Venerdì, Luglio 30, 2010

Il quadro del disastro

3 - Città d’arte o location di lusso?

Il quadro del disastro

Città d’arte o location di lusso?


«Far muovere gli affari senza muoversi dal centro », è lo slogan che campeggia su di un manifesto pubblicitario di Firenze Fiera, l’ente che gestisce il centro espositivo della Fortezza da Basso e che, nella sua immediatezza, esprime bene il senso di quanto sta accadendo oggi a Firenze, nel suo centro storico. Da anni esso è abbandonato all’iniziativa privata che lo considera una risorsa da cui ricavare quanto più reddito possibile, mentre le istituzioni sembrano assecondare le tendenze in atto, più che governarle. Viene minata sia l’integrità fisica del tessuto storico che quella sociale. Assistiamo impotenti ad una lenta e graduale alterazione interna di appartamenti, edifici, giardini storici, palazzi monumentali, dei quali, in alcuni casi, non resta che la sola facciata, questa sì, rigorosamente tutelata, a mascherare le metastasi dell’aggressione in corso.

E’ in questo contesto che è avvenuta la recente trasformazione in albergo di lusso, definito «nido monumentale» dalla stampa specializzata, del Palazzo Scala della Gherardesca, autentico capolavoro dell’architettura rinascimentale fiorentina. Nel 2002, in assenza di qualsiasi proposta di intervento pubblico, l’intero complesso monumentale è stato venduto dalla Società Metallurgica Italiana (SMI) alla Fingen del gruppo Fratini, che lo ha trasformato in lussuosa location gestita dalla Four Seasons Hotel. Gli interventi, regolarmente autorizzati, hanno sollevato notevoli perplessità disciplinari in relazione alla tutela del bene architettonico, infatti sono stati concessi cospicui aumenti di superficie utile, mentre nel giardino sono stati realizzati una piscina scoperta e locali di servizio interrati con annessa rampa di accesso, sono stati inoltre coperti 2 cortili monumentali ed è stato realizzato un nuovo ingresso dal viale Matteotti.

Sorte analoga è toccata al famoso Palazzo Tornabuoni Corsi, sede cittadina della Banca Commerciale e della storica libreria Seeber, venduto dalla Banca Intesa sempre al gruppo dei fratelli Fratini. Anche in questo caso siamo di fronte ad un capolavoro del rinascimento fiorentino, progettato da Michelozzo alla metà del ’400. Il cambiamento di destinazione d’uso ha consentito la trasformazione del complesso monumentale in esclusivo “Private Residence Club” di 36 lussuosi appartamenti, mentre al piano terreno, al posto delle precedenti attività, è prevista una galleria con boutique, wine bar, ristorante. Un condominio di lusso è stato realizzato anche di fronte al Museo Horne, nello storico Palazzo Busini Bardi, di attribuzione brunelleschiana, mentre lo storico Palazzo Serristori sarà trasformato in un lussuoso hotel con esclusivo centro benessere. Pesanti saranno anche le ricadute sul quartiere: l’inserimento dell’hotel in una zona popolare come quella di San Niccolò ne potrà alterare profondamente i valori immobiliari e accelerare il ricambio sociale. Qualcosa di simile potrà accadere anche nella zona di via Palazzuolo, caratterizzata da un tessuto sociale molto vitale in cui è rilevante la presenza di immigrati. La trasformazione del grande complesso architettonico, sottoposto a vincolo di tutela, già sede del Monte dei pegni della Cassa di Risparmio di Firenze, in un lussuoso albergo di 180 stanze, viene pubblicizzata dall’amministrazione come intervento di riqualificazione del centro storico che dovrebbe favorire la permanenza della residenza nel quartiere, sicuramente non di quella attuale che si vedrà costretta ad abbandonare la zona. Siamo ormai di fronte a un continuo stillicidio con il quale, in nome di interessi particolari, si sottrae la città ai propri abitanti, si dismettono i luoghi dell’incontro sociale e delle relazioni significative, si trasformano i palazzi e i monumenti in quinte spettacolari di un gigantesco set cinematografico in cui ai cittadini non spetta che il ruolo di semplice e malinconica comparsa.

