Se il Ponte sullo stretto diventa spesa NATO, l’aeroporto di Firenze serve l’Hub della Guerra ?
Gli ultimi 20 anni sono stati profondamente segnati dalle Grandi Opere. Cantieri costosissimi della durata decennale i cui risultati sono spesso lontani dall’essere visti. Emblematico e ormai clamoroso è il caso del Passante TAV di Firenze già costato 2 Miliardi di euro Pubblici e ancora in fase di scavo tra rischio danni e problemi di collegamento mai risolti https://notavfirenze.blogspot.com/
Vent’anni di vera e propria “Guerra per le grandi opere” giocata a tutto campo dal lobbismo alla corruzione (ben documentate in questo volume), passando per la lottizzazione dei principali partiti politici ed una mole di propaganda misurabile in Gigabyte tra interviste, marketing pubblicitario, video di politici con il caschetto, articoli di giornale con foto a colori. Mose, Tav, Tap, Snam, Passante di mezzo, Terze quarte corsie, Italia Veloce, Piano Shock, decreti semplificazioni, Galletti, Lupi, cantierizzare, credere, obbedire, costruire, correre.
Sembrerebbe già tutto fatto eppure non basta!
I costi sono enormi. Gli impatti ambientali micidiali. Danni da ripagare, “compensazioni” da realizzare, il costo di energia e materiali soggetto alle fluttuazioni di una economia fuori controllo. I decisori pubblici mettono il capo avanti ignorando con superbia tutte le criticità segnalate ante operam e liquidando le opposizioni popolari come gufi del progresso o delinquenti. I problemi, però sono reali e alla realtà non si sfugge agitando entusiasmo nei selfie col gilet arancione.
Come garantire i profitti tanto attesi e promessi agli azionisti di SPA come Condotte, CMB, WeBuild, Pizzarotti, Percassi, Bonatti, ecc.. ?
I soldi pubblici li vogliono tutti e se è facile ignorare le richieste dei cittadini per sanità, scuola e servizi o quelle di lavoratori e disoccupati per ammortizzatori e sussidi non è altrettanto facile deludere i dictat della NATO, di Trump, dell’Ue. Gente potente e tutta concorde che la guerra sia una necessità da vendere col sorriso (tanto mica la fanno loro…) e la spesa per il Riarmo una inevitabile conseguenza (tanto mica pagano di tasca…). Da Monti in poi “Ce lo chiedeva il l’Europa”, oggi con Meloni “Ce lo ordina la Nato”.
Tra due padroni è impossibile scegliere e non resta che accontentarli entrambi o almeno provarci. La recente decisione del Governo di Assecondare la Nato, che impone di portare al 5%del PIL Nazionale la spesa per le Armi dentro la cornice del REARM EUROPE, mette a rischio i Finanziamenti Pubblici per le Grandi Opere e in discussione rapporti e profitti che sorreggono maggioranze, partiti e apparati di potere. E’ proprio da questa doppia esigenza di coniugare Guerra e Grandi Opere che si sviluppano nuovi e inquietanti dispositivi narrativi che potrebbero non limitarsi al solo aspetto propagandistico.
Sullo “Stretto di Trump” il “Ponte Salvini” agevola le truppe .
Le recenti “sparate” di Salvini&Meloni riguardo al Ponte sullo Stretto di Messina costringono a riflettere:
https://www.messinatoday.it/cronaca/ponte-opera-strategica-militare-opposizione.html
Certo, c’è l’aspetto più meschino della propaganda e il tentativo di rassicurare investitori e stakeholder a cui il cdx promette quei piloni di acciaio e cemento fin dai tempi di Berlusconi. Ma c’è un altro pericolo in agguato, la possibilità che questo “slittamento” verso i temi della Guerra e la “curvatura” verso il Riarmo rappresentino una nuova cornice di Forza Maggiore capace di ridurre a zero le voci critiche o contrarie già ridotte al minimo nel caso di grandi cantieri con impatti sistemici e costi stratosferici.
Una retorica accompagnata da altri rischi come quelli della “semplificazione dei controlli ambientali” in nome della difesa nazionale.
Il trick con cui un ponte diventa opera militare in quanto “agevolerebbe il movimento delle forze armate” può essere esteso ? Non importa quanto sia falso, indimostrabile o addirittura il contrario di ciò che si afferma come dimostra un rapporto della difesa divulgato da Antonio Mazzeo. Contenuti ad alto potenziale mediatico come questo possono fare da precedente ?
L’ Aeroporto di Firenze per la 46° Brigata di Pisa ?
