@DigiunoGaza: dal Meyer il racconto della mobilitazione del personale sanitario per il popolo palestinese

  • Tempo di lettura:6minuti

La sanità non si imprigiona. Libertà per i sanitari palestinesi detenuti e per tutta la Palestina“ è il titolo dell’iniziativa degli operatori sanitari che si mobilitano per Gaza mercoledì 10 dicembre dalle ore 10 alle ore 19, davanti a tutti gli ospedali d’Italia. In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani esprimono ancora una volta la loro solidarietà per gli oltre 90 sanitari palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane. Dalle ore 17 alle ore 19 ci sarà una maratona online sul canale Youtube @DigiunoGaza con collegamenti da tutta Italia per il lancio della campagna a sostegno dell’ospedale Emergency di Al-Qarara nella Striscia di Gaza.

La manifestazione di mercoledì 10 dicembre, portata avanti dal personale che lavora negli ospedali, si inserisce in una mobilitazione che è iniziata quest’estate in Toscana e che, in pochi giorni, ha ottenuto una risposta positiva da parte degli operatori del Lazio e di altre Regioni, insieme ad associazioni e amministrazioni comunali per chiedere al Governo di sospendere gli accordi militari e la fornitura di armi ad Israele, oltre a domandare con urgenza il cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari per aiuti alimentari e sanitari alla popolazione di Gaza. “Ci opponiamo al genocidio con i nostri corpi e i nostri volti”, scrivevano sul forum, “Non possiamo restare in silenzio di fronte alla tragedia di Gaza, dove – dopo 22 mesi di guerra e oltre 60.000 vittime, tra cui moltissimi bambini – adesso si muore di fame”. Erano i giorni della morte di Marah Abu Zuhri, la giovane ragazza ricoverata all’ospedale di Pisa per malnutrizione. Israele ha dichiarato che Marah era affetta da leucemia; in realtà pesava 35 chili e aveva 20 anni. A Gaza non entra cibo, né medicine, né carburante: dall’inizio della guerra oltre 300 persone sono morte per fame, di cui 70 bambini.

Questa prima mobilitazione aveva visto la partecipazione di oltre 30 mila operatrici e operatori del Servizio Sanitario,  insieme a Sanitari per Gaza e BDS, per la Giornata nazionale di digiuno contro il genocidio palestinese che si era tenuta il 28 agosto. Il 9 agosto cominciavano a girare sui social le storie con l’hashtag #digiunopergaza. Nelle foto, fuori dall’Ospedale Mayer, c’era chi indossava il camice e chi invece, in jeans e maglietta, era in attesa di entrare in turno. Tuttə avevano in mano un cartello con la scritta “stop genocide”. L’11 Agosto si registravano già circa 1.600 adesioni. Nello stesso pomeriggio abbiamo raggiunto la dottoressa Vanessa Tabolli, specializzanda della scuola di anestesia e rianimazione, che ci ha raccontato della protesta. “Si tratta di una forma di manifestazione in cui i sanitari digiunano per ventiquattr’ore in solidarietà del popolo gazawi e dei colleghi sanitari in Palestina. Ci fotografiamo e facciamo un post con scritto: io digiuno per Gaza”, spiega Tabolli.

Perché avete scelto di diffondere le foto all’ora di pranzo?

“Nella cultura mediterranea la pausa pranzo è quel momento conviviale in cui ci si ferma, si prende respiro, ci si parla con calma prima di ripartire. Ma questa pausa non è concessa al popolo palestinese, non possono permettersi neanche questo”, spiega la dottoressa. E’ inoltre attiva una pagina Facebook dedicata che si chiama DIGIUNO G@Z@. “Da quello che sappiamo dai nostri colleghi, in Palestina c’è una grave carenza di materiale sanitario: dalle medicazioni ai farmaci, dagli antidolorifici agli anestetici e in casi di un intervento chirurgico bisogna farlo come si può”, prosegue Tabolli, che era adesso si trova in Africa per una missione con Emergency.  “In questa iniziativa sono coinvolte anche altre figure, come gli/le infermiere e gli/le operatrici sanitarie che hanno deciso di aderire. Nell’ambiente ospedaliero lavoriamo tuttə insieme per uno scopo unico”, conclude.

