“Le amministrazioni, per fronteggiare le degenerazioni provocate dalla crisi, compiano i massimi sforzi per stabilire regole al fine di evitare che un'azienda in utile possa abbandonare la città”. Lo ha detto la capogruppo di perUnaltracittà Ornella De Zordo, che interverrà venerdì 27 novembre a Firenze all'incontro pubblico con le rappresentanze sindacali e i lavoratori da titolo “Per la Seves, per Firenze”, che si svolgerà alle ore 17.30 presso il Circolo Ricreativo Culturale di Castello, in via Reginaldo Giuliani, 374.
“Un'azienda come la Seves, che nel 2008 ha prodotto ricavi per circa 20 milioni di euro – ha spiegato De Zordo – non può 'usare' in questo modo la città licenziando i suoi lavoratori e delocalizzando la sua produzione in Repubblica Ceca. Oltre ad aver messo in cassa integrazione 110 lavoratori su 173 – ha proseguito De Zordo – l'azienda sta piano piano spegnendo i forni in tutti i paesi dove è presente con propri stabilimenti. Eppure Firenze – oltre ad essere uno dei più qualificati e produttivi stabilimenti del mondo nel settore – è l'unica in grado di mantenere la produzione di mattoni di alta qualità. La città non può accettare che la Seves continui la sua politica ambigua, mascherando le proprie operazioni per risolvere i problemi con gli istituti di credito che stanno vivendo alcune finanziarie ad essa collegate”.
“Un'azienda come la Seves, che nel 2008 ha prodotto ricavi per circa 20 milioni di euro – ha spiegato De Zordo – non può 'usare' in questo modo la città licenziando i suoi lavoratori e delocalizzando la sua produzione in Repubblica Ceca. Oltre ad aver messo in cassa integrazione 110 lavoratori su 173 – ha proseguito De Zordo – l'azienda sta piano piano spegnendo i forni in tutti i paesi dove è presente con propri stabilimenti. Eppure Firenze – oltre ad essere uno dei più qualificati e produttivi stabilimenti del mondo nel settore – è l'unica in grado di mantenere la produzione di mattoni di alta qualità. La città non può accettare che la Seves continui la sua politica ambigua, mascherando le proprie operazioni per risolvere i problemi con gli istituti di credito che stanno vivendo alcune finanziarie ad essa collegate”.
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