I debiti di Pizzarotti sul Passante TAV: facciamo il punto

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Si avvicinano le elezioni regionali in Toscana. La tela tessuta dal PD e da Eugenio Giani ha praticamente imprigionato tutta la sinistra istituzionale – salvo la neonata Sinistra Rossa – con una serie di grosse ambiguità di cui vedremo gli effetti dopo i risultati elettorali (nuovo aeroporto fiorentino, rigassificatore di Piombino, ampliamento strutture militari); il centro destra punta solamente a denunciare ritardi e inefficienze, insomma ha un programma sostanzialmente uguale a quello di Giani. Un programma che ha qualche cerotto di sinistra, come la promessa di un reddito di cittadinanza regionale, ma che sostanzialmente conferma le politiche degli ultimi decenni di grande attenzione agli interessi speculativi di grandi player, anche internazionali. In filigrana si intravedono le solite politiche di promesse di poltrone, poltroncine, seggiole e strapuntini. 

Quella che pare uscita da ogni programma è la realizzazione del Passante TAV, il sottoattraversamento di due gallerie e la realizzazione di una nuova stazione ai Macelli (pudicamente chiamata “Belfiore” per nascondersi dietro al progetto originario, dell’architetto Zevi, pensato proprio in viale Belfiore che non aveva i problemi idrologici dell’attuale stazione). La sua realizzazione pare assicurata, resta solo il problema di come porre rimedio all’errore di avere la nuova stazione lontano da quella di Santa Maria Novella: collegamento con people mover? Tram? Tapis roulant? Un dibattito surreale, con proposte che finiranno per essere un nuovo salasso per le risorse pubbliche e i viaggiatori che dovranno pagare anche un biglietto per rimediare al disagio creatosi con questo strambo progetto.

A scadenze regolari come i pleniluni, il presidente Giani non manca di fare un sopralluogo sui cantieri e soprattutto di magnificarne il procedere usando toni patetici, a tratti estatici.

Adesso ci sono però notizie di una profonda crisi della società capofila nello scavo della gallerie fiorentine; il Gruppo Pizzarotti ha una mole notevole di debiti, si è parlato di circa 1,8 miliardi di euro. Sulla stampa che si occupa di economia e finanza la cosa è emersa da tempo, ma adesso anche sui quotidiani si leggono titoli allarmati; La Stampa di qualche giorno fa titolava “Tegola sul Terzo Valico”, proprio in riferimento alle cattive condizioni economiche del Gruppo Pizzarotti che sta realizzando anche quella contestatissima opera.

Altri sintomi della salute cagionevole del general contractor per il Passante arrivano dalla notizia della volontà da parte delle Ferrovie di acquisire degli asset del Gruppo Pizzarotti, si parla di una società di produzione di traversine (le strutture su cui poggiano le rotaie). È evidente l’intenzione di fornire un po’ di liquidità al gruppo indebitato. Negli ultimi giorni ci sono notizie di possibili interventi di altri gruppi legati alle costruzioni; Saipem (coinvolta anche nel Passante) e WeBuild potrebbero entrare nel capitale del Gruppo in crisi per dare ancora un po’ di liquidità per sopravvivere.

Nei giorni passati sono apparse sul Sole 24 Ore dichiarazioni di Pizzarotti, che tenta di ridimensionare il livello del debito, e dell’AD delle Ferrovie Stefano Donnarumma, che nega di intervenire per tentare di salvare la società in crisi; dichiarazioni, quelle di Donnarumma, che suonano un po’ come excusatio non petita. Ci si accorge, senza mai riconoscerlo, che gli aiuti di Stato sono indispensabili in questo sistema economico dominato da monopoli; siccome l’Unione Europea lo vieterebbe interviene una società come le FSI controllate e sovvenzionate dallo Stato.

Nella realizzazione del Passante TAV sono già fallite due grosse società, Coopsette e Condotte SpA, non è assolutamente escluso che la cosa si ripeta anche con Pizzarotti. Negli aerei sermoni politici di Giani non abbiamo sentito traccia di questo problema, come non c’è traccia del ritardo che al momento sarebbe di quasi due anni, ma soprattutto non c’è parola sul fatto che le terre di scavo che dovevano andare trionfalmente a Cavriglia per realizzare una collina si stanno trasportando tutte in discarica; la cosa era stata prevista dai tecnici di questo Comitato, ma erano stati sempre negati dagli amanti del cemento e delle gallerie.

Quando la cosa è emersa, l’ingegner Fabrizio Rocca (RFI) ha dichiarato a Idra che ciò non provocherà impatto ambientale aggiuntivo e che non farà aumentare i costi dell’opera; che il conferimento delle terre in discarica invece del loro riutilizzo non provochi aumento dei costi appare una cosa surreale, esperti del settore ci dicono che i prezzi in discarica sono dieci volte superiori.

Quando Pizzarotti ha vinto la gara avrà messo in conto che i tempi previsti per la realizzazione erano troppo stringati, i rischi di danni agli edifici interferenti, i problemi delle terre di scavo? Tutti questi problemi hanno provocato e provocheranno ritardi nello scavo delle gallerie, ritardi e problemi provocheranno aumento dei costi, questi incidono sulla remunerazione del costruttore oppure causano aumento dei costi per il committente; un copione già visto nell’agonia di Coopsette e di Condotte. Sarebbe bene ricordare che il costo di questa opera, partito da 1,2 miliardi, è arrivato ufficialmente a 2,735 miliardi; questo Comitato prevedeva di arrivare a 3 miliardi e fu accusato di terrorismo finanziario. Oggi siamo convinti che, con i problemi conosciuti, si sia già superata questa cifra.

Nel dibattito politico ci sarebbe da sollevare la coperta di ottimismo stesa da Giani su questa opera, constatare i molti aspetti di cui non rallegrarsi e quanto dannosa sia la politica delle infrastrutture che si vuol portare ancora avanti. Ma un po’ di cipria sulle magagne e un accordo sulle poltrone sarà garanzia di andare ancora avanti così, senza uno spiraglio per alternative.

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