Mercoledì, 23 Maggio 2012
   
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Quando il dissenso alimenta la democrazia, di Ornella De Zordo

Politica

Vi proponiamo l'intervento di Ornella De Zordo pubblicato oggi su Repubblica.

“Prima si faccia eleggere sindaco, e poi farà quel che vuole!”. Frasi del genere, rivolte a esponenti di minoranza in Consiglio comunale, la dicono lunga sui fraintendimenti esistenti oggi sul ruolo dell'opposizione. Perché in una democrazia rappresentativa non conta unicamente chi ha il diritto/dovere di governare, ed è pericoloso depositare nelle sole mani del vincitore ogni potere. Bene dunque ribadire che anche chi non ha raggiunto la maggioranza concorre a fare politica  esprimendo una voce diversa, un dissenso, una controproposta che deve avere spazio e riconoscimento per alimentare un confronto di idee che è garanzia di libertà e democrazia.

Tutto questo nel nostro Consiglio comunale manca, e i motivi sono diversi. Intanto vi sono cause generali per lo svuotamento del ruolo dell'opposizione negli organi rappresentativi, a partire dall'elezione diretta del sindaco, con la personalizzazione che ne consegue. In questo, il nostro sindaco eccelle. Chi apprezza lo stile dice che “ci mette la faccia”; altri ribattono che quando la faccia è una sola non è un bel segnale. Dove vanno a finire l'ascolto come arricchimento, le sintesi di posizioni diverse come avanzamento, la discussione come risorsa? Non ci sono, e si arriva al decisionismo dell’uomo solo al comando. Un'impostazione che non prevede il confronto, ma una decisione maturata al massimo in una cerchia ristrettissima, anche con l'uso demagogico di cittadini desiderosi di partecipare nei "cento luoghi".

D'altra parte, prima ancora del ruolo delle opposizioni è quello del Consiglio stesso che appare svuotato: a fronte di una passione per la politica-spettacolo, di un decisionismo trasmesso con annunci direttamente rivolti agli "amici" di Facebook o alla stampa bypassando persino assessori e consiglieri della maggioranza, dove e come si esercitano quei ruoli di indirizzo e di controllo che sono propri del Consiglio? Le decisioni importanti vengono prese al di fuori di quello spazio istituzionale, tanto che, ad esempio, dopo due anni e mezzo mai sono stati dati dal Consiglio indirizzi alle società partecipate come la norma richiede. Sul futuro di Ataf, per citare solo il tema più caldo, chi ha dato mandato al sindaco di decidere spacchettamento e ipotesi di vendita delle quote? Non l'organo legittimamente preposto a farlo, quel Consiglio che verrà chiamato semplicemente a ratificare una decisione presa. Ma lo stesso si può dire per Publiacqua (a proposito che fine ha fatto l'esito del referendum?), Firenze Parcheggi e tutte le altre partecipate del Comune. Anche le mozioni approvate trovano raramente una applicazione, e così vi sono atti che magari chiedono potenziamento delle piste ciclabili, monitoraggio ambientale dei cantieri della Tav, estensione della raccolta differenziata porta a porta - solo per far qualche esempio - che restano lettera morta.

In questa situazione non è facile il ruolo di un'opposizione che vorrebbe alimentare un dibattito sulle trasformazioni della città; in realtà manca lo spazio stesso di dibattito, come si è riscontrato nel caso dell'approvazione del Piano Strutturale. Chi, attraverso analisi, convegni, incontri con alcuni dei nomi più interessanti dell'urbanistica italiana, ha chiesto che si potesse avere un confronto reale su idee diverse per il futuro della città, si è ritrovato a dover lavorare solo sulle osservazioni tecniche al progetto. Ma un ruolo importante che un'opposizione può svolgere resta comunque. E per noi questo è un tratto distintivo: rapportarsi con le parti vive della città, dare voce a soggetti altrimenti esclusi, fare informazione e controinformazione, far emergere con iniziative autonome temi e posizioni fuori dallo schema del “comandante”. E per far questo è certamente essenziale che un sistema dell’informazione sia disponibile a dare spazio alle voci.

 

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