Il 15 ottobre può diventare una data da ricordare. Le premesse ci sono tutte. Ma dipenderà anche da noi, da quanto siamo disposti a dare in prima persona del nostro tempo, delle nostre energie, cuori e intelligenze non solo per manifestare quel giorno, ma per attivarci in una mobilitazione permanente che ormai si impone per combattere l'organizzazione economica e politica che ci governa. Anche in Italia si è aperta finalmente una fase nuova, che ha visto estendere i confini di una protesta di piazza dalla Spagna all'intera Europa e che sta coinvolgendo più di 70 città statunitensi al grido Occupy Wall Street dopo aver attraversato luoghi diversi come il sud del Mediterraneo. Una fase le cui potenzialità e evoluzioni sono imprevedibili. Ma c'è un filo rosso che unisce le piazze che si riempiranno sabato prossimo: il rifiuto delle politiche economiche che hanno provocato tagli alle spese sociali, all'istruzione e alla sanità, la distruzione dei diritti, la mancanza di lavoro, lo sfruttamento insensato delle risorse naturali: tutto in nome del profitto e della speculazione finanziaria. Oggi c'è un'onda in movimento che grida che tutto questo non è più possibile accettarlo.
Molte e diversificate sono le soggettività che hanno aderito alla giornata del 15 ottobre, lavoratori, studenti, precari, migranti, reti di movimento formali e informali, attivisti, gruppi di resistenza organizzata. E tra le tante voci che cii chiamano a Roma il 15 ottobre si leva forte il rifiuto di ogni forma di "guida", di compromesso, di delega. L'esigenza espressa è quella di un protagonismo sociale nuovo e lontano da forme di gerarchie politiche. Quello che sta emergendo, e che segna questa nuova ondata di protesta, è la necessità di una sperimentazione di politica dal basso, il bisogno una nuova radicalità, e la consapevolezza più allargata che non si tratta di cercare dei correttivi all'attuale sistema, ma che vanno cambiati i paradigmi di fondo: nessun miglioramento è possibile all'interno degli schemi del capitalismo, nessuna continuità con la vecchia politica può portare al cambiamento necessario per uscire dal predominio della logica del profitto, dalle espropriazioni dei beni comuni e dei servizi, dall'uso del denaro pubblico per salvare il sistema bancario. Questi movimenti rivendicano, in sostanza, il diritto fondamentale alla vita; e la consapevolezza che siamo al punto di non ritorno.
Ornella De Zordo, perUnaltracittà
* Il testo qui ripreso è pubblicato in "Asilo politico", l'inserto settimanale de Il Nuovo Corriere di Firenze di giovedì 13 ottobre.
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