Il progetto di nuovo Aeroporto di Firenze che è attualmente in fase di Valutazione Ambientale (procedura VIA-VAS integrata) risponde ad obiettivi di crescita enfatizzati o nascosti dai proponenti a seconda della convenienza e del momento. Passare Da 3 a 6Milioni di passeggeri l’anno conviene dirlo agli incontri di FederAlberghi ma non nei seminari sul cambiamento climatico. Portare il numero di Voli da 30 a 50Mila l’anno idem. L’aumento di oltre il 20% del traffico automobilistico collegato alla crescita di questo attrattore è meglio nasconderlo…sempre https://www.facebook.com/watch/?v=1582940673098690
Non sfugge a nessuno quanto un Aeroporto più grande sia una infrastruttura a servizio della città turistica già piegata agli impatti e alle diseguaglianze sociali dell’overtourism. In questo senso le connessioni con la macchina bellica e la logistica di guerra ci sembrano secondarie rispetto agli obiettivi citati ma non certo assenti.
Firenze e Pisa sono legate, aldilà di ogni stupido campanilismo e molto legati i rispettivi aeroporti. Se il Vespucci di Firenze è totalmente civile il Galilei di Pisa nasce come Aeroporto militare per “prestarsi” al civile tra i ‘60 e i ’70, crescere accaparrandosi le low-cost con capofila RyanAir negli anni ’90 sotto la gestione di S.A.T. e restare l’aeroporto principale per numero di voli e passeggeri fino ad oggi con la gestione unificata di Toscana Aeroporti (nata nel 2015 ).
Al Galilei di Pisa, quindi, il militare ha ceduto spazio al civile e potrebbe farlo ancora in base ad un accordo del 2008 che prevede ulteriori possibilità di ampliamento civile nei limiti dati dallo svolgimento delle attività aeronautiche militari. Ecco che l’uso militare di Pisa diventa un contenzioso ulteriore per i movimenti ecologisti e le realtà urbane che da anni chiedono un ridimensionamento del traffico aereo fiorentino con i suoi impatti conclamati sulla salute degli abitanti e la vivibilità dei quartieri attualmente sorvolati di Brozzi, Peretola e Quaracchi.
Il ridimensionamento necessario dell’aeroporto di Firenze può poggiare sul potenziamento dei collegamenti ferroviari con Pisa e sullo spostamento dei voli al Galilei che, nello stesso tempo, può “liberare spazio” contrastando lo strapotere di Ryan Air; impresa simbolo di un capitalismo “tossico” per precarietà e politiche antisindacali, elusione fiscale, ricatto ai territori, impatto sul clima e drenaggio di sussidi pubblici attraverso le politiche di co-marketing.
L’aeroporto di Firenze è cresciuto oltre i limiti della sostenibilità realizzando uno sviluppo senza alcuna misura di mitigazione sfuggendo, con la complicità della politica, alle stesse prescrizioni del Masterplan 2003 contenute nel “decreto via 0676”. L’opposizione dei Comuni e della Comunità della Piana a Toscana Aeroporti che oggi vorrebbe risolvere tutti i problemi con una proposta ancora più impattante è connessa al presente e futuro del Galilei di Pisa il cui uso militare costituisce un problema in sé ed un ostacolo ad una politica sostenibile del trasporto aereo.
Non possono non preoccupare tutte le Ipotesi e iniziative per “Pisa Hub della Guerra” tra Base di Camp Darby , Cisam, Canale dei Navicelli etc. e in particola modo tra queste, per il ragionamento fatto fin qui, le notizie su nuovi investimenti per Hangar Militari dentro l’aeroporto di Pisa
In questo contesto di doppi legami e complessità sistemiche eccoci arrivati al dunque; Se per Ridimensionare Firenze occorre sottrare spazio all’uso militare del Galilei “qualcuno” vorrà dire che SI DEVE AMPLIARE FIRENZE per “agevolare il movimento delle forze armate”? Che lo vuole la Nato ? O Trump ? O l’UE ? O tutti assieme ?
Non importa quanto questo sia vero, non importa se poi le armi viaggiano “tranquillamente” negli aeroporti civili come dimostrato dalla resistenza dei lavoratori in questi anni a Pisa e a Montichiari.
Non importa perché la propaganda di regime non ha bisogno della forza della ragione quanto cerca piuttosto la ragione della forza. Viviamo un tempo di complessità e interconnessioni che abbiamo il dovere di cogliere per guadagnarci il diritto di cambiare. Un tempo in cui cambiare non è solo un passatempo colto per i più creativi ma sempre più una necessità della specie per la propria salvezza sul pianeta.
I Movimenti ecologisti, di difesa ambientale e resistenza urbana si riconoscono compattamente nelle ragioni della pace e del disarmo trovando nelle mobilitazioni contro Guerra e Riarmo un naturale terreno di convergenza.
Questo è quello che abbiamo ribadito anche recentemente nella 2 giorni di dibattiti per l’11° compleanno di Mondeggi-Bene Comune-Fattoria senza padroni. Dibattiti svolti come ulteriore tappa de “Gli Stati Generali della Giustizia Climatica e Sociale”; un percorso tra diverse realtà di base tra cui spicca il contributo della ex-GKN impegnata in una riconversione dal basso che coniughi lavoro, ambiente e territorio.
C’eravamo, ci siamo , ci Saremo. Per una Toscana senza guerre e senza nocività !
NoInc NoAereo
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