La mancanza di accesso a cure abortive sicure, legali, tempestive, accessibili ed esenti da stigma rappresenta una crisi di salute pubblica e una violazione dei diritti umani di tutte le persone che possono rimanere incinte.
Il controllo sui nostri corpi è sotto attacco in tutto il mondo, anche in Italia dove il governo nazionale ha impugnato la legge regionale della Sicilia che prevedeva concorsi riservati a medic* non-obiettor* (provvedimento varato per contrastare l’altissima obiezione nell’isola): l’impugnativa è stata deliberata dal Consiglio dei Ministri l’agosto scorso e motivata dal governo come violazione di competenze statali e di diritti individuali. Tale azione è un dichiarato attacco al diritto all’autodeterminazione e rende i nostri corpi solo oggetti di controllo politico.
Negli Stati Uniti il diritto costituzionale all’aborto è stato abolito nel 2022 dalla Corte Suprema e da allora sono ben 13 gli stati in cui è stato imposto un divieto TOTALE all’aborto, con la previsione di severe pene detentive sia per le donne e le persone che si sottopongono alla proceduta che per i medic* e gli operator* che la praticano.
I consultori, sono diventati luoghi in cui si deve giustificare ogni minuto di cura, dove la salute è trattata come spesa da ridurre e non un diritto da garantire. La retorica della produttività, nata nelle ASL e imposta dalla L. 502/1992, ha trasformato i consultori in sportelli a tempo, con personale precario, figure non professionalizzate, esami inaccessibili e macchinari obsoleti, luoghi in cui prolificano le associazioni anti scelta, mascherate da retoriche di esaltazione dei “valori familiari”, della “cultura tradizionale” o “preservazione culturale”.
Eppure i consultori dovrebbero essere strumento territoriale di salute pubblica essenziale, luoghi politici di autodeterminazione, confronto, educazione, prevenzione, relazione e cura. Luoghi in cui anche persone economicamente e socialmente svantaggiate, persone migranti, senza permesso di soggiorno e corpi non eteroconformi dovrebbero trovare uno spazio di accoglienza.
I governi dirottano enormi fondi pubblici verso militarizzazione, sorveglianza e guerre, invece di investire nella sanità. Questo sottofinanziamento deliberato rende l’aborto sicuro e altri servizi essenziali ancora meno accessibili, soprattutto per chi vive in condizioni marginalizzate, in aree geograficamente isolate e svantaggiate, donne, giovani, persone in povertà, sex workers, lavorator* migrant*, persone con disabilità e comunità in conflitto o in crisi umanitarie.
In Toscana la quota di IVG farmacologica è in crescita e ha rappresentato il 63,6% dei casi nel 2023 di cui il 96,3% è stata eseguita in regime ambulatoriale. Purtroppo la Regione Toscana applica una lettura incomprensibilmente restrittiva proprio degli articoli 8 e 15 della legge 194, ed esclude incomprensibilmente i consultori, strutture chiave nel percorso IVG, dalle strutture accreditate all’esecuzione della procedura farmacologica.
Inoltre il percorso ambulatoriale prevede una inutile moltiplicazione degli accessi nella struttura sanitaria, che mortificano lo spirito e il significato culturale della procedura farmacologica, trasferendo in regime ambulatoriale modalità operative squisitamente ospedaliere. In particolare, le donne devono essere trattenute almeno 4 o 5 ore presso l’ambulatorio sia dopo la somministrazione del mifepristone e soprattutto dopo la somministrazione del misoprostolo.
Nei paesi con maggiore esperienza del nostro, questa modalità è stata presto abbandonata a favore della autosomministrazione a domicilio del misoprostolo, la seconda pillola, per rispettare la scelta delle donne e per evitare il rischio di sanguinamenti e malesseri nel percorso verso casa.
La stessa OMS raccomanda l’”autogestione” da parte delle donne di tutta o di parte della procedura, anche al fine di promuoverne l’”empowerment”, che è uno degli obiettivi dell’operato dei consultori. Il Royal College inglese afferma che “non esistono motivi medici per la somministrazione dei farmaci per l’aborto in ospedale o in clinica”.
La moltiplicazione degli accessi e dei controlli clinici e strumentali, esclusi da tutte le linee guida che li considerano inutili, fa lievitare i costi della procedura, prevedendo un rimborso di 500 euro. In altre Regioni, che prevedono un solo accesso per la procedura, il rimborso dovrebbe ammontare al solo costo dei farmaci, meno di un centinaio di euro.
A Firenze, nel periodo 2020–settembre 2024, si sono registrate 5.219 IVG; nelle strutture dell’ASL Toscana Centro si contano circa 40 ginecolog* operativ* con 11 obiettor* (ASL Toscana Centro), mentre all’AOU Careggi l’organico è di circa 40 ginecolog* di cui 27 obiettor* . Questi squilibri rendono evidente la necessità di interventi regolatori e assunzioni mirate che escludano medic* obiettor* per garantire il servizio.
In Toscana, considerando la rilevazione 2023 (perché il ministero non ha ancora pubblicato i dati relativi al 2024 con evidente intento di silenziare la questione), la percentuale complessiva di ginecolog* obiettor* nelle strutture che praticano IVG è risultata il 46,3% (dato in diminuzione ma con forti differenze fra presidi ospedalieri delle diverse città).
A fronte di questo quadro non incoraggiante queste le nostre rivendicazioni:
1. Legge regionale anti-obiezione nei concorsi ospedalieri
Delibera regionale che vieti l’accesso ai concorsi ospedalieri pubblici per posti chiave a personale dichiaratamente obiettore laddove ciò impedisca l’erogazione del servizio; riservare quote per personale non-obiettore nei presidi ad alta obiezione.
Che la Regione Toscana approvi subito una legge come quella varata dalla Sicilia per impedire che gli obiettori di coscienza occupino posizioni chiave nei reparti in cui si garantisce l’IVG. L’obiezione non può essere strumento di svuotamento del diritto alla cura.
2. Adozione di un protocollo valido su tutto il territorio regionale per applicare l’aborto a domicilio secondo le linee guida OMS
Che la Regione Toscana si adegui pienamente alle linee guida WHO che riconoscono la possibilità dell’auto gestione e il supporto a distanza per l’aborto farmacologico, e introduca a Firenze e su tutto il territorio regionale un percorso strutturato di aborto farmacologico domiciliare assistito (primo accesso e diagnosi in ambulatorio/consultorio, seconda pillola e assistenza via telemedicina, controllo dopo 14 giorni). Il modello esiste già in altre regioni italiane, recentemente approvato dall’Emilia Romagna.
3. Potenziare i consultori — laici e senza associazioni anti-scelta
Rafforzare e finanziare i consultori pubblici: aumento di personale altamente professionalizzato (medico, ostetrico, psicologico), orari accessibili, campagne di informazione sulla contraccezione gratuita, sull’educazione sessuo-affettiva e al consenso, sulla medicina transfemminista dedicata anche a corpi non conformi. I consultori devono essere servizi laici, gratuiti e liberi dall’ingerenza di associazioni anti-scelta: stop a stanze/progetti finanziati che funzionano come propaganda contro la 194.
4. Avvio immediato di un tavolo regionale (Assessorato Salute + ARS + sindacati + rappresentanti delle donne e dei consultori) per implementare le misure entro 6 mesi e pubblicare report trimestrali sui tempi di attesa, numero di IVG erogate e percentuali di obiezione per ciascun presidio.
Contatti stampa per lunedì 29 settembre:
Stefania 333 193 5586
Elena 366 3923033
NonUnaDiMeno
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