Nel frattempo abbiamo visto al cinema la storia di Hind Rajab, la bambina palestinese di sei anni, unica superstite nella macchina dello zio. “Gli altri sono morti o forse dormono”, diceva al telefono agli operatori della mezzaluna rossa. “Tu verrai a prendermi?”, chiedeva all’operatrice. Ma i paramedici sono stati assassinati poco dopo, insieme a lei. Per il diritto internazionale, bombardare gli ospedali è un crimine di guerra. Ma a Gaza, solo nei primi sei mesi di guerra, tra il 7 ottobre 2023 e l’inizio di aprile 2024, sono stati almeno 435 gli attacchi contro strutture o personale sanitario: una media di 73 attacchi al mese (OMS). Hind Rajab, la bambina di sei anni, è stata colpita da circa 335 proiettili, sparati dai carri armati israeliani. 

Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, l’aspettativa di vita a Gaza è crollata da 75,5 anni a 40,5 anni tra ottobre 2023 e settembre 2024 – un calo di 35 anni in un solo anno. Per gli uomini, il crollo è ancora più drammatico: da 73,6 a 35,6 anni. Il governo israeliano non ha solo ridotto l’accesso alle cure ma anche la capacità riproduttiva sia a livello fisico che psicologico. Le donne, in particolare, sono state un obiettivo degli attacchi israeliani: a inizio luglio donne e ragazze rappresentavano il 67% degli oltre 57mila palestinesi uccisi secondo le stime dell’Onu (UN Women).

Tra le richieste portate avanti dagli organizzatori del “Digiuno per Gaza” c’è l’adesione alla campagna di boicottaggio No TEVA promossa da BDS contro l’azienda farmaceutica israeliana TEVA per la risoluzione di contratti in essere o il declinare accordi futuri. Oltre alla richiesta rivolta alle ASL e alle Istituzioni sanitarie di adottare il documento “Statement by the European public health community on Gaza” firmato da The European Public Health Alliance (EPHA), European Public Health Association (EUPHA) e World Federation of Public Health Associations (WFPHA) con  l’impegno a contrastare il genocidio con le azioni di propria competenza. 

Cristiana Benucci, pediatra del Meyer, con cui siamo in contatto da luglio, ci racconta lo sviluppo dell’iniziativa iniziata durante la scorsa estate. “Il giorno precedente alla giornata nazionale del digiuno per Gaza del 28 agosto, ho sentito presentare l’iniziativa con una frase che mi ha colpito: ‘domani i lavoratori e lavoratrici della Sanità ci ricordano cos’è la cura digiunando per Gaza’. Questo è il senso della partecipazione: recuperare la pratica della cura a livello collettivo”. 

Dott.ssa Benucci, come si può uscire dal pensiero paralizzante?

“Non abbiamo tanti strumenti per fermare questo orrore ma restare in silenzio è esserne complici. Siamo partiti in pochi ma nel solo mese di Agosto il numero delle adesioni alla protesta è aumentato da mille a 30mila adesioni, questo ci ha fatto acquisire la consapevolezza che possiamo fare anche di più. È importante metterci la faccia e abbiamo dimostrato che il passaparola riesce a riunire tante risorse. Contiamo di aumentare il rumore e continuare a far pressione su chi ha il potere di far cessare il genocidio dei palestinesi”.

Mercoledì 10 dicembre, la rete di 30mila operatrici e operatori del sistema sanitario continua a digiunare per opporsi al genocidio e richiamare l’attenzione di cittadini, istituzioni e media. A questo link https://www.digiunogaza.it/ si trova anche un invito a partecipare perché “Digiunare è una forma di protesta, ma anche una forma di condivisione”.

The following two tabs change content below.
Dopo la laurea in Sviluppo economico e Cooperazione Internazionale, mi sono presa un anno sabbatico per Londra e poi l'India, infine per vedere i proiettili sui muri a Sarajevo. Tornata in Italia ho lavorato prima nei Centri di Accoglienza Straordinaria come insegnante L2 e operatrice legale, dopo nella scuola Secondaria di II° come docente di sostegno e di Filosofia e Scienze Umane. Da quest’esperienza nasce il mio blog “Lettera da un professionale” https://letteradaunprofessionale.wordpress.com/chi-sono/. Al momento sono dottoranda in Peace Studies presso La Sapienza con una ricerca sulle migrazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *