Dalla stanza 36 dell’ospedale Meyer di Firenze una lettera di gratitudine di un ospite palestinese

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Pubblichiamo la lettera di ringraziamento che Ammar ha indirizzato a tutto il personale sanitario dell’Ospedale Meyer di Firenze per le cure prestate al figlio Issa, ricoverato e operato per la quinta volta per la ricostruzione delle ossa del cranio danneggiate dalle schegge di una granata israeliana a Khan Yunis, nella striscia di Gaza.

Dalla stanza 36… una lettera di gratitudine in cui le lacrime si mescolano alle parole.

Dalla stanza numero 36 del reparto di neurologia dell’Ospedale Meyer, scrivo queste righe con il cuore che trema tra il dolore che ha portato il mio bambino e la speranza che le vostre mani bianche hanno saputo creare.
Qui… dove l’essere umano vive i suoi momenti più fragili, ho trovato una forza che non sarebbe potuta venire se non da voi.

Rivolgo i miei più sinceri ringraziamenti alla direzione dell’Ospedale Meyer, a tutto il personale, all’equipe medica specializzata del reparto di neurologia, e accanto a loro al reparto psicologico, che è stato sostegno, compagno e un aiuto non meno prezioso della mano del medico.

In questo ospedale ho visto un’organizzazione che merita di essere insegnata, un ordine che infonde tranquillità e una pulizia che riflette il rispetto per la vita di ogni paziente.
Ho visto una dedizione che non si ferma mai… giorno e notte, e una sincera premura nel prendersi cura del mio bambino, Issa, dopo l’intervento di ricostruzione cranica.
Ogni passo, ogni parola, ogni sguardo è stato una lezione di umanità prima ancora che di scienza e professione.

Dal profondo del mio cuore… grazie.
GazaGrazie per la vostra assistenza medica, e ancor più grazie per il vostro sostegno psicologico, che ci ha sorretti quando stavamo per crollare.
Grazie per la vostra pazienza, per la vostra attenzione e per la vostra compassione che ha alleviato un po’ del nostro dolore.

Scrivo queste righe e le lacrime non si fermano…
Lacrime di gioia perché mio figlio è in mani sicure,
e lacrime di tristezza per le sofferenze che ha vissuto.

Eppure… la vostra presenza è stata il balsamo che ci ha restituito forza.

Grazie a voi in tutte le lingue della terra.
Dalla stanza 36… sarete sempre la luce.

3 commenti su “Dalla stanza 36 dell’ospedale Meyer di Firenze una lettera di gratitudine di un ospite palestinese”

  1. Antonino Prizzi

    Se dovessimo trovare un solo motivo valido per ripudiare le guerre lo troveremmo sicuramente nel guardare negli occhi i nostri piccoli, ed anche in quelli dei piccoli di altre specie, nel guardare tutte quelle creature, espressive al modo nostro o no, che hanno solo voglia di vivere, di ‘essere’. Di partecipare in modo naturale, al brulicare di vita sul Pianeta. Un brulicare in cui da sempre le sole vibrazioni incongrue e dannose vengono dagli strumenti di morte e distruzione che inventiamo, noi umani. Li inventiamo per sentirci grandi, onnipotenti. E magari ne inventiamo altri, per guarire i nostri stessi guasti, e sentirci ancora bravi e potenti… Un gioco perverso, “a somma zero” che ci ammalia e confonde.
    Abbiamo bisogno di conoscenza ma anche di senso del limite; di lavoro profondo e duraturo su di noi e nel sociale; di rispetto verso tutto, di amore verso tutto. Siamo di nuovo all’anno zero.

  2. Haytham Alhourani

    Una lettera che commuove e insegna. Il ringraziamento di Ammarè è la prova di quanto la cura autentica sappia trasformare dolore e paura in speranza. La dedizione del personale sanitario, umano e competente, è un esempio luminoso in un tempo ferito dal genocidio. Forza Issa, e grazie a chi ogni giorno fa rinascere la vita con il proprio lavoro.

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