 

4 - Tracimazione a Nord-Ovest: Ex Fiat di Novoli

Il quadro del disastro

Tracimazione a Nord-Ovest: Ex Fiat di Novoli


«Nuova centralità urbana» è l’espressione più comune utilizzata dall’amministrazione per giustificare l’inferno che si sta preparando nella vita delquartiere di Novoli, e non solo, come conseguenza della pesante cementificazione che ha sostituito il vecchio stabilimento Fiat. Nell’area, come sappiamo, sono concentrati il Polo universitario, il Palazzo di Giustizia, un grande centro commerciale con multisala, un albergo, numerosi edifici residenziali e commerciali. Nella vicina ex area Carapelli sta sorgendo il centro direzionale della Cassa di Risparmio di Firenze. Le opere che si stanno realizzando hanno una volumetria di circa 1 milione di metri cubi, i nuovi residenti saranno circa 3.000, mentre si stima che circa 10.000 persone frequenteranno l’area ogni giorno. La notte si potrà stare tranquilli? Ci penseranno i clienti del mastodontico centro commerciale camuffato in multisala, con un parcheggio sotterraneo di 7000 auto, a movimentare le serate sonnolente e noiose del quartiere.

Il caso Fiat di Novoli, su cui si sono spesi fiumi di parole, è emblematico del modo subalterno con cui le varie amministrazioni pubbliche che si sono susseguite, cedendo al ricatto occupazionale, hanno gestito la disciplina delle aree dismesse a Firenze; fin da subito, hanno rinunciato all’unica, ma determinante, arma di contrattazione rappresentata dal cambio di destinazione d’uso dell’area e dalle volumetrie eventualmente ammissibili, da utilizzare per tentare di spuntare condizioni più favorevoli agli interessi collettivi. In questo caso si sono inventate uno strumento urbanistico, il Piano di Recupero, per obbedire ai tempi imposti dall’impresa, in un’area che invece è di Ristrutturazione urbanistica, se non di vera e propria Espansione urbana, e concedono alla Fiat nel Comune di Campi Bisenzio, per trasferire lo stabilimento, 12 ettari di superficie e 1,5 milioni di metri cubi, oltre a circa 1 milione di metri cubi di nuova edificazione a Novoli. La Fiat incassa e ringrazia.

Da segnalare che nel 2001 è stata approvata una variante del Piano di “Recupero” che, mentre ridefiniva gli spazi per i parcheggi, elevava da 4 a 5 il numero consentito dei piani degli edifici fronteggianti il parco, provvedeva a cambiare le destinazioni d’uso di alcuni immobili e apriva la strada alla realizzazione di un “Complesso Terziario Polifunzionale” di enormi dimensioni. E’ prevista la costruzione di 120 negozi, per una superficie lorda affittabile di 45.000 metri quadri, un parcheggio con 7.000 posti auto, e un cinema multiplex da 6.000 metri quadri con 9 schermi per 2.195 spettatori! Si calcola che il centro commerciale e la multisala attireranno circa 1,5 milioni di visitatori all’anno. Sulla regolarità delle procedure per la costruzione dell’enorme complesso sta al momento indagando la magistratura che ha disposto anche il sequestro del cantiere della multisala. Non dimentichiamo che alla Fiat è stata anche accordata la trasformazione – valorizzazione in un grande albergo di lusso della concessionaria di Viale Belfiore, operazione cui si è prontamente associata la BTP. A fronte dei soliti grandi propositi, il progetto, che ha visto il ritiro della firma da parte del suo autore, l’architetto Jean Nouvel, sta naufragando tra le acque della falda acquifera affiorante, mettendo a repentaglio l’equilibrio idrogeologico dell’intera area e prefigurando il disastro che potrebbe verificarsi con lo scavo della vicina stazione sotterranea dell’Alta Velocità.

