Voto utile e pandemia: la Toscana in Zona rossa suggella il primo fallimento di Giani

Il 20 e 21 settembre Eugenio Giani viene eletto presidente della Regione Toscana. Entrerà in carica con pieni poteri 17 giorni dopo, l’8 ottobre. Come si è comportato in queste settimane che hanno visto aumentare esponenzialmente i casi Covid-19? Come ha affrontato la seconda ondata pandemica prevista sin dalla primavera scorsa? Ha agito con attenzione, rapidità e competenza in un’emergenza che da oggi, 15 novembre, ci vede costretti ad un lockdown generalizzato, senza orizzonte temporale, perché la Toscana ha il peggiore RT d’Italia?

Giani scava una fossa in una delle iniziative di queste settimane non dedicate all’emergenza Covid

Ad una settimana dall’insediamento, sabato 17 ottobre, i nuovi casi Covid erano 879, i morti due, e 50 i posti occupati in terapia intensiva. I quotidiani parlarono di “Record di casi” e di numeri “Mai toccati prima”.

Nello stessa giornata l’Agenzia regionale di sanità (Ars) rilasciava il suo rapporto quindicinale, significativamente intitolato “I numeri salgono. Attenzione al carico ospedaliero. Qualche suggerimento per governare la seconda ondata cercando di evitare la sindrome del “ve l’avevamo detto””. Il rapporto, di rara chiarezza, forniva indicazioni utilissime per intervenire su una situazione che già appariva sotto stress dal punto di vista dei tracciamenti e dell’inserimento dei dati nel database nazionale.

Queste le misure proposte da ARS “per governare” la situazione:

  • Agire immediatamente sul tracciamento portando la nostra capacità di effettuare i tamponi verso i 20.000 al giorno. A questo potrà contribuire sia il dimezzamento previsto dalla circolare del ministero della salute che ha portato ad un solo tampone di controllo la verifica della negatività, sia l’immediato inserimento dei test rapidi con utilizzo in comunità omogenee come scuola, RSA, carceri ed operatori sanitari.
  • Ipotizzare forme di lockdown locale su singoli o gruppi di Comuni che stanno vivendo adesso maggiormente la recrudescenza dell’infezione.
  • Riorganizzare prontamente reparti e percorsi Covid all’interno dell’ospedale perché l’andamento della curva dei ricoveri degli ultimi giorni fa intravedere una veloce escalation di occupazione degli ospedali. Questo potrà essere fatto anche attraverso l’implementazione di strutture a bassa intensità per la cura di chi presenta sintomi Covid lievi, ma non ha un luogo sicuro dove effettuare isolamento domiciliare, o utilizzati come fine del percorso di cura ospedaliero degli stati clinici più gravi.

Indicazioni chiare, destinate appunto a chi “governa” la sanità toscana, ovvero al presidente della Regione.

Lo stesso giorno, sui siti di informazione, si poteva leggere che Eugenio Giani pensava ad altro: annunciò che il 19 ottobre avrebbe presentato la sua Giunta, su cui manteneva “stretto riserbo”. In realtà a quasi un mese dal voto la sua composizione era ancora oggetto di mercanteggiamenti per ricomporre i desiderata della varie “anime” della sua maggioranza composta da Partito Democratico, Italia Viva e da quelle liste civiche che, seppur escluse dal Consiglio regionale, reclamavano un posto in squadra. Erano giorni in cui i nomi si alternavano nelle caselle da riempire e accordi conclusi la sera evaporavano la mattina successiva. La Giunta sarebbe partita il 22 di ottobre. Quel giorno i dati parlavano di 1145 casi, 82 persone in terapia intensiva e 6 morti.

In questo frangente nessuno tra i responsabili politici e amministrativi della sanità toscana si è azzardato a prendere iniziative in nessun settore. Una paralisi che in Regione aveva origini antiche. Sul finire della legislatura precedente, quella guidata da Enrico Rossi, l’ipotesi di una vittoria della destra non era infatti così peregrina, e il dubbio sul proprio futuro posizionamento aveva imbalsamato i decisori che preferirono mantenere un profilo basso.

Dopo un mese, siamo arrivati a domenica 15 novembre, stanno ancora cercando strutture a bassa intensità e il lockdown è stato imposto fortunatamente dal Governo Conte-Speranza.

La cacofonia emerge in tutta la sua forza quando il presidente Giani si dice “sorpreso” dalla Toscana in Zona rossa, mentre i sindaci dei territori più colpiti (significativo l’appello degli 11 sindaci dell’empolese-Valdelsa per l’istituzione di un lockdown sul loro territorio) esultano letteralmente per la decisione arrivata da Roma.

Siamo al “Si salvi chi può” mentre il Consiglio regionale approva, con la maggioranza supina alla proposte delle destre, il coinvolgimento dei privati nell’emergenza.

Nella politica istituzionale toscana c’è un’aria di sgradevole improvvisazione, di mediazioni e contrattazioni su tutto, con il risultato di perdere l’obiettivo del bene comune. Emerge un’allergia indisponente da parte dei decisori politici nei confronti delle strutture scientifiche e amministrative pubbliche, allergia che scompare solo quando le indicazioni di queste strutture possono essere adoperate come alibi per mancanza di coraggio politico nelle scelte, non quando inchiodano alle proprie responsabilità.

I toscani hanno votato Eugenio Giani per paura, come fossero sotto ricatto ritenendo peggiore l’alternativa. L’appello al “voto utile” è stato fortissimo e chi lo ha estratto dal cilindro della campagna elettorale gianiana sarà stato premiato. Lo spettacolo indecente a cui stiamo assistendo da un paio di mesi a questa parte non è però il miglior modo per ripagare la fiducia data.

Tiresia

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