Martedì, 18 Giugno 2013
   
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Morti in Questura, De Zordo:"Rispettare i diritti dei reclusi e salvaguardare la loro sicurezza"

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Morti in Questura, De Zordo:"Rispettare i diritti dei reclusi e salvaguardare la loro sicurezza"

Le condizioni in cui sono costretti i "rei", o presunti tali, è uno degli indicatori della civiltà di un popolo. La festa della Toscana si celebra ogni anno nel giorno in cui è stata abolita la pena di morte nel Granducato, primo caso in Italia. Eppure si assiste ad un deterioramento continuo - nella sostanzale indifferenza - delle condizioni di vita nelle carceri, e ad un incremento delle morti fra i reclusi o i fermati. 

A Firenze, nei primi due mesi del 2012, a 226 anni dalla abolizione della pena capitale, si sono registrati 4 morti, due a Sollicciano, due nelle celle della Questura, l'ultimo ieri. Al di là dell'accertamento di eventuali responsabilità dirette o indirette, è del tutto evidente che la situazione è insostenibile, e occorre uno sforzo straordinario per un cambiamento radicale, a partire dalla abrogazione di norme berlusconian-leghiste quali quelle sulle droghe, sull'immigrazione, sulla recidiva, ma anche nella considerazione dei diritti dei reclusi, donne e uomini che devono essere messi in condizione di scontare una eventuale pena senza rinunciare alla propria dignità e sicurezza.
Come intendono attivarsi le istituzioni che si dichiarano democratiche perché questa drammatica e insostenibile situazione cambi radicalmente? Perché ognuno deve fare la sua parte e non demandare agli altri responsabilità che non vuole assumersi. A meno di non collocarsi dichiaratamente in una subcultura in cui il diritto è prerogativa esclusiva del potente di turno: contro questa subcultura saremo sempre al fianco di chi si oppone e lotta affinché "Nessuno tocchi Caino".
   

Solliccianino, De Zordo, Sodi, Alberici: "E' ora di cambiare pagina"

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"Il 2012, anche in Toscana e proprio nella città di Firenze, si apre come si era chiuso il 2011: con la piaga irrisolta delle nostre carceri, fatiscenti, sovraffollate e carenti di personale di sorveglianza" dichiarano i consiglieri di perUnaltracittà."Ieri, purtroppo, abbiamo dovuto tragicamente registrare a Firenze il secondo suicidio dall'inizio dell'anno, un detenuto lucchese di 29 anni, nell'istituto penitenziario a custodia attenuata Gozzini, conosciuto come Solliccianino. Un episodio che si somma altre altre drammatiche notizie che hanno riguardato le carceri della nostra regione in questo scorcio di inizio anno: materassi bruciati al minorile di Firenze, due evasi al Don Bosco di Pisa, un  recedente suicidio nel carcere di Sollicciano.

Fatti gravissimi, che rappresentano la drammatica testimonianza che le nostre carceri sono al collasso" proseguono De Zordo, Sodi, Alberici. "Responsabilità in primis ne ha il Governo, che dovrebbe cominciare ad abrogare leggi come la Bossi Fini sull'immigrazione, la  Fini Giovanardi sulle droghe e la Cirielli sulla recidiva, provvedimenti incivili che hanno riempito a dismisura le carceri criminalizzando situazioni e comportamenti come immigrazione e tossicodipendenza che dovrebbero essere trattati in ben altro modo. In particolare il nuovo Ministro della Giustizia, Paola Severino, ha annunciato sin dal suo insediamento numerose misure tese ad alleviare le condizioni della popolazione carceraria e il lavoro del personale di sorveglianza: amnistie,  braccialetti, ammodernamento delle strutture"-spiegano i consiglieri- "finora questi buoni propositi sono rimasti soltanto sulla carta".

"Nessun' altra istituzione può chiamarsi fuori, a cominiciare dal Comune di Firenze che, per sua competenza, dovrebbe porsi il problema delle strutture per l'applicazione delle misure alternative alla detenzione che la legge prevede e che non vengono applicate perchè le strutture non ci sono.

