Mercoledì, Settembre 08, 2010

Il quadro del disastro

6 - Aree dismesse: il caso dell’ex Panificio Militare

Il quadro del disastro

Aree dismesse: il caso dell’ex Panificio Militare


L’ex Panificio Militare è un’area edificata negli anni ’50, incastonata nel tessuto della prima periferia fiorentina, a Rifredi, caratterizzata da uno sfruttamento intensivo del territorio e dalla totale assenza del verde pubblico. La dismissione ufficiale della caserma avviene nel 2002 e Comune, Provincia e Regione non esercitando il diritto di prelazione, consentono l’ingresso della società Rubens Immobiliare, assai vicina alla onnipresente BTP. Dopo pochi mesi viene presentato un progetto di ristrutturazione di tutto l’isolato a firma dell’architetto spagnolo Rafael Moneo, a garanzia di una elevata qualità architettonica dell’intervento. In realtà, fatti alcuni rapidi calcoli, gli abitanti si rendono conto che al posto di una tranquilla caserma con annessa area verde sorgerà una di quelle «nuove centralità urbane» in cui si addenseranno 240 appartamenti, numerosi negozi, un auditorium e un centro di quartiere, un parcheggio sotterraneo di due piani per 480 posti auto ed anche una “simpatica” piazza, in realtà poco più di un resede condominiale, mentre una torre alta 45 metri, con in cima la sala del Consiglio di Quartiere, svetterà tra i palazzoni circostanti e segnalerà alla città questo nuovo intervento di “recupero”. Gli abitanti chiedono invece che in una zona già sovraccarica di funzioni si abbatta il muro di cinta, si recuperino le costruzioni esistenti, si apra l’area al quartiere per destinarla a giardino e a funzioni pubbliche a basso o nullo impatto ambientale. La mobilitazione è tale da dover costringere l’assessore Biagi, in un affollato Consiglio di Quartiere dell’aprile del 2005, a dichiarare: «dimenticatevi quel progetto», e a rinunciare quindi alle proposte fino ad allora emerse. L’esultanza dei presenti è incontenibile, finalmente l’amministrazione sembra essere dalla parte dei cittadini. L’assessore sostiene che il destino dell’ex Panificio Militare sarà definito all’interno del Piano Strutturale, il nuovo strumento urbanistico del Comune. Ma il sogno dura poco. Si scopre che il Piano Strutturale, inserendo la caserma nelle Aree di Trasformazione, pur riconoscendo che il «contesto urbano è densamente edificato», è carente di «spazi comuni», dichiara che «l’intervento dovrà garantire la realizzazione di una nuova centralità urbana prevalentemente costituita da una piazza e da attrezzature pubbliche oltre a quote significative di residenza sia pubblica che privata e ad attrezzature commerciali di ambito locale […] Non sono ammesse ulteriori medie strutture di vendita se non all’interno dell’area di trasformazione». Insomma non è cambiato proprio niente. Come andrà a finire? L’amarezza assale gli abitanti del quartiere anche di fronte agli ultimi sviluppi della vicenda. Una nuova ipotesi di sistemazione dell’area, molto simile alle precedenti, è stata formulata dall’attuale proprietà, prontamente è stata condivisa dall’assessorato all’urbanistica, mentre i cittadini, ad oggi, smentendo gli impegni precedentemente presi, non sono stati coinvolti nelle decisioni.

 

7 - Un boccone prelibato: le aree ferroviarie dismesse

Il quadro del disastro

Un boccone prelibato: le aree ferroviarie dismesse


La questione delle aree ferroviarie è un tema che si trascina a Firenze da moltissimo tempo. Si tratta di un ingente patrimonio immobiliare che le ferrovie hanno dismesso a fronte di amministrazioni pubbliche che troppo facilmente hanno riconosciuto un diritto automatico di conversione dei volumi industriali esistenti in volumi residenziali e terziari. E’ in queste condizioni che si giunge al disastro attuale, per cui alle ferrovie è riconosciuta una superficie da edificare di 135.000 metri quadri, per un volume pari a più del doppio di quello del nuovo Palazzo di Giustizia, da distribuire sulle aree ferroviarie ancora libere.

