Città d’arte o location di lusso?
«Far muovere gli affari senza muoversi dal centro », è lo slogan che campeggia su di un manifesto pubblicitario di Firenze Fiera, l’ente che gestisce il centro espositivo della Fortezza da Basso e che, nella sua immediatezza, esprime bene il senso di quanto sta accadendo oggi a Firenze, nel suo centro storico. Da anni esso è abbandonato all’iniziativa privata che lo considera una risorsa da cui ricavare quanto più reddito possibile, mentre le istituzioni sembrano assecondare le tendenze in atto, più che governarle. Viene minata sia l’integrità fisica del tessuto storico che quella sociale. Assistiamo impotenti ad una lenta e graduale alterazione interna di appartamenti, edifici, giardini storici, palazzi monumentali, dei quali, in alcuni casi, non resta che la sola facciata, questa sì, rigorosamente tutelata, a mascherare le metastasi dell’aggressione in corso.
E’ in questo contesto che è avvenuta la recente trasformazione in albergo di lusso, definito «nido monumentale» dalla stampa specializzata, del Palazzo Scala della Gherardesca, autentico capolavoro dell’architettura rinascimentale fiorentina. Nel 2002, in assenza di qualsiasi proposta di intervento pubblico, l’intero complesso monumentale è stato venduto dalla Società Metallurgica Italiana (SMI) alla Fingen del gruppo Fratini, che lo ha trasformato in lussuosa location gestita dalla Four Seasons Hotel. Gli interventi, regolarmente autorizzati, hanno sollevato notevoli perplessità disciplinari in relazione alla tutela del bene architettonico, infatti sono stati concessi cospicui aumenti di superficie utile, mentre nel giardino sono stati realizzati una piscina scoperta e locali di servizio interrati con annessa rampa di accesso, sono stati inoltre coperti 2 cortili monumentali ed è stato realizzato un nuovo ingresso dal viale Matteotti.
Sorte analoga è toccata al famoso Palazzo Tornabuoni Corsi, sede cittadina della Banca Commerciale e della storica libreria Seeber, venduto dalla Banca Intesa sempre al gruppo dei fratelli Fratini. Anche in questo caso siamo di fronte ad un capolavoro del rinascimento fiorentino, progettato da Michelozzo alla metà del ’400. Il cambiamento di destinazione d’uso ha consentito la trasformazione del complesso monumentale in esclusivo “Private Residence Club” di 36 lussuosi appartamenti, mentre al piano terreno, al posto delle precedenti attività, è prevista una galleria con boutique, wine bar, ristorante. Un condominio di lusso è stato realizzato anche di fronte al Museo Horne, nello storico Palazzo Busini Bardi, di attribuzione brunelleschiana, mentre lo storico Palazzo Serristori sarà trasformato in un lussuoso hotel con esclusivo centro benessere. Pesanti saranno anche le ricadute sul quartiere: l’inserimento dell’hotel in una zona popolare come quella di San Niccolò ne potrà alterare profondamente i valori immobiliari e accelerare il ricambio sociale. Qualcosa di simile potrà accadere anche nella zona di via Palazzuolo, caratterizzata da un tessuto sociale molto vitale in cui è rilevante la presenza di immigrati. La trasformazione del grande complesso architettonico, sottoposto a vincolo di tutela, già sede del Monte dei pegni della Cassa di Risparmio di Firenze, in un lussuoso albergo di 180 stanze, viene pubblicizzata dall’amministrazione come intervento di riqualificazione del centro storico che dovrebbe favorire la permanenza della residenza nel quartiere, sicuramente non di quella attuale che si vedrà costretta ad abbandonare la zona. Siamo ormai di fronte a un continuo stillicidio con il quale, in nome di interessi particolari, si sottrae la città ai propri abitanti, si dismettono i luoghi dell’incontro sociale e delle relazioni significative, si trasformano i palazzi e i monumenti in quinte spettacolari di un gigantesco set cinematografico in cui ai cittadini non spetta che il ruolo di semplice e malinconica comparsa.
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