Già questo allenterebbe il sovraffollamento. E pensare che lo stato in cui versano le carceri è un indicatore che rispecchia direttamente il grado di civiltà di una società. Come perUnaltracittà continueremo nella nostra azione di denuncia delle condizioni delle carceri, disponibili a sostenere in ogni sede le richieste più volte avanzate dai detenuti/e stessi/e e dalle realtà di volontari che operano all'interno del carcere affinché si possa finalmente voltare pagina" concludono i consiglieri.

   

Un altro suicidio a Sollicciano, De Zordo, Sodi, Alberici: "Condizioni insostenibili, responsabilità di tutti"

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Un altro suicidio a Sollicciano, De Zordo, Sodi, Alberici: "Condizioni insostenibili, responsabilità di tutti"

Un altro suicidio a Sollicciano, un carcere che contiene piu del doppio dei detenuti che può e deve ospitare. Basterebbe questo dato a creare condizioni non umane, con persone accatastate l'una sull'altra, chiuse in celle sovraffollate anche per 22 ore al giorno perchè non c'è personale di sorveglianza per farle uscire, senza acqua calda, spesso senza luce perchè le lampadine rotte non vengono sostituite, con cibo scadente perché manca una seconda cucina. In questo inferno tutte le istituzioni hanno responsabilità. Certamente ne ha il Governo, che dovrebbe cominciare ad abrogare leggi come la Bossi Fini sull'immigrazione, la  Fini Giovanardi sulle droghe e la Cirielli sulla recidiva, provvedimenti incivili che hanno riempito a dismisura le carceri criminalizzando situazioni e comportamenti che dovrebbero essere trattati in ben altro modo (immigrati e tossicodipendenti in primis).

Ma nessun' altra istituzione può chiamarsi fuori, a partire dal Comune di Firenze che, per sua competenza, dovrebbe porsi il problema delle strutture per l'applicazione delle misure alternative alla detenzione che la legge prevede e che non vengono applicate perchè le strutture non ci sono. Già questo allenterebbe il sovraffollamento. Più volte il Consiglio comunale ha affrontato il tema delle condizioni di vita di Sollicciano, anche tenendo sedute all'interno del carcere stesso e soprattutto approvando atti che chiedevano alla Giunta impegni precisi. Si veda, ad esempio, la mozione presentata da perUnaltracittà, fatta propria da commissioni consiliari e approvata all'unanimità il 30 novembre 2009; vi si impegnava l'Amministrazione, tra le altre cose, a: "Puntuale azione di verifica delle condizioni igienico-sanitarie della struttura; reinserimento dei detenuti e delle detenute individuando anche strutture idonee all'accoglienza a coloro che sono in permesso o ammessi alle misure alternative, come pure sistemazioni temporanee per fine pena; coordinamento con altri Comuni dell'area metropolitana etc etc". Impegni a cui non è stato dato seguito.

Il carcere rimane, al di là delle parole formali puntualmente espresse nelle circostanza drammatiche in cui un detenuto si toglie la vita come in questo caso, un grande rimosso collettivo, in fondo alla classifica delle priorità di amministrazioni che privilegiano operazioni d'immagine e di cassetta. E pensare che lo stato in cui versano le carceri è un indicatore che rispecchia direttamente il grado di civiltà di una società. Su questo Firenze ha molto da lavorare, a dispetto delle ribalte luccicanti e delle operazioni d'immagine che appaiono sempre più lontane e scollegate dai problemi reali della città.
   

Carcere, De Zordo: "Margara, una garanzia per i diritti dei detenuti"

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"Grande soddisfazione per l'attesa nomina del garante regionale dei detenuti che è stata attribuita ad Alessandro Margara, ex magistrato, ex direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e attuale presidente della Fondazione Michelucci.

