Firenze, 3 Marzo 2008
Ho votato a favore della Risoluzione in difesa della 194 approvata oggi in Consiglio comunale innanzi tutto perché il diritto delle donne alla libera scelta in tema di maternità ha rappresentato e rappresenta, non solo simbolicamente, la conquista di un diritto irrinunciabile, l'affermazione del protagonismo sociale delle donne, l'uscita dalla barbarie degli aborti clandestini e della criminalizzazione del diritto di interruzione di gravidanza. Ci sono voluti decenni di lotte per queste conquiste. Oggi dobbiamo tornare a combattere per difendere un diritto che non è affatto acquisito e che viene pesantemente attaccato.. Quello a cui assistiamo altro non è che un gravissimo attacco che rischia di portare in breve tempo a cancellare la legge 194 e a negare alle donne la libertà di scegliere liberamente della propria maternità e della propria vita. Tacendo volutamente il fatto che da quando è entrata in vigore la 194, grazie anche all'istituzione dei consultori pubblici ed alla diffusione della pratica della contraccezione, gli aborti in Italia sono diminuiti sensibilmente: oggi siamo al 60% di interruzioni di gravidanza in meno.
Si è di recente rimesso in moto nel nostro paese un fronte antiabortista che non si era mai del tutto taciuto ma che oggi ha alzato la voce usando toni inaccettabili: "Terroriste dal volto umano" sono state definite dalla chiesa di Ratzinger e di Bagnasco le donne che ricorrono all'aborto, o anche "esecutrici della pena capitale" che lo squadrista mediatico Ferrara identifica con l'interruzione di gravidanza.
Il terreno su cui origina tutto questo è lo stesso che ha generato la vergognosa legge 40 per la quale la donna vale meno di un embrione, i reazionari tentativi di imporre i consultori confessionali, il provvedimento di stampo medievale della sepoltura dei feti in Lombardia, le misure volte a impedire alle donne non solo l'uso della pillola RU486 ma addirittura della pillola non abortiva del giorno dopo, il recente documento oscurantista dei ginecologi romani per i quali il feto abortito va mantenuto in vita anche contro la volontà della donna, per arrivare alla moratoria sull'aborto di Ferrara. L'aborto, per il quale si chiede una rivisitazione giuridica, anche in sede ONU, che lo qualifichi come 'omicidio' è presentato come il delitto del secolo, un delitto femminile da punire con la galera. Si vuole riformulare esplicitamente il diritto patriarcale della proprietà della riproduzione attraverso il controllo del corpo della donna, finora camuffato dietro le neo-formule del 'diritto alla vita', 'biologismo etico', 'diritti del concepito', 'diritti del cittadino-embrione'.
Solo in questo clima si sono potuti verificare i gravissimi fatti del Federico II Napoli e la violenta condanna, siamo alla cronaca odierna, da parte della CEI del documento degli Ordini provinciali dei medici, che di fatto difende il diritto all'aborto e la 194, critica i limiti della legge 40 ed invita a perfezionare l'introduzione della Ru 486.
Mai come oggi è appropriato parlare di oscurantismo e di ritorno a crociate fondamentaliste.
Non sfugge il risvolto economico del processo in atto: sappiamo bene che coloro che si fanno paladini della "difesa dei diritti del feto e dell'embrione" sono gli stessi sostenitori dei provvedimenti che precarizzano l'esistenza delle donne attraverso la progressiva erosione dei diritti sociali e del lavoro. Dietro questi nuovi attacchi vi è il tentativo di preparare il terreno culturale ed ideologico per un "ritorno a casa delle donne", per sostituire il lavoro domestico e di cura non pagato a un sistema di welfare che sembrava ormai irrinunciabile, con la conseguente rimarginalizzazione del ruolo sociale delle donne utile a salvaguardare la logica del profitto e a giustificare la riduzione degli interventi sociali.
Ed è preoccupante l'utilizzo delle forze dell'ordine in questa crociata: oggi apprendiamo che sabato tre ragazze di Bologna sono state prelevate da agenti della Digos e trattenute quattro ore in questura senza la possibilità di contattare dei legali solo perchè stavano distribuendo volantini per un presidio in occasione di un processo per stupro. Dopo il blitz napoletano le forze dell'ordine, stavolta della rossa Bologna, abusano di nuovo della propria autorità per impedire a delle donne di svolgere attività politica.
Nella battaglia per la difesa della legge 194 e dell'autodeterminazione delle donne sono in causa categorie culturali e politiche che si chiamano democrazia, diritti, stato sociale. Le donne si stanno organizzando in reti nazionali per combattere questa come altre battaglie che le vedono protagoniste (il 24 novembre eravamo in 100.000 a Roma a sfilare contro la violenza maschile).
La CEI e gli zelanti politici subito pronti a raccogliere le indicazioni delle gerarchie vaticane hanno fatto entrare con forza i diritti civili nell'agenda elettorale. Ci chiediamo adesso che cosa intende fare la politica. E soprattutto: cosa fa la sinistra?
