E’ vero che alla base del crollo sul Lungarno c’è un evento meccanico accidentale come la rottura di una dorsale dell’acquedotto, ma è anche vero che la città è soggetta a rischi, pericoli, incidenti, anche fatalità. Invece di imprecare oggi contro la sorte malvagia e ria, e da domani continuare ad aumentare i rischi con interventi vari, bisogna cercare di creare reti di protezione, diminuendo i fattori di rischio o creando le condizioni per minimizzare i danni sulle strutture esistenti.
Publiacqua investa gli utili netti, che nel 2015 ammontano a 29 milioni di euro, nel controllo, nella manutenzione e nell’ammodernamento della rete (http://www.usbpubliacqua.it/spip.php?article3600).
Visto che i fiorentini pagano, tra l’alto, le tariffe più care d’Italia non meritano di essere tartassati e subire anche i danni di una rete idrica che fa acqua da tutte le parti, con tubi vecchi di 60 anni (mentre dovrebbero essere al massimo di 40). Ma è il modello di gestione dell’acqua pubblico-privato che piace tanto a Renzi che impone di investire gli utili in parte nella remunerazione del capitale e in parte in fondo investimenti, anziché nella manutenzione delle strutture come sarebbe necessario.
Per non parlare dell’amianto che ancora accompagna ben 225 km di tubature di Publiacqua. Una governance Publiacqua che è figlia di Renzi sindaco, con Boschi nel cda e D’Angelis presidente (http://www.perUnaltracittà
Ultimi post di perUnaltracittà (vedi tutti)
- Referendum: li abbiamo fermati. E ora? - 25 Marzo 2026
- Urbanistica a Firenze. Il decisionismo politico svuota la partecipazione - 10 Marzo 2026
- Firenze alienata con Donatella Della Porta: il 25 febbraio al Polo di Novoli - 18 Febbraio 2026