Siamo certi che Alessandro Margara, da sempre autorevole sostenitore del ruolo positivo delle misure alternative e dei progetti di inserimento in lavori socialmente utili, saprà ricoprire al meglio questa carica e porterà, per quanto sarà in suo potere, un contributo di grande rilievo al miglioramento della drammantica situazione che quotidianamente viene vissuta anche nelle carcere toscane. A lui auguriamo buon lavoro e una proficua collaborazione con il garante dei detenuti del Comune di Firenze Franco Corleone e con la società civile con la quale ha sempre collaborato.

A tal proposito ci piace ricordare il Quaderno di inchiesta urbana intitolato "Il carcere oggi: a Firenze e ovunque" scritto due anni dal dott. Margara per le edizioni perUnaltracittà (http://www.perunaltracitta.org/images/quaderni/margara.pdf)"

   

Carcere, Consiglio comunale a Sollicciano: "Non sia un un fatto episodico né formale"

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Intervento della consigliera Ornella De Zordo

"Il Consiglio comunale odierno all'interno di Sollicciano non deve rimanere un fatto episodico né puramente formale. Deve invece essere un momento in cui l'innegabile valenza simbolica del gesto si salda a impegni concreti che il Consiglio stesso e l'amministrazione comunale prendono per migliorare le condizioni di vivibilità all'interno dell'istituto carcerario; alcuni impegni sono stati presi e dovevano, in realtà, aver già visto la loro attualizzazione. Al di là delle buone intenzioni, non è stato così. Basti ricordare la mozione da noi proposta e poi approvata all'unanimità il 30 novembre 2009 con i suoi molteplici punti di impegno rispetto alle competenze del Comune in materia di strutture idonee alle misure alternative e al reinserimento sociale.

La questione della insostenibile condizione del carcere è drammaticamente attuale, anche se sembra scomparsa dalle "agende" della politica ufficiale. Nel 2011 ci sono stati già 29 morti nelle carceri italiane, e solo 3 avevano oltre 50 anni. Anche a Sollicciano ci sono stati tentativi di suicidio proprio in questo inizio 2011. Non si può quindi non affrontare con estrema urgenza il problema delle condizioni di vita dei detenuti e delle detenute. E non si può non partire dal sovraffollamento ormai endemico, ma inaccettabile.

Il sovraffollamento non si risolve con la costruzione di nuove carceri, sia perchè si innesca un circolo vizioso che non si chiude mai, sia perchè i tempi non sono compatibili, ma soprattutto perchè, contrariamente a quanto prevede la logica securitaria e punitiva che ispira certe "culture" politiche (e che non ha mai risolto niente), l'unica risposta convincente è quella di tornare a considerare centrale il percorso di recupero e reinserimento sociale della persona detenuta. Questo passa dallo sviluppo dell'area trattamentale, ma anche dall'estensione delle misure alternative alla detenzione. Che peraltro sono efficaci anche in termini di sicurezza, nonostante la retorica della "pena esemplare" o l'accanimento della cultura punitiva: uno studio del DAP mostra che la recidiva – al 68% fra chi ha scontato la pena interamente in carcere – scende al 19% fra chi ha beneficiato di una misura alternativa. Per l'estensione delle misure alternative ci vuole un impegno a diversi livelli: qui anche il comune può e deve fare la sua parte, per trovare sul territorio le opportunità di lavoro, di residenza, di sviluppo dei servizi sociali, delle strutture per tossicodipendenti.

Vista la complessità delle problematiche relative alle condizioni di vita negli istituti di pena, creiamo quanto prima un tavolo cittadino permanente sul carcere, in cui si ritrovino persone motivate su questo specifico tema indicate dal comune di Firenze, dalla provincia per le sue competenze sulla formazione, dall'assessorato regionale dotato di delega specifica, oltre al garante dei diritti dei detenuti e a rappresentanti di quelle realtà associative che lavorano all'interno del carcere. Per non limitarsi alle parole di circostanza e per mettere al centro della concezione carceraria la funzione rieducativa e il reinserimento sociale."
   

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