Pubblichiamo il botta e risposta tra Gianni Biagi e Ornella De Zordo tratto dal Corriere Fiorentino del 16 e del 18 novembre.
***
di Ornella De Zordo, perUnaltracittà
Caro direttore, abbiamo letto con stupore sul Corriere Fiorentino di mercoledì la lettera dell'ex assessore comunale all'Urbanistica Gianni Biagi (si può leggere sotto questa lettera) che rivendica la correttezza dell'operato dell'amministrazione nella questione del Multiplex. Solo la prescrizione ha evitato di perseguire il falso in atto pubblico che secondo la Procura sarebbe stato commesso dall'allora dirigente dell'Urbanistica e che è all'origine di tutto l'iter della costruzione del Multiplex.
Quanto al pretesto usato da Biagi per ribadire la sua verità, ovvero la perdita di posti di lavoro, l'allora assessore Nencini di fronte a una nostra interrogazione affermò in Consiglio comunale che nessuno dei 300 lavoratori impegnati nella frenetica costruzione del Multiplex era rimasto disoccupato dopo il sequestro. Rileviamo per inciso che la regolarità di un intervento è premessa necessaria anche a garanzia dei lavoratori, e ovviamente responsabilità di chi lo promuove, lo autorizza e lo gestisce. I tormenti di coscienza dell'ex assessore possono dunque indirizzarsi in altra direzione.
Quello che appare evidente è che i veri interessi speculativi dell'Immobiliare Novoli e dei suoi azionisti italiani ed esteri, con l'alibi delle esigenze dei cittadini, hanno poi trovato il modo di aggirare le leggi, e quando proprio non è stato possibile sono riusciti persino a farle modificare. Prova ne è l'approvazione della recente legge regionale sul cinema, voluta dal consigliere Danti in contrasto con le indicazioni della stessa giunta regionale. Grazie a questa legge si sono potute realizzare 5 sale cinematografiche pronte per i cinepanettoni natalizi di turno, fortissimamente volute per la gestione Mediaset e Benetton e spacciate come la panacea per il quartiere di Novoli, dove si poteva pensare a qualcosa di diverso nel rispetto dei bisogni dei cittadini.
Il Multiplex di Novoli resta un intervento discutibile sul piano procedurale e urbanistico. L'unica cosa indiscutibile è che il comportamento dell'amministrazione di cui Biagi faceva parte è stato tutt'altro che trasparente e regolare.
***
Il Multiplex, l'ex assessore e la risposta a una fiorentina
di Gianni Biagi, ex assessore all'Urbanistica di Firenze
Caro direttore, era il novembre 2008, un mese che non scorderò facilmente. La Procura di Firenze, con un provvedimento inaspettato, ma da alcuni esponenti politici quasi invocato, aveva da poco sequestrato il cosiddetto Multiplex di Novoli. Una gentile signora mi telefonò in assessorato e disse alle mie segretarie: «Potevate stare più attenti, mio marito per colpa vostra ha perso il lavoro». Suo marito era uno dei 347 lavoratori che stavano «alacremente lavorando», quasi con sospetta sollecitudine per alcuni, per completare un intervento che comprende alcune attività commerciali, 9 sale cinematografiche, un centro benessere ed altre attività di ristorazione e di pubblici esercizi nell'ambito del piano di recupero dell'area ex Fiat a Novoli. Insomma, un luogo di servizi e di divertimento per un intero quartiere che ne è privo da sempre.
Una scelta «politica» della amministrazione che, a distanza di alcuni anni può naturalmente essere contestata, ma che fu ritenuta coerente con l'obiettivo di migliorare la dotazione di servizi per i cittadini e che i cittadini della zona apprezzano ancora, come recentemente dimostrato nell'ambito delle iniziative sui «100 luoghi». Nella stessa area sta sorgendo un bel parco di 12 ettari (9 ettari sono già aperti al pubblico), è già funzionante da anni il polo universitario, ed è stato costruito, ma non ancora utilizzato, il nuovo Palazzo di Giustizia. Lì ci abitano migliaia di persone. Le parole «potevate stare più attenti» mi si sono conficcate nel cervello e mi hanno accompagnato in questo periodo come un'ossessione. Dare una risposta a quella signora e, attraverso lei, a tutti quei lavoratori che dalla mattina alla sera si sono trovati senza lavoro e senza un perché, è stato per me un obbligo.
Ho sempre affermato la correttezza degli atti amministrativi e dei comportamenti del Comune su questa vicenda. Ma per riparlare della questione ho voluto aspettare che la «giustizia facesse il suo corso» come si dice e che le cose si chiarissero. E la giustizia ha tempi lunghi come si sa. Ecco perché rispondo solo oggi alla signora. Circa un anno fa il Tribunale del Riesame di Firenze ha respinto la richiesta della Procura per l'annullamento del provvedimento di dissequestro. Quindi i lavori erano ripresi da dove erano stati fermati e ora sono terminati. Il Tribunale Amministrativo ha affermato che i provvedimenti e i comportamenti del Comune di Firenze erano legittimi e rispettosi delle leggi. Alcuni mesi fa il Tribunale di Firenze ha assolto i responsabili privati della costruzione dall'accusa di abuso edilizio. Insomma, «eravamo stati attenti».
Mi premeva far sapere alla signora che telefonò in assessorato, per il rispetto che porto ancora oggi per il suo dolore di allora, che avevamo fatto le cose per bene, e che il nostro lavoro è sempre stato teso a garantire il bene della città, dei suoi cittadini e anche di chi aveva trovato, grazie alle nostre politiche urbanistiche, una occasione importante di lavoro nella nostra città. Purtroppo questa è per la signora, per suo marito, e per gli altri 346 lavoratori, una magra consolazione. Lo so.
Prossimi appuntamenti
| Ven 25 Mag 15:30 - 19:30 Dall'emergenza abitativa al recupero del patrimonio |



















