[perUnaltracittà 15/03/2010] PerUnaltracittà sostiene il presidio del Coordinamento dei lavoratori precari in programma oggi alle 16 in via Cavour e condivide il loro grido di allarme per la scomparsa del tema del lavoro dall'agenda politica. La crisi che sta attraversando il paese produce anche nella nostra regione chiusure e svendite di aziende, riduzioni di personale e licenziamenti che in primo luogo colpiscono i lavoratori precari, per i quali non esistono ammortizzatori sociali. Si tratta di un terribile passo indietro in termini di diritti, dignità e capacità di futuro di una, forse due, generazioni. In risposta alla crisi il Governo ha compiuto delle scelte pesanti, cercando risorse e distribuendole secondo indirizzi che hanno favorito le banche e addossato i costi su lavoratori, precari, disoccupati.
Non solo: l'ultimo "collegato lavoro" approvato dal Parlamento è la prova evidente della volontà del Governo di smantellare ogni forma di tutela dei diritti. Con le nuove norme, il lavoratore è solo di fronte all'azienda, che può imporre contratti individuali capestro, dove si accettano "liberamente" deroghe alla legge e ai contratti collettivi, e si rinuncia a rivolgersi al giudice in caso di controversie. In pratica, via libera al ricatto occupazionale e ai licenziamenti arbitrari, mentre si sancisce una semi-sanatoria per le aziende che assumevano con contratti irregolari. Per contro, diventa una colpa grave ammalarsi, prendere un permesso o un congedo. E, per rinfrescare l'esercito dei precari potenziali, l'arruolamento si apre da 15 anni in su, equiparando un apprendistato di lavoro alla frequenza scolastica.
Di tutto questo non si parla più. La precarietà nel lavoro produce incapacità sociale e indifferenza politica, e forse proprio per questo piace o non dispiace a chi detiene il potere. Per opporsi a questa deriva riteniamo importante sostenere i processi di consapevolezza e di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori precari: contro i licenziamenti, i contratti a termine ed ogni forma di precarietà del lavoro e della vita.
Non solo: l'ultimo "collegato lavoro" approvato dal Parlamento è la prova evidente della volontà del Governo di smantellare ogni forma di tutela dei diritti. Con le nuove norme, il lavoratore è solo di fronte all'azienda, che può imporre contratti individuali capestro, dove si accettano "liberamente" deroghe alla legge e ai contratti collettivi, e si rinuncia a rivolgersi al giudice in caso di controversie. In pratica, via libera al ricatto occupazionale e ai licenziamenti arbitrari, mentre si sancisce una semi-sanatoria per le aziende che assumevano con contratti irregolari. Per contro, diventa una colpa grave ammalarsi, prendere un permesso o un congedo. E, per rinfrescare l'esercito dei precari potenziali, l'arruolamento si apre da 15 anni in su, equiparando un apprendistato di lavoro alla frequenza scolastica.
Di tutto questo non si parla più. La precarietà nel lavoro produce incapacità sociale e indifferenza politica, e forse proprio per questo piace o non dispiace a chi detiene il potere. Per opporsi a questa deriva riteniamo importante sostenere i processi di consapevolezza e di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori precari: contro i licenziamenti, i contratti a termine ed ogni forma di precarietà del lavoro e della vita.
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