L’ombra di Manfredi Catella sulle vicende della ex Manifattura Tabacchi a Lucca

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Da giorni la stampa italiana è monopolizzata dalla notizia dell’indagine investigativa che vede coinvolti il ceo di Coima, Manfredi Catella, alcuni dirigenti del Comune di Milano e alcuni professionisti di grido.
I capi di imputazione sono diversi e tra questi quello di corruzione. Fermo restando che la Magistratura deve fare il suo corso, una riflessione su quello che ha significato per Lucca l’ingombrante presenza del gruppo Coima nell’affaire ex Manifattura Tabacchi è indispensabile.

Correva l’anno 2020 e il costruttore meneghino, Manfredi Catella, fu accolto a Lucca, in un Consiglio Comunale estivo acclamante, come il Salvatore della Patria. Nel febbraio 2020 a Milano già si ventilava una sua discesa a Lucca, preceduta da un pedigree di tutto rispetto essendo cresciuto all’ombra di don Totò, ossia di quel Salvatore Ligresti da Paternò che per anni ha animato le cronache giudiziarie italiane: chiacchierato per i suoi presunti rapporti con la mafia, condannato per le vicende di Tangentopoli e coinvolto, in seguito, nel tracollo del gruppo assicurativo FonSai. Per anni Catella ha accompagnato Ligresti come un allievo desideroso di imparare dal suo “mentore” i trucchi del mattone e della finanza.
Da don Totò Ligresti ha ereditato i terreni di Porta Nuova, primo nucleo del suo impero immobiliare milanese che ha messo le mani su tutta la città, grazie anche ad una politica, al di là della propria colorazione, spesso assente se non compiacente.

Val la pena ricordare che a Lucca la società milanese aveva adocchiato gli immobili della ex Manifattura Tabacchi su cui imbastire una colossale, per la città, operazione di speculazione immobiliare. Per portare a termine il colpo grosso, Coima è entrata in scena proponendo un Project Financing quarantennale che prevedeva la progettazione e la gestione dei parcheggi del comparto sud dell’area, peraltro già esistenti e proficuamente gestiti da una società pubblica. Il Comune avrebbe dovuto cedere a titolo gratuito, quale indennizzo delle fantomatiche spese del Project, la proprietà degli immobili a un Fondo della stessa Coima.
L’allievo di don Totò ha imparato bene i trucchi del mestiere di palazzinaro.

E infatti, magicamente, il Comune accoglie i contenuti della proposta e addirittura, a settembre del 2020, approva una Variante urbanistica semplificata del Regolamento Urbanistico che, in gran parte aderisce alle istanze dei proponenti nonostante sia in aperto conflitto con il Vincolo di Tutela del MIBACT e delle relative prescrizioni.
Fu subito chiaro che l’intera operazione, presentata nel tripudio di tutta la maggioranza di centro sinistra dell’epoca, era un affare solo per chi rilevava il bene a costi irrisori. La città, la comunità locale, avrebbe perso non solo la proprietà di un bene collettivo di rilevante importanza storica e architettonica, ma avrebbe dovuto rinunciare anche alla possibile riconfigurazione, in chiave pubblica, del comparto ovest del tessuto urbano della città murata. Riconfigurazione che purtroppo non è mai decollata.

La collettività aveva percepito il rischio che stava correndo e subito si era attivata a tutela dell’intero compendio architettonico della ex Manifattura Tabacchi. La mobilitazione, durata due anni, ha segnato la straordinaria partecipazione della cittadinanza attiva che aveva visto nell’intervento di Coima uno scippo delle proprie prerogative pubbliche di gestione del territorio e del proprio ambiente di vita.
Si attivarono alcuni consiglieri dell’allora minoranza, congiuntamente alle Associazioni ambientaliste, Legambiente, Italia Nostra e Rete Toscana dei comitati, associazioni locali, gruppi politici e singoli cittadini.
A luglio del 2021, sussistendo le difformità rispetto alle prescrizioni vincolanti della Soprintendenza, che in questo caso fa valere le proprie prerogative, il Gruppo di lavoro del Comune riscontra la “mancanza di interesse pubblico della proposta di progetto per la riqualificazione della manifattura sud” e finalmente accantona il progetto Coima.

Scornato quanto basta, Manfredi Catella rientra a Milano dove ha ben altro da fare, e si è visto!
Si arrende anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, probabile regista dell’intera operazione. A questo punto sembrava che si potesse aprire una nuova stagione di maggiore trasparenza e partecipazione nella gestione della cosa pubblica. In breve tempo erano state raccolte 1.400 firme di cittadini che chiedevano a gran voce l’istituzione di un Percorso Partecipativo sulla rigenerazione della ex Manifattura.

Magra illusione. La Richiesta è stata stoppata dalla giunta Tambellini, che si era arroccata in un incomprensibile diniego del protagonismo cittadino, confermando altresì la volontà di procedere con la privatizzazione del complesso architettonico pubblico. Infatti, nei giorni successivi, rompendo la struttura unitaria del complesso architettonico, la Giunta Tambellini a novembre del 2021 mette all’asta una parte degli immobili che viene assegnata, ad un prezzo irrisorio, a una società pistoiese, la Good City srl, senza alcuna esperienza gestionale di immobili e appositamente costituita per l’occasione. Da notare che la Good City è l’unica società che ha partecipato all’asta, l’aggiudicazione è avvenuta per una cifra di soli 2.000 euro superiore alla offerta base.

