Mercoledì, 23 Maggio 2012
   
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Diritti

Giornata mondiale contro omofobia e transfobia, De Zordo e Conti: "Italia fanalino di coda sui diritti di singoli, coppie omosessuali, transgender e famiglie omogenitori".

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[perUnaltracittà 17/05/2012]

"In Italia il 74% dei ragazzi omosessuali tra 13 e 26 anni racconta di aver subito almeno un episodio di bullismo omofobico o di discriminazione; in compenso meno di un anno fa il nostro parlamento ha affossato per la seconda volta la legge contro l'omofobia." Lo dichiarano Ornella De Zordo, consigliera comunale e Francesca Conti, consigliera per le Pari opportunità di perUnaltracittà.

"Questo è il quadro in cui si inserisce nel nostro paese la Giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia (International Day Against Homophobia and Transphobia), promossa dall'Unione Europea, che si celebra oggi 17 maggio, data in cui nel 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali" commentano Conti e De Zordo che aggiungono: "Mentre il presidente degli Stati Uniti Barack Obama apre alle unioni omosessuali, la situazione nel nostro Paese è in stallo e parlamentari italiani rilasciano irresponsabili dichiarazioni omofobiche e discriminatorie."

"In occasione della Giornata contro l'omofobia il Presidente Napolitano nel 2011 dichiarò che 'occorre denunciare e contrastare in tutte le sedi e innanzitutto in sede politica le aggressioni fisiche, gli atti di bullismo, le provocazioni verbali quali quelle che hanno investito anche un membro del Parlamento italiano. La battaglia contro l’omofobia non deve riguardare meritorie avanguardie ma essere impegno civile'. Eppure dall'anno scorso queste sono rimaste soltanto parole, vista la sonora bocciatura parlamentare dell'aggravante per omofobia." sostengono le due consigliere.

"Quest'anno la giornata è stata preceduta dalla circolare del ministro Profumo, che ha invitato tutti i presidi italiani ad organizzare attività di sensibilizzazione e riflessione. Ma questa giornata non deve rimanere una iniziativa isolata: l'omofobia e la transfobia devono essere combattute concretamente in tutti i 365 giorni dell'anno- concludono Conti e De Zordo - e sarà sempre troppo tardi quando anche in Italia si cominceranno a riconoscere diritti a singoli e coppie omosessuali, a transgender e a famiglie omogenitori."

   

Sepoltura feti, De Zordo: "La Giunta Renzi sta con Casaggì"

