[perUnaltracittà 01/02/2010] Dopo le dichiarazioni di Stefania Saccardi sui Centri di espulsione
Per la prima volta dal '38 si punisce una condizione, uno stato, e non un comportamento
"L'assessore Stefania Saccardi oggi in Consiglio ha parlato chiaro: è d'accordo che si aprano anche in questo territorio i CIE, purché, precisa, siano "luoghi di accoglienza". perUnaltracittà crede che un centro di identificazione e di espulsione per migranti non possa essere MAI definito un luogo di "accoglienza". Anche perché è la stessa legge istitutiva a non prevederlo.
Tutti sappiamo infatti che parlando di CIE, piccoli o grandi che siano, si parla di luoghi come Ponte Galeria a Roma, come via Corelli a Milano, come Gradisca d'Isonzo. La legge stessa sancisce gli scopi di questi centri, tra i quali non vi è affatto quello dell'accoglienza. E nessuno ci può venire a raccontare che il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi può essere sospeso per la Toscana.
I CIE funzionano ovunque nello stesso modo, cioè sono luoghi di detenzione di innocenti con il colore della pelle sbagliato. Ed è agghiacciante la concezione che ne è alla base, che trova compimento nel reato di clandestinità: per la prima volta dal '38 si punisce una condizione, uno stato, e non un comportamento.
Pensare di "mitigare" questa istituzione non è solo vano, è francamente un pericoloso cedimento ideale. Quanto alla retorica del volontariato ricordo che ovunque i CIE sono gestiti non direttamente dal ministero, ma da Misericordia, Croce rossa, cooperative. Con un cospicuo giro di milioni.
Credo che questo territorio debba e possa esprimere ben altre posizioni, e dovrebbe anzi preoccuparsi di organizzare forme alternative di accoglienza vera, differenziandosi dalle politiche della destra anziché accodarsi ad essa e poi sostenere a parole di poter "mitigare" quel modello. Ci sarà comunque un'altra Toscana che farà sentire la propria voce".
Per la prima volta dal '38 si punisce una condizione, uno stato, e non un comportamento
"L'assessore Stefania Saccardi oggi in Consiglio ha parlato chiaro: è d'accordo che si aprano anche in questo territorio i CIE, purché, precisa, siano "luoghi di accoglienza". perUnaltracittà crede che un centro di identificazione e di espulsione per migranti non possa essere MAI definito un luogo di "accoglienza". Anche perché è la stessa legge istitutiva a non prevederlo.
Tutti sappiamo infatti che parlando di CIE, piccoli o grandi che siano, si parla di luoghi come Ponte Galeria a Roma, come via Corelli a Milano, come Gradisca d'Isonzo. La legge stessa sancisce gli scopi di questi centri, tra i quali non vi è affatto quello dell'accoglienza. E nessuno ci può venire a raccontare che il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi può essere sospeso per la Toscana.
I CIE funzionano ovunque nello stesso modo, cioè sono luoghi di detenzione di innocenti con il colore della pelle sbagliato. Ed è agghiacciante la concezione che ne è alla base, che trova compimento nel reato di clandestinità: per la prima volta dal '38 si punisce una condizione, uno stato, e non un comportamento.
Pensare di "mitigare" questa istituzione non è solo vano, è francamente un pericoloso cedimento ideale. Quanto alla retorica del volontariato ricordo che ovunque i CIE sono gestiti non direttamente dal ministero, ma da Misericordia, Croce rossa, cooperative. Con un cospicuo giro di milioni.
Credo che questo territorio debba e possa esprimere ben altre posizioni, e dovrebbe anzi preoccuparsi di organizzare forme alternative di accoglienza vera, differenziandosi dalle politiche della destra anziché accodarsi ad essa e poi sostenere a parole di poter "mitigare" quel modello. Ci sarà comunque un'altra Toscana che farà sentire la propria voce".
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