Venerdì, Luglio 30, 2010

Benedetta Tobagi risponde a Pier Luigi Celli

Lavoro

[La Repubblica, 02/12/09]
Caro Direttore, immagino che la lettera di Pier Luigi Celli, "Figlio mio, lascia questo paese" (Repubblica, 30 novembre) sia nata come una provocazione.
Anche concedendolo, mi pare che il testo, per ciò che dice, per come è costruito, sia esso stesso un sintomo preoccupante dei mali che vorrebbe denunciare: anche per questo, credo, ha dato fastidio a molti. È triste che per denunciare una situazione di grave disagio e degrado della vita civile, il direttore generale dell´università Luiss scelga l´espediente retorico della "lettera al figlio", e si lanci in doglianze dure, ma generiche, sui mali italiani e sull´assenza di un futuro possibile per i giovani che restano a vivere in Italia.
Se di provocazione si tratta, infatti, sarebbe stato uno scossone salutare che uscisse piuttosto dalla penna di un figlio, o comunque, di un giovane. L´identità dei figli si costruisce anche nella contrapposizione al mondo dei padri. Il momento della critica è parte integrante del processo di maturazione. Dalla penna di un padre, tanto più in questo caso, considerata la posizione pubblica che ricopre, sarebbe stato bello leggere del suo impegno accademico per tentare di rinnovare la classe dirigente, ritrovare - magari - un´analisi degli ostacoli incontrati, un atto di denuncia del mondo che conosce o ha conosciuto, con fatti, dati, numeri e nomi. Parole pensate per continuare ad agire sul proprio frammento mondo, nel tentativo di renderlo, anche se in piccolo, più abitabile, anche per il figlio. Parole che insegnassero al figlio il coraggio e l´ostinazione dell´impegno, anche se le circostanze ambientali sono le più scoraggianti. Invece il padre, confessato il proprio personale fallimento, incita il figlio ad andarsene.
Conta solo il privato, il proprio interesse: non fare il mio errore, pensa a te e vattene lontano. A lui, istruito, intelligente, brillante, non affida il messaggio di mettercela tutta, a costo di delusioni, frustrazioni, sacrifici, per risollevare le sorti del Paese, perché spendersi per il bene comune, proprio quando le cose vanno male, "qualunque cosa succeda" (per citare l´avvocato Giorgio Ambrosoli) è un´impresa che riempie di senso la vita. Ai figli tocca l´onere di affrontare questo Paese ferito e travagliato e anche denunciarne i mali, ma i padri non dovrebbero abdicare al proprio ruolo.
A livello simbolico, il padre è l´uomo divenuto capace di accudimento e di responsabilità. Al padre spetta di lavorare nel mondo e preparare il figlio a entrarvi. La letteratura classica ci consegna le immagini potenti di Ulisse, Enea e soprattutto Ettore, l´eroe dei troiani: accomunati dal tratto paterno inteso come progetto di futuro e responsabilità. In un bel saggio intitolato proprio "Il gesto di Ettore" lo psicanalista Luigi Zoja analizza gli effetti dell´attuale "rarefazione del padre", il venir meno di "riti di passaggio all´età adulta mediati da figure paterne autorevoli" e di "un modello verticale capace di innescare processi sulla responsabilità".
La lettera di Celli si basa sull´assunto che oggi l´alternativa è tra rassegnarsi allo schifo o scappare e salvare se stessi. Non è così. Le "passioni grigie", come le ha chiamate Remo Bodei (onestà, onore, rispetto di sé e dell´altro, far bene il proprio lavoro, non accettare corruzione e intimidazione) non sono morte. Girando per l´Italia, soprattutto frequentando il circuito "invisibile" delle associazioni culturali, o i poli di una rete come "Libera", si incontra tanta gente che lavora, e molto bene, e soprattutto con i ragazzi, per creare anticorpi a una situazione che a troppi sembra senza speranza. Luoghi dove la denuncia di ciò che non va si accompagna sempre ad azioni costruttive: magari a livello locale, su piccola scala: ma l´umiltà del passo dopo passo è la linfa e la premessa di ogni vero cambiamento.
Penso a una sostituto procuratore che ha speso la vita a cercare di contrastare i reati ambientali e la criminalità organizzata. Con frustrazioni e difficoltà quasi inimmaginabili. Quando si scoraggia, pensa alle parole di suo padre, avvocato e sindaco, che le ha trasmesso il senso del valore di compiere il proprio dovere. Si rende conto che il problema è strutturale e occorrerebbe modificare la mentalità dei cittadini. Continua dunque a fare il suo lavoro, però investe tempo anche in incontri pubblici per sensibilizzare la popolazione locale sulle problematiche ambientali. Ha una figlia che studia legge. In Italia. Penso a chi si rompe la testa per cercare di immaginare modi, linguaggi, strumenti nuovi per trasmettere ai ragazzi una cultura del rispetto delle regole, linfa perché domani l´Italia sia un po´ diversa. Ci sono padri che vivono con lo spettro di dover lasciare il paese, un domani, perché non riescono più a mantenere se stessi e la famiglia. Un giovane freelance, classe 1972, orgoglioso padre di una bimba di un anno (la madre, neanche farlo apposta, è una hostess di terra che ha sofferto tutte le tempeste del caso Alitalia): «Certo che la tentazione di andarsene guardandosi in giro è forte. Ma sarebbe una fuga. Adesso sono nel pieno delle mie forze, e voglio tentare tutto il possibile per darle un futuro qui». Questo è parlare. Da uomo, da padre, da italiano. Sono molto contenta per sua figlia, e anche per me. Mi ha fatto sentire meno sola. Ho trentadue anni, sono molto indignata, ma voglio continuare a vivere in Italia. Con tante scorribande all´estero (e invito tutti i ragazzi a fare lo stesso, se possono!), per prendere ciò che qui non trovo, per metterlo nel mio lavoro, per seminare nel mio Paese. C´è troppo da fare e c´è bisogno di tutti.
Benedetta Tobagi

Commenti  

 
+2 #2 paolo di martino 2009-12-30 21:06
Benedetta forse non leggerà mai questo messaggio ma poco importa. Pag. 228 mi sono emozionato ed ho versato lacrime. Mio padre è stato magistrato di provincia negli anni bui e solo di striscio ho percepito il pericolo latente. Mi è stata insegnata l'onestà, la correttezza, l'umilità, il rispetto delle regole con cui oggi si fa molta fatica a fare strada.Ma con i Km e le ore in macchina per poter continuare ad essere un avvocato e prima ancora una persona libera ed onesta, incontro un'Italia nascosta piena di gente che non sfugge e che resiste a costo di sacrifici. Popolo degli onesti coraggio! e grazie di cuore a chi come Benedetta sa dare voce all'Italia migliore grazie!
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+1 #1 Giuseppe Militello 2009-12-08 19:18
Bravissima Benedetta! Celli ha profondamente sbagliato il suo intervento. Chi ricopre un ruolo come il suo, ma più in generale chi ha responsabilità verso i giovani, non può abbandonare le armi in quel modo (peraltro, senza dimettersi...) e consigliare la fuga all'estero. Ha fatto bene Napolitano a stigmatizzarlo, hai fatto ancora meglio tu a rispondere in modo inappuntabile. Brava davvero.
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