Ho votato a favore della Risoluzione in difesa della 194 approvata oggi in Consiglio comunale innanzi tutto perché il diritto delle donne alla libera scelta in tema di maternità ha rappresentato e rappresenta, non solo simbolicamente, la conquista di un diritto irrinunciabile, l'affermazione del protagonismo sociale delle donne, l'uscita dalla barbarie degli aborti clandestini e della criminalizzazione del diritto di interruzione di gravidanza. Ci sono voluti decenni di lotte per queste conquiste. Oggi dobbiamo tornare a combattere per difendere un diritto che non è affatto acquisito e che viene pesantemente attaccato.. Quello a cui assistiamo altro non è che un gravissimo attacco che rischia di portare in breve tempo a cancellare la legge 194 e a negare alle donne la libertà di scegliere liberamente della propria maternità e della propria vita. Tacendo volutamente il fatto che da quando è entrata in vigore la 194, grazie anche all'istituzione dei consultori pubblici ed alla diffusione della pratica della contraccezione, gli aborti in Italia sono diminuiti sensibilmente: oggi siamo al 60% di interruzioni di gravidanza in meno.
Si è di recente rimesso in moto nel nostro paese un fronte antiabortista che non si era mai del tutto taciuto ma che oggi ha alzato la voce usando toni inaccettabili: "Terroriste dal volto umano" sono state definite dalla chiesa di Ratzinger e di Bagnasco le donne che ricorrono all'aborto, o anche "esecutrici della pena capitale" che lo squadrista mediatico Ferrara identifica con l'interruzione di gravidanza.
Il terreno su cui origina tutto questo è lo stesso che ha generato la vergognosa legge 40 per la quale la donna vale meno di un embrione, i reazionari tentativi di imporre i consultori confessionali, il provvedimento di stampo medievale della sepoltura dei feti in Lombardia, le misure volte a impedire alle donne non solo l'uso della pillola RU486 ma addirittura della pillola non abortiva del giorno dopo, il recente documento oscurantista dei ginecologi romani per i quali il feto abortito va mantenuto in vita anche contro la volontà della donna, per arrivare alla moratoria sull'aborto di Ferrara. L'aborto, per il quale si chiede una rivisitazione giuridica, anche in sede ONU, che lo qualifichi come 'omicidio' è presentato come il delitto del secolo, un delitto femminile da punire con la galera. Si vuole riformulare esplicitamente il diritto patriarcale della proprietà della riproduzione attraverso il controllo del corpo della donna, finora camuffato dietro le neo-formule del 'diritto alla vita', 'biologismo etico', 'diritti del concepito', 'diritti del cittadino-embrione'.
Solo in questo clima si sono potuti verificare i gravissimi fatti del Federico II Napoli e la violenta condanna, siamo alla cronaca odierna, da parte della CEI del documento degli Ordini provinciali dei medici, che di fatto difende il diritto all'aborto e la 194, critica i limiti della legge 40 ed invita a perfezionare l'introduzione della Ru 486.
Mai come oggi è appropriato parlare di oscurantismo e di ritorno a crociate fondamentaliste.
Non sfugge il risvolto economico del processo in atto: sappiamo bene che coloro che si fanno paladini della "difesa dei diritti del feto e dell'embrione" sono gli stessi sostenitori dei provvedimenti che precarizzano l'esistenza delle donne attraverso la progressiva erosione dei diritti sociali e del lavoro. Dietro questi nuovi attacchi vi è il tentativo di preparare il terreno culturale ed ideologico per un "ritorno a casa delle donne", per sostituire il lavoro domestico e di cura non pagato a un sistema di welfare che sembrava ormai irrinunciabile, con la conseguente rimarginalizzazione del ruolo sociale delle donne utile a salvaguardare la logica del profitto e a giustificare la riduzione degli interventi sociali.
Ed è preoccupante l'utilizzo delle forze dell'ordine in questa crociata: oggi apprendiamo che sabato tre ragazze di Bologna sono state prelevate da agenti della Digos e trattenute quattro ore in questura senza la possibilità di contattare dei legali solo perchè stavano distribuendo volantini per un presidio in occasione di un processo per stupro. Dopo il blitz napoletano le forze dell'ordine, stavolta della rossa Bologna, abusano di nuovo della propria autorità per impedire a delle donne di svolgere attività politica.
Nella battaglia per la difesa della legge 194 e dell'autodeterminazione delle donne sono in causa categorie culturali e politiche che si chiamano democrazia, diritti, stato sociale. Le donne si stanno organizzando in reti nazionali per combattere questa come altre battaglie che le vedono protagoniste (il 24 novembre eravamo in 100.000 a Roma a sfilare contro la violenza maschile).
La CEI e gli zelanti politici subito pronti a raccogliere le indicazioni delle gerarchie vaticane hanno fatto entrare con forza i diritti civili nell'agenda elettorale. Ci chiediamo adesso che cosa intende fare la politica. E soprattutto: cosa fa la sinistra?
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