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Sepoltura feti, De Zordo: "La Giunta Renzi sta con Casaggì"
Depositato emendamento soppressivo della norma dal consigliere Q1 Marco Sodi
“Ci complimentiamo con l'amministrazione comunale fiorentina che proprio in questi giorni sta approvando un Regolamento che permetta a questi bambini mai nati di trovare quantomeno una degna sepoltura nei nostri cimiteri.” Con queste parole Casaggì ha rivendicato in un comunicato stampa il blitz contro i consultori fiorentini definiti “abortifici” e etichettandoli come " scena del crimine" (L'ABORTO E' UN'INFAMIA, DIFENDI LA VITA). Non si è fatta attendere troppo la prima temuta conseguenza della decisione della Giunta fiorentina di realizzare un'area cimiteriale dedicata esclusivamente alla sepoltura dei "prodotti abortivi e prodotti di concepimento". Eppure la Giunta, nella risposta in aula alla nostra domanda d'attualità, non trova collegamenti tra il blitz e la norma chiamata in causa esplicitamente da Casaggì.
Era invece ben chiaro fin dall'inizio che questa iniziativa avrebbe spalancato la porta alle frange anitabortiste più estreme; ci chiediamo quanto tempo passerà prima di vedere gli attivisti dei movimenti pro-life insieme ai fascisti di Casaggì dentro ai consultori a gridare 'assassine' alle donne che stanno affrontando uno dei frangenti più drammatici della propria vita. Ci auguriamo che la pronta reazione della destra fascista inviti la giunta a ripensare le implicazioni ideologiche contenute nell'articolo del nuovo "Regolamento di Polizia Mortuaria", Titolo V, Capo I, art.26 (Sepolture a sistema d'inumazioni distinte) in sostegno del quale è stato realizzato il blitz di Casaggì.
La domanda d'attualità presentata oggi da perUnaltracittà chiama in causa la Giunta, senza avere risposte, di fronte all'apprezzamento di Casaggì e in difesa della preziosa attività dei consultori e denuncia come tale norma, basata sulla convinzione che un feto sia una persona, vada contro la legge 194 che legalizza l'aborto assistito, e chiede all'Amministrazione quali provvedimenti intende assumere nei confronti del soggetto di estrema destra che attacca i servizi pubblici e imbratta da anni i muri della città.
Non vorremmo mai più vedere nella laica Firenze, medaglia d'oro per la Resistenza, un movimento di estrema destra complimentarsi con la Giunta,  e neppure vedere appesi fuori dai consultori dei cartelli con scritto “Concorso in omicidio”. Faccia ben attenzione la Giunta a non far pagare le proprie aperture politiche alla destra alle donne, con una norma che di fatto potenzia una campagna ideologica antiabortista appannaggio fino ad oggi della destra integralista.
A tal proposito è stato presentato oggi dal consigliere di Quartiere 1 di perUnaltracittà Marco Sodi un emendamento soppressivo della norma  sulla sepoltura "dei prodotti abortivi e dei prodotti del concepimento" in apposita area nel cimitero di Trespiano.
Depositato emendamento soppressivo della norma dal consigliere Q1 Marco Sodi
“Ci complimentiamo con l'amministrazione comunale fiorentina che proprio in questi giorni sta approvando un Regolamento che permetta a questi bambini mai nati di trovare quantomeno una degna sepoltura nei nostri cimiteri.” Con queste parole Casaggì ha rivendicato in un comunicato stampa il blitz contro i consultori fiorentini definiti “abortifici” e etichettandoli come " scena del crimine" (L'ABORTO E' UN'INFAMIA, DIFENDI LA VITA). Non si è fatta attendere troppo la prima temuta conseguenza della decisione della Giunta fiorentina di realizzare un'area cimiteriale dedicata esclusivamente alla sepoltura dei "prodotti abortivi e prodotti di concepimento". Eppure la Giunta, nella risposta in aula alla nostra domanda d'attualità, non trova collegamenti tra il blitz e la norma chiamata in causa esplicitamente da Casaggì.
Era invece ben chiaro fin dall'inizio che questa iniziativa avrebbe spalancato la porta alle frange anitabortiste più estreme; ci chiediamo quanto tempo passerà prima di vedere gli attivisti dei movimenti pro-life insieme ai fascisti di Casaggì dentro ai consultori a gridare 'assassine' alle donne che stanno affrontando uno dei frangenti più drammatici della propria vita. Ci auguriamo che la pronta reazione della destra fascista inviti la giunta a ripensare le implicazioni ideologiche contenute nell'articolo del nuovo "Regolamento di Polizia Mortuaria", Titolo V, Capo I, art.26 (Sepolture a sistema d'inumazioni distinte) in sostegno del quale è stato realizzato il blitz di Casaggì.
La domanda d'attualità presentata oggi da perUnaltracittà chiama in causa la Giunta, senza avere risposte, di fronte all'apprezzamento di Casaggì e in difesa della preziosa attività dei consultori e denuncia come tale norma, basata sulla convinzione che un feto sia una persona, vada contro la legge 194 che legalizza l'aborto assistito, e chiede all'Amministrazione quali provvedimenti intende assumere nei confronti del soggetto di estrema destra che attacca i servizi pubblici e imbratta da anni i muri della città.
Non vorremmo mai più vedere nella laica Firenze, medaglia d'oro per la Resistenza, un movimento di estrema destra complimentarsi con la Giunta,  e neppure vedere appesi fuori dai consultori dei cartelli con scritto “Concorso in omicidio”. Faccia ben attenzione la Giunta a non far pagare le proprie aperture politiche alla destra alle donne, con una norma che di fatto potenzia una campagna ideologica antiabortista appannaggio fino ad oggi della destra integralista.
A tal proposito è stato presentato oggi dal consigliere di Quartiere 1 di perUnaltracittà Marco Sodi un emendamento soppressivo della norma  sulla sepoltura "dei prodotti abortivi e dei prodotti del concepimento" in apposita area nel cimitero di Trespiano.
   