In altre, come in quella della Stazione Leopolda, gli interventi sono ormai in corso di ultimazione. Questa è un’area di 26 ettari circa posta in posizione strategica tra il Parco delle Cascine e il centro abitato, in cui si sarebbero potute sperimentare modalità di intervento che, pur prevedendo ragionevoli volumetrie di edificazione privata, avrebbe potuto rappresentare una straordinaria occasione di ampliamento del Parco delle Cascine e di una sua stretta integrazione con il resto del tessuto urbano, migliorando le condizioni ambientali di quella parte di città, tra le più inquinate. Così non è andata. L’intera area è coinvolta in un grave intervento di cementificazione: è stata suddivisa in più lotti, di cui due già pesantemente edificati, in cui troverà posto il solito repertorio di manufatti cari alla speculazione edilizia, ossia tante residenze, parcheggi, strade a scorrimento veloce, alberghi, negozi e uffici. Al di fuori di un coerente disegno urbano, vi troverà posto anche il cosiddetto Parco della Musica, per finanziare il quale il Comune intende promuovere la trasformazione in appartamenti di lusso dell’attuale Teatro Comunale consentendone la demolizione e garantendo la destinazione residenziale dei volumi. La Soprintendente, seriamente preoccupata, promette la tutela della sola facciata del teatro, ossia della parte meno significativa dell’immobile, mentre tutto il resto può essere demolito. Tra occasioni mancate e vistosi sprechi si celebra così la fallimentare gestione della città.

   

8 - Case di lusso nel parco?

Il quadro del disastro

Case di lusso nel parco?


E’ il rischio concreto che corre il Parco di San Salvi, l’ex manicomio di Firenze, oggi al centro di scambi immobiliari che ne svilirebbero il valore storico-paesaggistico e simbolico. E’ appunto questo lo spirito con cui l’amministrazione comunale ha adottato, nel marzo 2007, il nuovo Piano Urbanistico Esecutivo di San Salvi, che prevede: la localizzazione del Centro Direzionale dell’ASL e la costruzione di un nuovo edificio polifunzionale con annesso auditorium; la destinazione residenziale dei padiglioni posti in posizione migliore; residenze universitarie; la realizzazione di parcheggi esterni e interni all’area, mentre il verde pubblico è confinato nella sola parte orientale dell’area.

L’area è sottoposta a Vincolo di tutela della Soprintendenza a garanzia che sia rispettato e conservato nel tempo proprio il carattere originario dell’intera struttura territoriale. Componente essenziale dell’impianto unitario di San Salvi è senza dubbio la presenza del verde e la sua articolazione con le strutture architettoniche, tali da far ritenere l’intero complesso un vero e proprio Parco urbano. Scopriamo invece che negli strumenti urbanistici della città, l’area di San Salvi non è inserita nel sistema delle aree verdi di Firenze, né tanto meno nel sistema dei Parchi. L’area viene fortemente banalizzata e trattata come un qualsiasi settore urbano in attesa di definizione. Tutto ciò comporterà un considerevole incremento del carico urbanistico e funzionale della zona con aumento del traffico privato e peggioramento delle condizioni di vita e di mobilità dell’intero quartiere.

Le previsioni dell’amministrazione hanno sin da subito allarmato gli abitanti del quartiere, che dal marzo del 2004 si sono costituiti nel “Comitato San Salvi chi può”, che ha denunciato i contenuti dell’operazione, chiedendo una moratoria del piano e l’avvio di un’ampia e seria discussione sulle finalità del recupero dell’area, premessa indispensabile a qualsiasi tipo di intervento.

   

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