Il 22 settembre è una giornata importante per l’Italia.
Il popolo italiano non è rappresentato dalla classe politica che lo domina; il mondo della scuola e del lavoro che è sceso a chiedere la fine del genocidio, quell’orrore e vergogna che si sono materializzati a Gaza, ha dimostrato di esistere e che, nel concreto, ripudia la guerra, la violenza di una intera classe dirigente.
Le scene di manifestazioni, di partecipazione allo sciopero indetto da USB e altri sindacati di base sono una rappresentazione plastica che la realtà tossica raccontata dai media principali è puramente virtuale, falsa e funzionale alla demolizione dei diritti umani e sociali, è propaganda di un ceto politico assoggettato e ricattato da un sistema oligarchico che ancora cerca di prolungare una storia plurisecolare di colonialismo. Infatti i quotidiani principali si ingegnano a trovare qualche appiglio per denigrare la giornata; giornali come Repubblica, il Corriere della Sera, per non parlare di quelli di destra, hanno la prima pagina dedicata a fatti minori di tafferugli. Ormai non sono più strumenti di informazione, ma della peggiore propaganda.
Le immagini di manifestazioni partecipatissime ovunque mettono a nudo la colpevole complicità del ceto politico, ridicolizzano quelle strutture ormai iperburocratizzate che sono i sindacati confederali; la stessa CGIL si è auto-esclusa dalla possibilità di tornare credibile, puntando tutto sul bisogno di distinguersi da chi la pungola, dopo aver proposto uno scioperino salva-faccia il venerdì precedente il 22 settembre. Per fortuna le piazze erano piene anche di iscritti a quel sindacato, ormai il mondo del lavoro guarda altrove.
La giornata del 22 settembre è importante anche perché intralcia un cammino di autoritarismo, iniziato da tempo, indispensabile a chi vuol mantenere il sistema oligarchico e proseguire verso la militarizzazione di società ed economia: ultimi sintomi sono in Italia l’arresto di tre donne che avevano iniziato uno sciopero della fame per Gaza davanti al Parlamento, negli Stati Uniti la decisione di dichiarare il movimento Antifa una “organizzazione terroristica”.
Non è vero che “abbiamo il governo che ci meritiamo”, viene piuttosto da chiedersi se il rituale del voto ha ancora un senso se in campo economico la guida è al “pilota automatico” di Draghi e in politica internazionale dobbiamo sempre arrenderci al “lo vuole l’Europa”. Ieri si è visto l’abisso che divide le persone da chi pretende di rappresentarle.
Resta sul terreno il macigno di organizzare un movimento politico che sappia realizzare ciò che è stato gridato nelle piazze di 60, 80, 100 città italiane: fine del colonialismo e dell’auto-colonialismo! No alla guerra! Economia e politica per i popoli non per le élite!
Tiziano Cardosi
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