8 marzo, De Zordo, Sodi e Alberici: "Non c'è niente da festeggiare"

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Si combatta nei fatti e senza retorica la disuguaglianza, la violenza sulle donne e il sessismo.
I consiglieri di perUnaltracittà Ornella De Zordo, Adriana Alberici e Marco Sodi dichiarano che la giornata dell'8 marzo non può essere considerata una giornata di festa perché non c'è niente da festeggiare per le donne in una società come la nostra. Sottolineano la disparità imbarazzante esistente tra i due sessi che emerge anche nelle classifiche internazionali: per come tratta le donne, l’Italia è al 74° posto nella classifica mondiale, dopo la Colombia, il Perù e il Vietnam. Nell'ambito del lavoro le donne italiane percepiscono stipendi più bassi mediamente del 20% rispetto ai loro colleghi uomini e soffrono di un maggior tasso di disoccupazione, mentre in politica spicca il record negativo di elette in Parlamento: appena il 18% al Senato e il 23% alla Camera.
Per non parlare della violenza sessista di cui le donne sono vittime: dall'inizio dell'anno sono già 23 le donne uccise in Italia, quasi tutte da mariti, compagni o ex. E qui non basta l'indignazione per quello che le donne continuano a subire quotidianamente, spesso nel silenzio e nell'indifferenza dell'opinione pubblica. Occorrono atti precisi che continuano a mancare, a partire dalla mancata firma dell'Italia alla Convenzione  del Consiglio d’Europa per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica, del maggio 2011. Perché il Governo italiano non l'ha firmata e ratificata, visto che costituisce il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante e completo per proteggere le donne? Ma la discriminazione e la violenza contro le donne sono un fatto principalmente legato alla costruzione culturale di un femminile svilito a ruoli arcaici di oggetto sessuale, subalterno rispetto a un potere tutto declinato al maschile.
Una campagna culturale orientata alla dignità e parità dei sessi nei molteplici campi del vivere sociale deve coinvolgere i percorsi formativi all'interno delle scuole fin dai primi livelli e porsi come obbiettivo il raggiungimento reale della democrazia di genere, uno dei principali fattori che qualificano la civiltà di un popolo, antidoto a una violenza sessista che troppo spesso viene relegata a mero fatto di cronaca e che invece dovrebbe essere affrontata come un enorme problema sociale e culturale. Si combatta il sessismo ancora così presente nella società e non ci si affidi a una fuorviante retorica che puntualmente si accende ogni 8 marzo senza portare alcun beneficio.
   

Strage di Piazza Dalmazia, in Consiglio di Quartiere 5 approvata Risoluzione Bruschi-Alberici

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Strage di Piazza Dalmazia, in Consiglio di Quartiere 5 approvata Risoluzione Bruschi-Alberici

Si chiudano i luoghi in cui si praticano razzismo e xenofobia

Il Consiglio di Q5 ha approvato una risoluzione di rinnovata solidarietà e vicinanza alla comunità senegalese per i tragici fatti di Piazza Dalmazia del 13 dicembre scorso e per chiedere al Sindaco e alla Giunta comunale di compiere tutte le azioni istituzionali di loro competenza e di attivarsi presso le autorità preposte, per giungere alla chiusura delle sedi fiorentine in cui sono presenti organizzazioni che praticano propaganda razzista e xenofoba, denigrano la democrazia e i valori della resistenza, compiendo reato di apologia del fascismo e istigando all’odio e alla violenza.

La risoluzione è stata  presentata dal Consigliere di Sinistra e Cittadinanza Maurizio Bruschi ed emendata dalla Consigliera Adriana Alberici di Perunaltracittà.

Alla luce dei tentativi, anche recenti di certa destra, di de-rubricare i fatti di Piazza Dalmazia a mero gesto di un folle, l’impegno votato in Quartiere a larga maggioranza (PD, IdV, Sinistra e Cittadinanza, Perunaltracittà) risulta di particolare impatto in quanto richiama ad un preciso dovere politico di rispetto della Carta Costituzionale e di normative nazionali e internazionali che vietano espressamente l’esistenza stessa di organizzazioni del tipo di cui sopra.

