La scuola di Valditara e l’ossessione del gender

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E’ settembre, riaprono le scuole, si riproduce come ogni anno il mistero delle cattedre mancanti e del ritardo dell’inizio dell’anno scolastico, come ogni anno si parla della pessima manutenzione dei nostri edifici scolastici, il 60% delle scuole è privo di agibilità (un crollo ogni tre giorni), della mancanza di formazione del personale docente, in gran parte precario per decenni. Ogni anno peggiora la situazione della capacità di apprendimento deə nostrə studentə, una percentuale sempre minore è in grado di discernere tra fatti ed opinioni in un testo minimamente complesso. La scuola, nella sua funzione fondamentale di formazione della capacità di pensiero critico pare sull’orlo del collasso, le associazioni studentesche e di insegnanti denunciano da anni la situazione ormai insostenibile da più punti di vista.

Molto poco sembra interessare di tutto questo alle forze di governo visti gli scarsi fondi previsti per il 2025/ 26 per tentare di sanare la povera scuola italiana, ben altri sembrano essere i problemi se, in questo contesto disastrato, vengono proposti alla discussione in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati tre decreti legge che nel complesso vengono descritti dai proponenti come necessari per “proteggere i valori familiari” e contrastare “l’ideologia gender”.

Proponenti il Ministro Valditara (LEGA), il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Amorese e Maurizio Sasso deputato della Lega.

Ma entriamo nel merito: il DDL Valditara introduce il consenso informato obbligatorio per le famiglie sulle attività scolastiche extracurriculari relative all’ affettività, sessualità o identità di genere; concedendo di fatto anche ad un solo genitore il potere di veto che permette di bloccare interi percorsi educativi; addio prevenzione del bullismo, educazione contro l’omotransfobia, addio al contrasto alla violenza di genere. Arcigay definisce questa misura una “censura indiretta” che limita l’autonomia didattica e isola lə studentə LGBTQIA +, ma un ministro dell’Istruzione e del Merito (sic!) non dovrebbe proteggere tuttə lə studentə, e non solo quellə che rientrano nella sua concezione di normalità?

Il DDL Sasso regola la carriera alias (il nome scelto e non quello assegnato all’anagrafe) per studenti/sse trans, consentendola solo a chi abbia già avviato l’iter legale di rettifica anagrafica del sesso. Questo, basandosi sulla legge 164/ 1982, di fatto esclude la maggioranza də studentə trans, che spesso non hanno accesso a percorsi medicalizzati o legali. Impone anche restrizioni sull’uso dei bagni e degli spogliatoi in base al sesso biologico, aumentando il rischio di emarginazione e bullismo.

Il DDL Amorese taglia la testa al toro vietando del tutto l’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole anche se è prevista nei piani formativi. Trans Agenda condanna questa scelta come una “resa culturale” che trasforma la scuola da spazio di crescita a luogo di silenzio e controllo ideologico. Secondo le associazioni negare aə giovani l’accesso a informazioni scientifiche e psicologiche su sessualità e identità significa esporlə a maggiori rischi di discriminazioni e violenza.

È del tutto evidente che poco importa che il soffitto del bagno crolli sulla testa di studentə l’importante è che siano lə studentə del genere giusto!

Ovviamente le associazioni per i diritti delle persone trans si sono mobilitate contro questa ennesima crociata contro la cultura “woke”; il Movimento Identità Trans non usa mezzi termini “punizione contro l’esistenza”.

Punizione per esserci, per esistere al di fuori dei loro schemi mentali angusti. I bagni, gli spogliatoi ricordano la segregazione sudafricana: i cartelli “bianchi” e “neri” che si supponeva la storia avesse superato, ma viviamo in tempi di tenebra culturale.

Questi decreti non sono solo ingiusti, irricevibili, sono anche incostituzionali, vanno contro la costituzione che questi signori avrebbero giurato di difendere.

Articolo 3: uguaglianza e non discriminazione.

Articolo 21: libertà di espressione.

Articolo 33: libertà di insegnamento.

Articolo 34: diritto all’istruzione.

Tutti ignorati, calpestati. Ma probabilmente per gli estensori sono solo dettagli noiosi e lacci e lacciuoli della burocrazia e bisogna concentrarsi su cose veramente importanti come l’uso dei bagni.

E che dire della Convenzione Europea dei Diritti Umani? Violata in nome della difesa della famiglia.

Questo tipo di operazioni sono quanto di più odioso possa esprimere un governo: accontentare la frangia più retriva del proprio elettorato sacrificando i più fragili, i giovani. Venti associazioni si sono unite formando la Trans Agenda, hanno portato in parlamento le voci di chi vive direttamente questa oppressione: come Noah, studentə trans, che ha dovuto lottare per essere chiamatə con il suo nome. Hanno annunciato battaglia e arriveranno fino alle corti internazionali, se necessario.

Perché i diritti non si chiedono in ginocchio: si prendono con la forza della ragione e della dignità.

In definitiva questi decreti sono un rigurgito della Storia che credevamo e speravamo definitivamente sepolta, un allineamento ai peggiori regimi repressivi, un ritorno all’oscurantismo che speravamo sparito.

Le associazioni chiedono educazione inclusiva e scientifica, bisogna pretendere di più: il rispetto, il rispetto per la vita, per la libertà, per la scelta di essere se stessə .

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Fiammetta Benati

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