Lunedì, 21 Maggio 2012
   
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Note stonate sull’ordine pubblico. Ecco l'inchiesta su chi dissente

Diritti


Sono troppe le cose che non tornano nella “grande operazione” della polizia che ha "sgominato la banda degli anarchici” con grande clamore sui media locali e nazionali.

Prima fra tutte proprio l’enfasi: sembrava che fosse stata individuata e colpita una “centrale del terrore” e poi si scopre che sono stati imbrattati di vernice alcuni bancomat. Evidentemente la spettacolarizzazione fa comodo, per il protagonismo di qualcuno, ma ancora di più per rafforzare una tendenza preoccupante in atto da tempo: la criminalizzazione del dissenso.

Al centro la sciagurata riforma della scuola e dell'università pubblica - quella si da condannare - che ha provocato manifestazioni in tutta Italia da parte di studenti, professori, ricercatori, precari; un continuo aggravarsi della situazione economica e sociale, che provoca inevitabilmente tensioni e conflitti. E come sempre, si sceglie la via della repressione di ogni protesta, e con pazienza degna di miglior causa si costruisce un teorema criminoso, mettendo insieme nel calderone del reato associativo una serie di episodi di minima rilevanza: manifestazione non autorizzata, interruzione di pubblico servizio, occupazione di immobili pubblici (quando le università di tutto il paese sono state occupate per mesi), due petardi e quattro fumogeni.

E’ un gioco purtroppo già visto fin troppo spesso. Tutta la nostra solidarietà a questi “pericolosi criminali” che hanno osato ribellarsi.

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