"Firenze sentiva davvero il bisogno di far suonare l'inno nazionale e quello europeo prima di ogni seduta del Consiglio Comunale?”. A chiederlo è Ornella De Zordo, motivando la sua astensione alla mozione discussa oggi in Consiglio Comunale.
“Non si tratta qui di esprimere un giudizio sull'inno nazionale, sul cui valore non si discute – ha spiegato De Zordo – ma di capire che valenza assuma il suo inserimento in questo Consiglio Comunale. Se si vuole davvero sostenere il valore della Repubblica italiana, una e indivisibile, questo andrebbe fatto non con la retorica ma con atti concreti nell'applicazione dei principi della Costituzione”.
“A Firenze – ha proseguito De Zordo – non ci sono spinte secessioniste che giustificano una sottolineatura dell'importanza dell'unità nazionale. In un momento storico complesso, in cui le dinamiche migratorie sono allo stesso tempo ineluttabili e mal governate, valorizzare elementi che possono essere strumentalizzati in chiave nazionalistica o identitaria ci può far arretrare rispetto a una necessaria apertura verso culture altre. Siamo cittadini/e del mondo, tutti e tutte, al di là dei confini nazionali. Lo stillicidio di leggi, norme e decisioni identitarie che affliggono l'Italia del 2009 sembrano chiudere sotto chiave quella grande e mai fino in fondo applicata 'Dichiarazione Universale dei diritti umani', un codice etico di importanza storica fondamentale, punto di arrivo di un percorso sui diritti umani durato secoli”.
“A Firenze – ha proseguito De Zordo – non ci sono spinte secessioniste che giustificano una sottolineatura dell'importanza dell'unità nazionale. In un momento storico complesso, in cui le dinamiche migratorie sono allo stesso tempo ineluttabili e mal governate, valorizzare elementi che possono essere strumentalizzati in chiave nazionalistica o identitaria ci può far arretrare rispetto a una necessaria apertura verso culture altre. Siamo cittadini/e del mondo, tutti e tutte, al di là dei confini nazionali. Lo stillicidio di leggi, norme e decisioni identitarie che affliggono l'Italia del 2009 sembrano chiudere sotto chiave quella grande e mai fino in fondo applicata 'Dichiarazione Universale dei diritti umani', un codice etico di importanza storica fondamentale, punto di arrivo di un percorso sui diritti umani durato secoli”.
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