Un comportamento sicuramente decisivo nel ribaltone politico che ha visto la maggioranza di centro sinistra sconfitta alle elezioni amministrative del 2022.Non meraviglia che da parte delle forze politiche, sia della maggioranza di centro destra che di opposizione di centro sinistra non ci siano stati commenti o prese di posizione sulle indagini milanesi e sui soggetti coinvolti.

Alcuni di loro, tra i quali proprio Manfredi Catella, si sono resi protagonisti di una delle pagine più vergognose delle vicende urbanistiche di Lucca, complice una politica perfettamente allineata sulle posizioni degli speculatori, al di là delle proprie apparenti differenze. Purtroppo la continuità nella sottomissione agli interessi privati è la cifra che contraddistingue questa politica.

Oggi a Lucca un sinistro silenzio copre le vicende della ex Manifattura.
Tante le domande.
Chi è il reale acquirente della porzione di Manifattura svenduta dal Sindaco Tambellini? Quali sono le destinazioni e i progetti sul tappeto? La politica darà ancora spazio al cosiddetto “spezzatino” e alla privatizzazione di questo gioiello storico urbanistico della città?

Ma i cittadini non dormono.
Ci auguriamo che si riapra al più presto un reale dibattito e una approfondita riflessione su questi temi, che abbia come colonna portante la trasparenza degli atti di governo e la partecipazione attiva della popolazione.
È chiedere troppo? Attendiamo risposte!

Gemma Urbani, Antonio Fiorentino

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Antonio Fiorentino

Architetto, vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. E’ un esponente del Gruppo Urbanistica di perUnaltracittà di Firenze, partecipa alle attività di Comitati di Cittadini e Associazioni ambientaliste.

2 commenti su “L’ombra di Manfredi Catella sulle vicende della ex Manifattura Tabacchi a Lucca”

  1. E’ un articolo che riassume la vicenda penosa a firma P.A./Fondazione CARILU/Coima. Per quando personalmente comprendo, non credo che possa andar avanti una gestione pubblica dell’intero comparto. Bensì, sono convinto che una o più funzioni pubbliche vestirebbero bene il quartiere (un rinato quartiere) se questo fosse sdemanializzato, come per lo steccone venduto. Va da se che il ridisegno urbano che rientri nel perimetro cinquecentesco obbliga da una parte alla demolizione e dall’altra ad un ridisegno con nuovi spazi pubblici/privati (piazze e cortili) e nuove costruzioni per ricucire l’antica città al contesto ex produttivo, che non ha niente a che vedere con l’architettura e la pianificazione attuale del resto della città antica. Se si parla di “quartiere nuovo” è d’obbligo parlare di residenze, botteghe, piccole produzioni, etc… in un insieme armonioso e non certo di proprietà demaniale, onde attivare il percorso temporale che equilibria lentamente (vendite, acquisti, modifiche, dismissioni, ampliamenti, etc…) questo luogo. Cos’è che ha sbagliato Tambellini? L’ex sindaco ha avuto furia, ovviamente non ha ragionato ne è stato consigliato per il meglio. Quello steccone doveva essere posto in vendita su una base di studio per future funzioni pubbliche nell’area e, per quel che avanzava, andava frazionato in unità base e poste queste in vendita. Non il tutto. Cos’è che ha sbagliato la P.A. e i suoi uffici di urbanistica? Applicare un piano attuativo all’intera area. Questa va fatta respirare, va fatta muovere! Va ridisegnato ciò che è buono e demolito ciò che non lo è. In altri termini è un rammendo complesso. Qui semplificare è solo che dannoso, come è dannoso, continuare sulla proprietà pubblica. Ovviamente è ciò che penso io.

    1. Antonio Fiorentino

      Vorrei far notare che l’epoca attuale è contrassegnata dal progressivo smantellamento, o se vogliamo precisare, dalla progressiva privatizzazione del patrimonio e dei servizi pubblici ai vari livelli territoriali. Ossia dal progressivo trasferimento della ricchezza collettiva, e delle relative potenzialità trasformative, nelle mani di società private. Queste si arricchiscono, la società civile si impoverisce. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti.
      In questo senso, la vendita della ex Manifattura Tabacchi di Lucca, come dei beni demaniali in generale, non può essere accettata perché partecipa allo smantellamento della ricchezza collettiva che andrebbe potenziata e non depauperata.
      Dove ha sbagliato l’ex Sindaco Tambellini? Forse avrebbe dovuto anteporre l’interesse generale a quello particolare. Interesse generale attuato con il mantenimento della proprietà pubblica, la tutela del bene di interesse storico artistico, vincolato dalla Soprintendenza, l’approntamento di un Piano complessivo di riconfigurazione del comparto a partire dai bisogni reali della città, che sono stati più volte manifestati ma ahimè sono rimasti inascoltati.
      La proprietà e la direzione pubblica delle trasformazioni urbane non esclude di certo il partenariato pubblico privato purché la regia sia pubblica e i profitti dei privati non abbiano carattere speculativo.
      E’ chiedere troppo?

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