Che da lontano sembrano mosche, di Kike Ferrari

L’Argentina non finisce di stupirci proponendo autori che fa sempre piacere leggere quanto scrivono. Kike Ferrari con il suo Che da lontano sembrano mosche rientra tra questi.

Ci troviamo nell’Argentina post dittatura ed anche post crisi economica, ma che di quei periodi si porta dietro tutto il negativo: ostentare il proprio potere economico attraverso una vita fatta di cocaina e viagra, umiliare e tradire la propria moglie, “usare” donne per i propri “bisogni” sessuali, avere come guardiaspalle un ex poliziotto torturatore per il quale anche l’omicidio è un servizio come tanti altri, piegare le volontà altrui alla propria, esibire una bmw da 200000m dollari per far sì che negli altri, definibili pezzenti, si produca non solo stupore ma piuttosto invidia.

Ma il Sign Machi, un nuovo ricco coinvolto nelle sparizioni dei sovversivi dalla sua fabbrica tessile, deve fare i conti con la realtà, e si tratta di una realtà ben diversa da quella da lui normalmente vissuta; nel momento in cui una ruota della sua bmw si buca, ecco che la normalità quotidiana, considerata ridicola, si vendica, e il suo stile di vita secondo cui gli uomini d’affari, onesti o sporchi che siano, hanno rivali e non nemici, e che benedice le regole dell’economia di mercato, cambia drasticamente. Rivali, sudditi e tutti gli altri che stanno ai margini divengono potenziali nemici.

Nel baule della macchina un cadavere, parola che il Sign non riesce a pronunciare e al cui posto dice “quello”, e quattro interrogativi senza risposte accettabili: dove, chi, come, perché. Causalità o complotto? Ogni risposta solleva nuove domande annullando di conseguenza le precedenti.

Quando, a fatica, ritiene di aver sistemato quanto pareva andare a rotoli, l’incubo ricomincia.

Un noir che, se in questo caso non ha colpevoli identificabili ed identificati, ha un colpevole ben chiaro: lo status quo strafottente ed arrogante. Il marciume di una società che scivola verso il baratro, una società che precipita su un piano inclinato, un precipizio senza fine.

Kike Ferrari, Che da lontano sembrano mosche, Pensa Multimedia, Lecce 2016, pp.148, € 16.00

*Edoardo Todaro

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Edoardo Todaro

Oltre a svolger la propria militanza tra realtà autogestite (CPA) e sindacali (delegato RSU Cobas presso Poste spa) è appassionato di letture, noir in particolare. È tra i collaboratori, con le proprie recensioni, del blog Thriller Pages

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