Riccardo Torregiani è stato uno dei protagonisti principali del movimento antirazzista fiorentino e nazionale negli ultimi decenni del secolo scorso e nei primi anni del nuovo millennio. Anzi, si potrebbe dire che senza di lui, e pochi altri, l’antirazzismo nella nostra città non avrebbe avuto la consistenza e l’incisività che per un lungo periodo lo hanno caratterizzato.
In particolare, il suo contributo è stato essenziale, insieme a quello di Piero Colacicchi – un compagno che ci ha lasciati diversi anni prima di Riccardo -, nel contrastare le infami campagne della Lega, e non solo, nei confronti della popolazione ROM.
E proprio collegandomi a tale contrasto vorrei ricordarlo, vorrei cioè restituire a tutti/e noi la sua immagine di persona felice nel momento in cui Piazza Strozzi si riempie di persone che intendono manifestare contro la raccolta di firme organizzata, appunto, dalla Lega perché i ROM vengano cacciati dalla città. E’ l’ “altra Firenze” che sta scendendo in piazza e che si congiunge ai ROM venuti anch’essi in piazza insieme ad Enzo Mazzi dal cosiddetto “campo nomadi” del Poderaccio, in zona Isolotto.
O la sua grande felicità quando è riuscito a organizzare decine di autobus per partecipare alla prima grande manifestazione a Roma contro il razzismo nel 1989 (un milione di partecipanti) – dopo l’uccisione a Villa Literno del rifugiato sudafricano Jerry Masslo -.
O, ancora, la sua gioia per la straordinaria riuscita del Social Forum Europeo del 2002 a Firenze – dopo che l’anno prima vi erano state le tragiche giornate di Genova -.
E’ stato fra i promotori della Rete Nazionale Antirazzista, che ha avuto una vita breve, ma intensa, sul finire del secolo scorso, ha svolto per anni il ruolo centrale nel Coordinamento Antirazzista fiorentino – che sopravvive ancor oggi -, ha fondato il Comitato “Fermiamo la guerra” dopo la grande manifestazione per la pace – un altro milione di persone in piazza – a conclusione del Social Forum del 2002.
Insisto nel ricordarlo nei momenti felici, che venivano dopo dei risultati positivi a cui avevano condotto le lotte dei movimenti, proprio perché intendo far presente che le nostre azioni sono state segnate anche da alcune vittorie – che si possono raggiungere solo se non si cede allo scoraggiamento ed alla rassegnazione (proprio come ha sempre fatto Riccardo) -.
Anche con le altre persone che ricordiamo qui oggi insieme a Riccardo (Giovanna Barbetti, Piero Nesi, Gianfranco Tomassini, Paola Torricini, a cui va aggiunto il compagno Massimo Bellini della Casa del Popolo “25 Aprile”, scomparso poco tempo fa) ho avuto esperienze comuni, ma con Riccardo vi è stata una vera e propria unità d’azione, sia a livello locale che nazionale, un’unità d’azione che non ho trovato poi con nessun’altro.
E’ dalla tenacia di Riccardo, dalla sua volontà di non mollare che dobbiamo trarre lo stimolo a proseguire, in un periodo in cui ve n’è un grande bisogno, la lotta sul terreno dell’antirazzismo, dell’antifascismo, della costruzione della pace.
Moreno Biagioni
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