Ligresti city a Castello
«Firenze Castello sarà una città verde in uno dei parchi più vasti d’Europa», in questi termini si esprime nell’aprile 2005 Salvatore Ligresti, patron della Fondiaria-Sai, al momento della sottoscrizione della convenzione con il Comune di Firenze, per l’attuazione del Piano Urbanistico Esecutivo di Castello. In città è subito allarme rosso. Si ritorna a parlare di Castello e questa volta il gioco si fa duro, scende in campo un personaggio significativo, in passato al centro delle cronache giudiziarie nazionali. Gli amministratori fanno da sponda alle dichiarazioni di Ligresti, l’assessore Gianni Biagi, magnificando il progetto, sostiene che avrebbe «garantito l’armonico sviluppo urbano dell’area metropolitana fiorentina ». In realtà, in una delle ultime aree libere di Firenze, incastrata tra l’autostrada, l’aeroporto e le colline delle ville medicee a nord, si pretende di innalzare, su di una superficie di 160 ettari circa, costruzioni per 1.400.000 metri cubi da destinare a residenze (1500 appartamenti di cui solo 158 di Edilizia Pubblica), negozi, centri commerciali, uffici, alberghi, scuole, impianti sportivi, cui vanno aggiunti i circa 400.000 metri cubi dei 5 silos sopraelevati per le auto, oltre la Scuola dei Carabinieri, con relative residenze, impianti e servizi. Un vero e proprio colosso immobiliare. Una metà dell’area, quella a ridosso dell’aeroporto e dell’autostrada a sud, sarà destinata ad un parco di circa 80 ettari, uno dei più grandi di Firenze. Pesante è l’impatto di questo intervento che determinerà un aumento del carico demografico della zona di circa 13 – 14.000 persone. Il progetto Castello, fortemente osteggiato da cittadini, ambientalisti e da una parte del mondo accademico, tenacemente voluto sia dalla maggioranza di centro sinistra che dall’opposizione di centro destra, si configura come un vero e proprio progetto di espansione in un’epoca in cui maggiore è l’attenzione verso il recupero delle aree urbane; compromette le residue possibilità di creare un corridoio naturale che avrebbe potuto ricucire tra di loro le aree di Monte Morello, la zona collinare delle ville medicee, la Piana di Castello, le sponde dell’Arno e il Parco delle Cascine, ripristinando così un continuum ambientale e paesaggistico. Il parco di 80 ettari, considerato dagli amministratori e da Ligresti il vero fiore all’occhiello di tutto l’intervento, sarà realizzato a scomputo degli oneri di urbanizzazione dovuti alla pubblica amministrazione, la gestione dei servizi sarà affidata alla proprietà. Il parco non nasce quindi da una domanda sociale di pubblica utilità, ma si rivela semplicemente funzionale alla valorizzazione degli immobili, con le prevedibili ricadute positive sui bilanci delle società coinvolte. In un contesto così degradato, la lottizzazione sarebbe stata collocata con difficoltà sul mercato: in soccorso di Fondiaria-Sai interviene la pubblica amministrazione: Regione e Provincia decidono di trasferire a Castello i propri centri direzionali, affiancati anche da un polo scolastico provinciale di 3-4.000 studenti, mentre per finanziare questa operazione dovranno vendere alcuni immobili di loro proprietà.
Non è finita. Il parco dovrebbe essere occupato dal nuovo stadio di calcio, vera e propria Eurodisney del pallone con un museo d’arte contemporanea, alberghi, appartamenti, un strada dedicata al “commercio di qualità, il cui progetto, a firma Fuksas, è stato recentemente presentato dinanzi a politici locali che, prontamente, si sono messi a disposizione dei desiderata dei Della Valle. Con procedura affrettata viene modificato il piano urbanistico della città, prevedendo il trasferimento dello stadio dall’area di Campo di Marte, in cui però si andranno a concentrare nuovi aumenti di superfici residenziali/ commerciali e di posti letto degli alberghi.
Infine, ricordiamo che nell’area è in corso la costruzione della Scuola dei Carabinieri, operazione che si sta trasformando in un brutto pasticcio da cui non si sa come uscirne. Il Ministero delle Infrastrutture, avendo sbagliato il progetto iniziale, rischia di spendere oltre 100 milioni di euro in più per risarcire la BTP danneggiata dall’errore di progettazione.
Attualmente i lavori sono eseguiti dalla Astaldi e non è chiaro se le strutture, eseguite in base al progetto errato, potranno poi essere collaudate e quindi utilizzate. Anche per Castello la magistratura ha aperto un’indagine notificando avvisi di garanzia per corruzione, tra gli altri, a Ligresti e allo stesso assessore all’urbanistica Biagi.
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