Il senso dell’impunità da controlli nella città in vendita

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“Stiamo aspettando la risposta, ma siamo in regola”. Così uno degli esercenti di cui scrive Leonardo Lani (qui) ha risposto lunedì 4 agosto ad un giornalista che ha partecipato alla conferenza stampa all’Arco di San Pierino a Firenze.

Una dichiarazione che già dice tutto: non ho l’autorizzazione ( lo dice chiaramente lui stesso) ma procedo come se l’avessi. E quindi il residente che chiede il rispetto delle norme cosa vuole?

Uscendo dallo specifico questa è la cultura che sta dilagando in questa città: se la mission è guadagnare e vendere ogni cosa, perché proprio la mia attività dovrebbe rispettare le norme? Non fanno tutte e tutti così?

E così si viene a creare una situazione in cui l’esercente in regola subisce, sempre di più in silenzio perché isolato e per l’inerzia della Polizia Municipale, la concorrenza sleale di chi non rispetta le norme. Riflettevo sul fatto che le norme che noi tutti rispettiamo sono quelle che conosciamo, che condividiamo (a volte), di cui temiamo l’applicazione. Mi sto convincendo che un così largo disprezzo delle norme, da padroni delle strada e della città, è molto collegato al fatto che nessuno crede in fondo di rischiare qualcosa davvero, forse qualche multa che è comunque meno di quanto incassa (chissà se sempre in chiaro) in una sera.

Di questo scadimento morale è responsabile l’Amministrazione Comunale e il suo corpo di Polizia Municipale. Mi immagino il cittadino coscienzioso che avverte i commercianti con tavoli abusivi che chiama i vigili, prova per giorni a chiamare il numero dedicato della Polizia Municipale a cui nessuno risponde e che ogni sera rientra a casa tra il sorriso degli esercenti.

Tutto questo senza dare peso al fatto che il riciclaggio mafioso in Toscana è concentrato su bar e ristoranti e questo aumenta la paura e il senso di solitudine da parte del cittadino residente.

Nel modo di fare di questi locali c’è davvero tanta violenza (e le minacce riportate a pag. 6 dell’esposto lo evidenziano) e questo rende ancora più grave l’assenza delle istituzioni. Personalmente ho assistito, in via Palmieri e in Oltrarno, a vere e proprie aggressioni a troupe televisive, urla, pugni, “che cazzo vuoi”, “torna a casa”. Non ho mai visto un vigile, mai. E chissà a cosa servono le migliaia di telecamere piazzate in città, se non a dare un senso di telecontrollo distante dalle persone.

Per questo abbiamo sostenuto il ricorso di Leonardo Lani e Simona Menghini, perché erano isolati, presi in giro e abbandonati. E perché hanno avuto coraggio, il coraggio di provare a rompere quel muro di gomma che ci avvolge.

Il pomeriggio della conferenza stampa, l’esercente da cui sono partito in queste brevi righe ha iniziato a spostare i tavolini abusivi, lasciandoli inutilizzati alla deriva. Durerà poco, ma è un’immagine bellissima che deve darci forza, dare forza a chi sa di lavoro nero in bar e ristoranti, a chi vede nascere un nuovo ristorante “pezzo della mangiatoia” sotto casa li dove era stato annunciato il blocco, a chi vede nel proprio condominio lavori “abusivi” per realizzare nuovo b&b malgrado il divieto, trovandosi sempre contro lo stesso senso di impunità.

Rompiamolo.

p.s. Agli assessori competenti Giorgio e Vicini chiederei un maggiore impegno e l’aiuto di una mappa. A distanza di 48 ore hanno annunciato una meritoria azione contro abusivismo, lavoro nero e situazione igienico sanitaria ma non in via Palmieri e zone limitrofe, bensì in zona San Lorenzo. Sembra che solo i kebabbari meritino primaria attenzione. Gli assessori hanno dichiarato: “Sono azioni necessarie per far passare il messaggio che non ci sono zone franche e che le norme valgono per tutti”. Giusto, benissimo, allargate la mappa e andate nelle zone frequentate dai turisti alto spendenti che tanto vi piacciono.

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Massimo Torelli

Massimo Torelli è un attivista politico e attivatore di vari progetti e campagne. Nel 2023 ha promosso, con Firenze Città Aperta, la campagna referendaria Salviamo Firenze dalla speculazione e dell'overtourism.

1 commento su “Il senso dell’impunità da controlli nella città in vendita”

  1. carisimi compagni ed amici,
    quando avevo 20-30 anni a questa situazione, a queste situazioni avrei/avremmo, molto probabilmente, risposto con azioni di disturbo concreto (come per ibox degli Air B&B) che enfaticamente avremmo chiamato “azioni di guerriglia urbana” 🙂 , oggi io non ho più la salute e l’età per farlo materialmente; tocca ad altri, io posso solo indignarmi, deprimermi e dare qualche contributo d’idee o di denaro.
    potrei magari contribuire a qualche situazione “d’inciampo”, ove fossi a conoscenza di tavolini certamente abusivi, spostarli ed aspettare che sia l’esercente a chiamare vigili o polizia, o inciampare e cadere e chiedere risarcimenti all’esercente e al Comune (anche queste pratiche faticose per me, ma se ci fosse una struttura di supporto legale (qualcuno ricorderà il “Soccorso Rosso” della mia gioventù) potrebbe aiutare. Forza della disperazione!
    avanti
    al.

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