rappresentare un’occasione imperdibile per la riconversione ecologica del territorio; infine, una città che sceglie una mobilità pubblica leggera, che riscopre e ripopola il Centro Storico e che crea in ogni quartiere “oasi” di riqualificazione partecipata come motori di promozione del risanamento e della riqualificazione dei quartieri e delle comunità locali.
Al convegno hanno partecipato numerosi relatori, tra cui Paolo Berdini che, muovendo dai recenti e numerosi episodi di vero e proprio saccheggio delle città e del territorio, ha messo in evidenza lo stretto intreccio tra crisi urbana e crisi morale, mentre Francesco Erbani ha affrontato il tema del "racconto di una città", del suo futuro e di chi decide cosa debba essere una città, partendo da un caso specifico: L'Aquila, caso limite nel quale sono però presenti i deleteri aspetti della gestione del territorio che riguardano tutti noi. E’ anche vero che in Italia ormai sono sempre più numerose le esperienze di amministrazioni pubbliche che intervengono a difesa dell’ambiente e dei beni comuni: Luca Fioretti, presidente dell’Ass. Comuni Virtuosi, ne ha illustrato le sperimentazioni più significative. Tra queste segnaliamo la travagliata esperienza del Piano Paesaggistico della Sardegna, illustrata da Stefano Deliperi, coord. del Gruppo di Intervento Giuridico. L’innovativo caso del contratto di fiume–paesaggio del medio Panaro, è stato illustrato da Rita Micarelli, quale esempio di efficace e durevole patto tra amministrazioni locali, popolazione e territorio, mentre Daniela Poli ha affrontato lo stimolante tema degli spazi pubblici agrourbani nell’ambito della formazione del Parco Agricolo dell’area pratese.
I soggetti da tempo attivi nella città, veri e propri anticorpi contro il malaffare dilagante, sono stati indicati da Franca Gianoni, del Comitato “San Salvi chi può”, quali le forme più avanzate e significative non solo di resistenza ma anche di proposta per una costruzione collettiva del piano urbanistico di Firenze. La crisi estrema della città, ha sostenuto Giorgio Pizziolo, può essere quindi affrontata sia con radicali innovazioni delle prassi politiche, sia in chiave di una partecipazione sperimentale diretta e di una innovazione culturale del rapporto tra abitanti, città e territorio, per concorrere alla creazione della CITTÀ–PAESAGGIO, un processo di nuove relazioni ecologiche tra i frammenti della metropoli contemporanea: l'obiettivo è promuovere gli interessi dei cittadini e non i profitti delle imprese. È questa la nuova sfida che parte da Firenze.
di Anntonio Fiorentino - gruppo urbanistica perUnaltracittà
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