Giovedì 12 Marzo 2009 17:40
Un boccone prelibato: le aree ferroviarie dismesse
La questione delle aree ferroviarie è un tema che si trascina a Firenze da moltissimo tempo. Si tratta di un ingente patrimonio immobiliare che le ferrovie hanno dismesso a fronte di amministrazioni pubbliche che troppo facilmente hanno riconosciuto un diritto automatico di conversione dei volumi industriali esistenti in volumi residenziali e terziari. E’ in queste condizioni che si giunge al disastro attuale, per cui alle ferrovie è riconosciuta una superficie da edificare di 135.000 metri quadri, per un volume pari a più del doppio di quello del nuovo Palazzo di Giustizia, da distribuire sulle aree ferroviarie ancora libere.
In altre, come in quella della Stazione Leopolda, gli interventi sono ormai in corso di ultimazione. Questa è un’area di 26 ettari circa posta in posizione strategica tra il Parco delle Cascine e il centro abitato, in cui si sarebbero potute sperimentare modalità di intervento che, pur prevedendo ragionevoli volumetrie di edificazione privata, avrebbe potuto rappresentare una straordinaria occasione di ampliamento del Parco delle Cascine e di una sua stretta integrazione con il resto del tessuto urbano, migliorando le condizioni ambientali di quella parte di città, tra le più inquinate. Così non è andata. L’intera area è coinvolta in un grave intervento di cementificazione: è stata suddivisa in più lotti, di cui due già pesantemente edificati, in cui troverà posto il solito repertorio di manufatti cari alla speculazione edilizia, ossia tante residenze, parcheggi, strade a scorrimento veloce, alberghi, negozi e uffici. Al di fuori di un coerente disegno urbano, vi troverà posto anche il cosiddetto Parco della Musica, per finanziare il quale il Comune intende promuovere la trasformazione in appartamenti di lusso dell’attuale Teatro Comunale consentendone la demolizione e garantendo la destinazione residenziale dei volumi. La Soprintendente, seriamente preoccupata, promette la tutela della sola facciata del teatro, ossia della parte meno significativa dell’immobile, mentre tutto il resto può essere demolito. Tra occasioni mancate e vistosi sprechi si celebra così la fallimentare gestione della città.





