L'indebolimento dei servizi sociali e il cedimento alla retorica della sicurezza stanno mortificando la città di Firenze, che dovrebbe invece ambire a diventare un luogo ospitale per i vecchi e nuovi cittadini, capace di garantire condizioni di vita dignitose per tutti e per tutte.
Non è vero che non ci sono risorse per le politiche sociali; negli ultimi anni molti fondi sono stati dirottati verso le cosiddette “politiche della sicurezza” e sottratti ai servizi sociali e sanitari. Occorre ora uscire dalle politiche securitarie e dell'emergenza, a partire dall'abrogazione del Regolamento di polizia municipale, iniquo e inefficace, e concentrare le risorse economiche sulle politiche sociali. I servizi sociali oggi sono frammentati per categorie assistenziali (marginalità, immigrazione, non autosufficienza): dovremmo passare a una visione unitaria che tenga insieme sociale e sanitario, con un unico Assessorato alla sicurezza sociale, eliminando tutti gli sprechi.
Occorre rafforzare i servizi "a bassa soglia", più vicini alle persone, nei quartieri e nelle strade e ad accesso diretto, in modo da formare una rete capillare e decentrata. L'istituzione comunale deve garantire i diritti di cittadinanza e l'accesso ai servizi sociali a tutte le persone presenti sul suo territorio, a prescindere dalla condizione anagrafica e amministrativa. In tal modo, la cura dei bambini, l'assistenza agli anziani, i diritti dei disabili e in generale tutti i servizi alla persona possono essere garantiti attraverso una rete di protezione sociale e secondo le reali esigenze della cittadinanza.
Il Comune dovrà garantire il diritto alla residenza anagrafica abolendo l'Ordinanza attualmente in vigore e provvedere con spazi adeguati al diritto d'asilo per i rifugiati, impegnandosi sul piano politico affinché le pratiche amministrative relative ai cittadini immigrati diventino competenza degli uffici comunali. E' urgente anche la creazione di una struttura di prima accoglienza, che è l'opposto di un C.I.E., contro la cui istituzione in Toscana ci siamo mobilitati al fianco di migranti, movimenti e associazioni.
Il Comune dovrà inoltre garantire l'esistenza di dignitosi luoghi di culto per le diverse pratiche religiose e provvedere affinché nei diversi quartieri si individuino spazi dedicati alle funzioni di commemorazione e cerimonie funebri di carattere laico.
Non è vero che non ci sono risorse per le politiche sociali; negli ultimi anni molti fondi sono stati dirottati verso le cosiddette “politiche della sicurezza” e sottratti ai servizi sociali e sanitari. Occorre ora uscire dalle politiche securitarie e dell'emergenza, a partire dall'abrogazione del Regolamento di polizia municipale, iniquo e inefficace, e concentrare le risorse economiche sulle politiche sociali. I servizi sociali oggi sono frammentati per categorie assistenziali (marginalità, immigrazione, non autosufficienza): dovremmo passare a una visione unitaria che tenga insieme sociale e sanitario, con un unico Assessorato alla sicurezza sociale, eliminando tutti gli sprechi.
Occorre rafforzare i servizi "a bassa soglia", più vicini alle persone, nei quartieri e nelle strade e ad accesso diretto, in modo da formare una rete capillare e decentrata. L'istituzione comunale deve garantire i diritti di cittadinanza e l'accesso ai servizi sociali a tutte le persone presenti sul suo territorio, a prescindere dalla condizione anagrafica e amministrativa. In tal modo, la cura dei bambini, l'assistenza agli anziani, i diritti dei disabili e in generale tutti i servizi alla persona possono essere garantiti attraverso una rete di protezione sociale e secondo le reali esigenze della cittadinanza.
Il Comune dovrà garantire il diritto alla residenza anagrafica abolendo l'Ordinanza attualmente in vigore e provvedere con spazi adeguati al diritto d'asilo per i rifugiati, impegnandosi sul piano politico affinché le pratiche amministrative relative ai cittadini immigrati diventino competenza degli uffici comunali. E' urgente anche la creazione di una struttura di prima accoglienza, che è l'opposto di un C.I.E., contro la cui istituzione in Toscana ci siamo mobilitati al fianco di migranti, movimenti e associazioni.
Il Comune dovrà inoltre garantire l'esistenza di dignitosi luoghi di culto per le diverse pratiche religiose e provvedere affinché nei diversi quartieri si individuino spazi dedicati alle funzioni di commemorazione e cerimonie funebri di carattere laico.
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