Un'operazione azzardata come la creazione della Fondazione Palazzo Strozzi avrebbe bisogno, quanto meno, di garanzie reali sul piano del lavoro, ben sapendo che è concreta la possibilità di creazione di società collegate e di utilizzo di lavoro di soggetti terzi. Questo è il senso dell'ordine del giorno presentato dai gruppi comunale e provinciale di Rifondazione Comunista, del PdCI, di Unaltracittà/Unaltromondo, approvato dai Verdi di Comune e Provincia e respinto dal Consiglio Comunale di ieri pomeriggio con i voti di Ds e Margherita.
La nascita del nuovo soggetto, sulle ceneri ancora fumanti di Firenze Mostre, non è stata colta né come occasione per un ripensamento in merito alla gestione delle politiche culturali, né come occasione per aggredire i temi del lavoro e affermare la volontà di non attivare ancora una volta percorsi di precarietà. Troppo debole il richiamo, nella mozione di maggioranza, al rispetto dei contratti di lavoro, laddove è noto che esistono più di 40 tipi di contratti di lavoro che tutto sono fuorché garanzia di stabilità occupazionale. Fuorvianti gli esempi proposti dal gruppo DS nel dibattito consiliare di alte professionalità (il traduttore di arabo!), laddove è noto che, prima ancora del pacchetto Treu, esisteva la possibilità di avvalersi di alte professionalità senza che questi fossero necessariamente assunti a tempo indeterminato: si tratta invece di affrontare la stabilità del lavoro per le qualifiche basse e medie, indispensabili per la normale attività di qualunque Ente, laddove vi sia una buona organizzazione del lavoro e una gestione responsabile che non si basi esclusivamente sull'abbattimento del costo del lavoro.
L'Amministrazione che tuttora non trova risposte per i propri precari, che attribuisce alla Finanziaria la responsabilità del protrarsi della condizione precaria, doveva cogliere l'occasione del nuovo soggetto Fondazione cultura almeno per attenersi al programma dell'Unione, dove si legge: "Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate e che non debbano superare una soglia dell'occupazione complessiva dell'impresa".
La nascita del nuovo soggetto, sulle ceneri ancora fumanti di Firenze Mostre, non è stata colta né come occasione per un ripensamento in merito alla gestione delle politiche culturali, né come occasione per aggredire i temi del lavoro e affermare la volontà di non attivare ancora una volta percorsi di precarietà. Troppo debole il richiamo, nella mozione di maggioranza, al rispetto dei contratti di lavoro, laddove è noto che esistono più di 40 tipi di contratti di lavoro che tutto sono fuorché garanzia di stabilità occupazionale. Fuorvianti gli esempi proposti dal gruppo DS nel dibattito consiliare di alte professionalità (il traduttore di arabo!), laddove è noto che, prima ancora del pacchetto Treu, esisteva la possibilità di avvalersi di alte professionalità senza che questi fossero necessariamente assunti a tempo indeterminato: si tratta invece di affrontare la stabilità del lavoro per le qualifiche basse e medie, indispensabili per la normale attività di qualunque Ente, laddove vi sia una buona organizzazione del lavoro e una gestione responsabile che non si basi esclusivamente sull'abbattimento del costo del lavoro.
L'Amministrazione che tuttora non trova risposte per i propri precari, che attribuisce alla Finanziaria la responsabilità del protrarsi della condizione precaria, doveva cogliere l'occasione del nuovo soggetto Fondazione cultura almeno per attenersi al programma dell'Unione, dove si legge: "Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate e che non debbano superare una soglia dell'occupazione complessiva dell'impresa".
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