La volontà di compiere tutti i passi necessari per giungere alla chiusura delle sedi fiorentine di tali organizzazioni, che non sono estranee ad una cultura di discriminazione per il diverso, spesso straniero, e di odio razziale, ma anzi spesso contribuiscono ad alimentarla con la propaganda di certi dis-valori, rappresenta concretamente l’intenzione di non abbassare mai la guardia  rispetto al clima di intolleranza razzista da cui la strage è scaturita e di assicurare in modo continuativo il rispetto dei principi di democrazia.

 

Di seguito, il testo della risoluzione:

 

Rinnovata la solidarietà e la vicinanza alla comunità senegalese per i tragici fatti di Piazza Dalmazia del 13 dicembre scorso, in cui Diop Mor e Samb Modou sono stati premeditatamente assassinati per mano di Gianluca Casseri, simpatizzante di estrema destra e frequentatore di Casapound

Considerato che la strage di Firenze si inserisce in un clima di odio razziale, intolleranza e discriminazione, al quale occorre contrapporre la cultura della solidarietà e della democrazia, in una battaglia di civiltà che deve vedere coinvolte tutte le istituzioni e le forze politiche democratiche

Ritenuto che le istituzioni e le forze democratiche debbano impegnarsi in modo continuativo affinché non siano violati i principi fondativi della nostra Costituzione

Richiamato l’Art. 1, comma 2, della Legge Mancino (L. 25/06/1993 n.205) secondo cui “E’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”

Richiamata la Convenzione Internazionale del 1966 sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, recepita dall’ordinamento italiano con Legge 13/10/1975 n.654, che all’Art. 4 stabilisce che gli Stati contraenti “si impegnano a dichiarare illegali ed a vietare le organizzazioni e le attività di propaganda organizzate ed ogni altro tipo di attività di propaganda che incitino alla discriminazione razziale e che l’incoraggino, nonché a dichiarare reato punibile dalla Legge la partecipazione a tali organizzazioni od a tali attività”

IL CONSIGLIO DI QUARTIERE 5

Chiede al Sindaco e alla Giunta comunale di compiere tutte le azioni istituzionali di loro competenza e di attivarsi presso le autorità preposte per giungere alla chiusura delle sedi nel territorio fiorentino in cui sono presenti organizzazioni che praticano propaganda razzista e xenofoba e denigrano la democrazia e i valori della resistenza compiendo reato di apologia del fascismo, istigando all’odio e alla violenza.


Firenze, 8 febbraio 2012

   

Sala Giochi Via Pistoiese, anche in Comune votata all’unanimità la mozione di perUnaltracittà

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Sala Giochi Via Pistoiese, anche in Comune votata all’unanimità la mozione di perUnaltracittà

Dopo il vaglio ed il consenso espresso dalle competenti commissioni consiliari la mozione di PerUnaltracittà presentata qualche mese fa per denunciare l’apertura dell’ennesima Sala Giochi nel Quartiere 5 è passata all’unanimità in Consiglio Comunale. “Esprimiamo soddisfazione” - dichiarano le Consigliere De Zordo e Alberici – “per l’approvazione di questo atto, che suggella, insieme agli atti approvati al Quartiere 5, l’impegno della nostra lista per contrastare il dilagare di questo tipo di realtà commerciali, soprattutto nelle zone di periferia”. “Ora gli impegni che quest’Amministrazione deve adottare in termini di prevenzione e controlli sono messi nero su bianco” -  proseguono le Consigliere – “e prevedono che, oltre ad una valutazione del potenziale danno che può derivare per il contesto urbano e sociale circostante, si conduca una valutazione anche sotto il profilo etico, morale ed educativo”.

Particolarmente innovativo il dispositivo finale della mozione in cui si dichiara l’impegno a valutare la creazione di una commissione mista tra l'A.C., il Quartiere e la Questura, per monitorare tutte le attività inerenti le sale gioco e slot machines, visto l'impatto che hanno sulla cittadinanza e i possibili pericoli di infiltrazioni mafiose che possono determinarlo. “Ci auguriamo” – concludono De Zordo e Alberici – “che questo sia l’inizio di un nuovo corso volto a limitare concretamente, anche con strumenti nuovi, come vincoli urbanistici e tavoli aperti con le sedi appropriate, questo preoccupante  fenomeno”.
   

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