   

5 - Ligresti city a Castello

Il quadro del disastro

Ligresti city a Castello


«Firenze Castello sarà una città verde in uno dei parchi più vasti d’Europa», in questi termini si esprime nell’aprile 2005 Salvatore Ligresti, patron della Fondiaria-Sai, al momento della sottoscrizione della convenzione con il Comune di Firenze, per l’attuazione del Piano Urbanistico Esecutivo di Castello. In città è subito allarme rosso. Si ritorna a parlare di Castello e questa volta il gioco si fa duro, scende in campo un personaggio significativo, in passato al centro delle cronache giudiziarie nazionali. Gli amministratori fanno da sponda alle dichiarazioni di Ligresti, l’assessore Gianni Biagi, magnificando il progetto, sostiene che avrebbe «garantito l’armonico sviluppo urbano dell’area metropolitana fiorentina ». In realtà, in una delle ultime aree libere di Firenze, incastrata tra l’autostrada, l’aeroporto e le colline delle ville medicee a nord, si pretende di innalzare, su di una superficie di 160 ettari circa, costruzioni per 1.400.000 metri cubi da destinare a residenze (1500 appartamenti di cui solo 158 di Edilizia Pubblica), negozi, centri commerciali, uffici, alberghi, scuole, impianti sportivi, cui vanno aggiunti i circa 400.000 metri cubi dei 5 silos sopraelevati per le auto, oltre la Scuola dei Carabinieri, con relative residenze, impianti e servizi. Un vero e proprio colosso immobiliare. Una metà dell’area, quella a ridosso dell’aeroporto e dell’autostrada a sud, sarà destinata ad un parco di circa 80 ettari, uno dei più grandi di Firenze. Pesante è l’impatto di questo intervento che determinerà un aumento del carico demografico della zona di circa 13 – 14.000 persone. Il progetto Castello, fortemente osteggiato da cittadini, ambientalisti e da una parte del mondo accademico, tenacemente voluto sia dalla maggioranza di centro sinistra che dall’opposizione di centro destra, si configura come un vero e proprio progetto di espansione in un’epoca in cui maggiore è l’attenzione verso il recupero delle aree urbane; compromette le residue possibilità di creare un corridoio naturale che avrebbe potuto ricucire tra di loro le aree di Monte Morello, la zona collinare delle ville medicee, la Piana di Castello, le sponde dell’Arno e il Parco delle Cascine, ripristinando così un continuum ambientale e paesaggistico. Il parco di 80 ettari, considerato dagli amministratori e da Ligresti il vero fiore all’occhiello di tutto l’intervento, sarà realizzato a scomputo degli oneri di urbanizzazione dovuti alla pubblica amministrazione, la gestione dei servizi sarà affidata alla proprietà. Il parco non nasce quindi da una domanda sociale di pubblica utilità, ma si rivela semplicemente funzionale alla valorizzazione degli immobili, con le prevedibili ricadute positive sui bilanci delle società coinvolte. In un contesto così degradato, la lottizzazione sarebbe stata collocata con difficoltà sul mercato: in soccorso di Fondiaria-Sai interviene la pubblica amministrazione: Regione e Provincia decidono di trasferire a Castello i propri centri direzionali, affiancati anche da un polo scolastico provinciale di 3-4.000 studenti, mentre per finanziare questa operazione dovranno vendere alcuni immobili di loro proprietà.

Non è finita. Il parco dovrebbe essere occupato dal nuovo stadio di calcio, vera e propria Eurodisney del pallone con un museo d’arte contemporanea, alberghi, appartamenti, un strada dedicata al “commercio di qualità, il cui progetto, a firma Fuksas, è stato recentemente presentato dinanzi a politici locali che, prontamente, si sono messi a disposizione dei desiderata dei Della Valle. Con procedura affrettata viene modificato il piano urbanistico della città, prevedendo il trasferimento dello stadio dall’area di Campo di Marte, in cui però si andranno a concentrare nuovi aumenti di superfici residenziali/ commerciali e di posti letto degli alberghi.

Infine, ricordiamo che nell’area è in corso la costruzione della Scuola dei Carabinieri, operazione che si sta trasformando in un brutto pasticcio da cui non si sa come uscirne. Il Ministero delle Infrastrutture, avendo sbagliato il progetto iniziale, rischia di spendere oltre 100 milioni di euro in più per risarcire la BTP danneggiata dall’errore di progettazione.

Attualmente i lavori sono eseguiti dalla Astaldi e non è chiaro se le strutture, eseguite in base al progetto errato, potranno poi essere collaudate e quindi utilizzate. Anche per Castello la magistratura ha aperto un’indagine notificando avvisi di garanzia per corruzione, tra gli altri, a Ligresti e allo stesso assessore all’urbanistica Biagi.

   

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